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Che effetti hanno le disfunzioni subcliniche della tiroide sull’apparato cardiovascolare?

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Che effetti hanno le disfunzioni subcliniche della tiroide sull’apparato cardiovascolare?

Ipertiroidismo e ipotiroidismo possono presentarsi in maniera clinicamente evidente o subclinica. In una revisione della letteratura si segnala che anche le forme subcliniche possono avere effetti negativi sull’apparato cardiovascolare.

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La funzione della tiroide influenza in maniera importante quella dell’apparato cardiovascolare. Fra le evidenze più comuni di tale relazione, c’è il rilievo delle variazioni della frequenza cardiaca in corso di iper- e ipotiroidismo. Infatti al primo si associa spesso un aumento della frequenza dei battiti e al secondo una riduzione. A questi effetti più facilmente rilevabili se ne aggiungono altri, come ad esempio quello che ha l’ormone T3 sulla composizione delle fibre muscolari che costituiscono il cuore e, di conseguenza, sulla sua capacità di contrarsi. Oltre che sul cuore, gli effetti dell’ormone della tiroide si osservano anche sui vasi, ad esempio a livello delle cellule endoteliali che tappezzano internamente tali strutture. Manolis e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura per fare il punto sulle attuali conoscenze circa gli effetti delle forme subcliniche delle disfunzioni della tiroide sull’apparato cardiovascolare. Mentre infatti sono meglio definite le influenze, su questo apparato, dell’ipertiroidismo e dell’ipotiroidismo clinicamente manifesti, meno chiari sono gli effetti delle rispettive forme subcliniche. Le prime sono comunemente poste in relazione con l’aterosclerosi, con la malattia coronarica, con l’insufficienza cardiaca, con le aritmie e con un aumento dei decessi da malattie cardiovascolari, rispetto a quanto di osserva nei soggetti eutiroidei. Dell’ipotiroidismo e dell’ipertiroidismo subclinici non sono diversi solo gli effetti finali sulla salute cardiovascolare, ma anche i meccanismi che li determinano. Secondo gli autori della revisione, una differenza fondamentale riguarda la presenza o l’assenza delle modificazioni della concentrazione nel sangue del TSH e l’altra fa riferimento ai diversi livelli di alterazione degli ormoni della tiroide. In termini di approcci terapeutici, alcune evidenze suggerirebbero benefici potenziali della cura delle disfunzioni subcliniche della tiroide in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari ma non c’è consenso su tale soluzione. Nonostante queste incertezze, sulla base dei risultati ottenuti in alcuni studi osservazionali, sono state formulate raccomandazioni al trattamento delle forme di ipotiroidismo subclinico con TSH superiore a 10 mIU/L e di ipertiroidismo subclinico di grado 2 con TSH inferiore a 0.1 mIU/L. Tali raccomandazioni si pongono l’obiettivo di ridurre il rischio di malattia e di decesso relativi all’apparato cardiovascolare.

Gli autori formulano l’auspicio che le informazioni raccolte nella loro revisione suscitino la giusta attenzione verso i rischi che le disfunzioni subcliniche della tiroide determinano a carico dell’apparato cardiovascolare. 

Tommaso Sacco

Fonte: Subclinical thyroid dysfunction and cardiovascular consequences: An alarming wake-up call? Trends in Cardiovascular Medicine, 2019 Mar 5. pii: S1050-1738(19)30029-5.