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Ipotiroidismo in gravidanza

Come si formula la diagnosi di ipotiroidismo durante la gravidanza?

Secondo le Linee Guida, un ipotiroidismo materno in gravidanza si conferma in presenza di una concentrazione di TSH nel sangue superiore al valore massimo dell’intervallo di normalità specificatamente previsto per la gravidanza. Ciò vuol dire che si dovrebbe disporre un valore massimo e uno minimo specifici per la gravidanza, o meglio ancora per il trimestre nel quale viene eseguito l’esame, e che il dato ottenuto deve rientrare nell’intervallo fra tali valori. Le Linee Guida aggiungono dettagli su come definire un intervallo di normalità di TSH per donne gravide e aggiungono che, se non si dispone di valori normali specifici, si può confermare l’ipotiroidismo se il TSH è superiore a 4.0 mU/L.

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Quali effetti negativi può determinare un ipotiroidismo clinicamente evidente in gravidanza?

Questa condizione può aumentare il rischio di nascita prematura, basso peso alla nascita, aborto e basso livello di intelligenza della prole.

Quali effetti negativi si possono associare a un ipotiroidismo subclinico in gravidanza?

Le ricerche hanno fornito, in merito, risultati contrastanti. In alcune, all’ipotiroidismo subclinico, si è correlato un maggiore rischio di complicazioni durante la gravidanza e in altre no. La giustificazione di queste contraddizioni dipende, tra l’altro, dai diversi valori ai quali si è fatto riferimento per definire l’aumento del TSH.

Le donne con ipotiroidismo clinicamente evidente durante la gravidanza devono essere trattate?

Numerosi studi di vario tipo hanno confermato gli effetti negativi dell’ipotiroidismo clinicamente evidente sulla gravidanza e sulla salute del feto. I dati disponibili confermano i benefici del trattamento di questa condizione durante la gravidanza.

Le donne con ipotiroidismo subclinico durante la gravidanza devono essere trattate?

Numerose ricerche di vario tipo hanno evidenziato il rischio di complicanze della gravidanza nelle donne con ipotiroidismo subclinico. D’altra parte, pochi studi hanno valutato l’efficacia della levotiroxina in questi casi. Le Linee Guida consigliano, in presenza di valori di TSH superiori a 2.5 mU/L, di valutare gli autoanticorpi anti-perossidasi. La somministrazione di levotiroxina dipenderà dalla combinazione delle alterazioni dei valori di autoanticorpi anti-perossidasi  e TSH.

Qual è l’approccio ottimale per curare l’ipotiroidismo nelle donne gravide?

La terapia dell’ipotiroidismo materno raccomandata dalle Linee Guida consiste nella somministrazione di levotiroxina per bocca. Altri prodotti, come quelli a base di T3 o di tiroide secca, non dovrebbero essere usati in gravidanza.

Qual è l’obiettivo, in termini di esami di laboratorio, della cura dell’ipotiroidismo nelle donne in gravidanza?

Coerentemente con quello che si fa nella popolazione generale, un obiettivo ragionevole è quello di ottenere una concentrazione di TSH nel sangue vicina ai valori normali più bassi previsti per il trimestre di gravidanza considerato. Se non si dispone di intervalli di normalità specifici si può mirare a ottenere livelli di TSH inferiori a 2.5 mU/L.

Quale percentuale di donne in cura con levotiroxina prima della gravidanza necessita di una modificazione della dose dopo il concepimento?

La percentuale varia dal 50 all’85% e la necessità di aumento della dose dipende dalla causa dell’ipotiroidismo. Fra una donna nella quale c’è stata un’asportazione della tiroide e una con tiroidite di Hashimoto è più verosimile che nella prima ci sia necessità di aggiustamento della dose e che l’entità dell’aumento della stessa sia maggiore. Anche i livelli di TSH precedenti al concepimento possono far prevedere necessità e ampiezza del cambio di dose. Per quanto riguarda i tempi, l’adattamento della dose va fatto il più presto possibile, dopo il concepimento, e l’obiettivo da porsi consiste nel mantenimento di una concentrazione normale di TSH nel sangue. Circa le modalità di incremento della dose, le Linee Guida forniscono ulteriori dettagli dei quali dovranno tenere conto i medici per individuare l’approccio migliore.

Come va adattata la dose di levotiroxina dopo il parto?

La necessità di aumenti di dosaggio di levotiroxina che possono essere richiesti durante la gravidanza viene meno con il termine della gravidanza stessa. Per questo motivo, dopo il parto la dose del farmaco dovrebbe essere ridotta fino a tornare ai livelli precedenti al concepimento. Secondo le Linee Guida, Il tutto dovrebbe comportare anche una verifica dei livelli di TSH nel sangue dopo sei settimane dal parto. D’altra parte, nel documento, si segnala che uno studio ha indicato che, in più del 50% delle donne con tiroidite di Hashimoto, dopo il parto si rende necessaria una dose superiore a quella assunta prima della gravidanza. La spiegazione di questo aumento del fabbisogno sarebbe una recidiva dell’infiammazione autoimmune della tiroide, caratteristica di quella malattia, ma che si ritrova anche in altre patologie sostenute da meccanismi di autoimmunità. In conclusione, le Linee Guida formulano la seguente raccomandazione: dopo il parto la dose di levotiroxina va riportata ai valori precedenti al concepimento e una verifica della funzione della tiroide, con opportuni esami di laboratorio, va fatta dopo sei settimane.

Vedere anche

Bibliografia

2017 Guidelines of the American Thyroid Association for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease during Pregnancy and the Postpartum; Thyroid.