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Esami strumentali

L’ultimo passo nel percorso di diagnosi delle malattie tiroidee dovrebbe essere costituito dagli esami strumentali. Uno di quelli di più comune esecuzione è l’ecografia, in quanto è semplice, innocuo e può dare molte informazioni importanti. Esso permette di definire forma e dimensioni della tiroide, presenza di noduli e cisti e vari aspetti della struttura dell’organo. In presenza di noduli o cisti si esegue l’agoaspirato, che consiste nella raccolta di campioni della lesione sospetta mediante un ago, che viene posizionato con l’aiuto dell’immagine ecografica, per valutarli al microscopio. Si tratta di un esame spesso impiegato per definire la natura benigna o maligna di una lesione.

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La scintigrafia è un esame che prevede la somministrazione di iodio o di tecnezio radiomarcati, cioè in grado di emettere radiazioni. Dopo la somministrazione di queste molecole, chiamate isòtopi, mediante un apposito dispositivo si valuta quanto essi vengono concentrati nella tiroide e se vi si distribuiscono in modo omogeneo o disomogeneo. Tanto più un’area della tiroide, o una lesione che si è formata nell’organo, sono “attive”, tanto più attirano (captano) isotopi al loro interno. Questo esame viene eseguito in varie forme di gozzo. Un altro esame che utilizza iodio radiomarcato è quello che prevede la somministrazione del radioisotopo e successive valutazioni della radioattività della tiroide dopo 2, 6, 24 e 48 ore. Anche questo esame si usa nella diagnosi del gozzo.

Alcuni tipi di radiografia (esami con raggi X) servono a verificare se malattie della tiroide determinano modificazioni della forma dell’esofago o della faringe, cioè del primo tratto rispettivamente dell’intestino e delle vie aeree.

Vedere anche in Strumenti Diagnostici