Conferme del ruolo causale delle malattie della tiroide sullo sviluppo della fibrillazione atriale

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Conferme del ruolo causale delle malattie della tiroide sullo sviluppo della fibrillazione atriale

Due articoli pubblicati su una rivista prestigiosa hanno valutato la relazione fra alterazioni della funzione della tiroide e sviluppo di fibrillazione atriale. I risultati hanno indicato una relazione causa-effetto fra le prime e la seconda.

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In una delle due ricerche sono stati selezionati 37.100 soggetti, in base a caratteristiche genetiche che indicassero un rischio elevato di aumento del TSH e di comparsa di fibrillazione atriale. Analizzando i dati relativi a questa casistica, si è osservato che l’aumentata concentrazione nel sangue di TSH, anche se il valore rimane nei limiti della norma, si associa a una minore probabilità di sviluppo della fibrillazione atriale. Tale evidenza si conferma anche dopo aver escluso dall’analisi le persone con una malattia della tiroide clinicamente evidente. Il principale autore di questo articolo ha commentato che, nel trattare le disfunzioni della tiroide, bisogna tener conto del fatto che i farmaci anti-tiroidei curando l’ipertiroidismo possono ridurre il rischio di fibrillazione atriale, mentre la terapia dell’ipotiroidismo, se non messa a punto correttamente, può aumentare la probabilità di sviluppo di questa alterazione del ritmo cardiaco. Un’altra ricerca, pubblicata nello stesso numero del 23 gennaio 2019 della rivista JAMA (Journal of American Medical Association, in italiano Giornale dell’Associazione Medica Americana), ha valutato 55.100 persone con fibrillazione atriale e 482.296 soggetti di controllo. Essa ha dimostrato che la presenza di un rapporto aumentato fra la concentrazione di FT3 e quella di FT4 nel sangue si associa a un elevato rischio di fibrillazione atriale. Nella stessa casistica, a valori di TSH nei limiti della norma e alla presenza di ipotiroidismo è corrisposta una minore probabilità di riscontrare fibrillazione atriale. Christina Ellervik, primo autore dell’articolo relativo a questa ricerca, ha segnalato che, differentemente da quanto si aspettava, non si è osservato nessun rapporto fra valori normali di FT4, determinato geneticamente, e fibrillazione atriale, mentre le concentrazioni nel sangue di TSH sono state un indice più attendibile di sviluppo di fibrillazione atriale.

Nello stesso numero della rivista JAMA, è stato pubblicato anche un editoriale di commento alle due ricerche. Il suo autore, Jason Roberts, ha segnalato che i risultati dei due studi hanno indicato che le forme subcliniche di ipertiroidismo e di ipotiroidismo meritano più attenzione di quella che finora hanno ricevuto nella pratica clinica. Il motivo è che, valutandole e curandole adeguatamente, si può anche prevenire la comparsa della fibrillazione atriale.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape

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