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Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?

Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?

L’ampiezza dell’intervento di tiroidectomia da eseguire nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide è ancora oggetto di dibattito. Molte Linee Guida hanno sostenuto la tiroidectomia totale come trattamento primario, da scegliere in prima istanza, in quasi tutti i casi di questo tumore quando ha dimensione maggiori di 1 cm e a prescindere dalla presenza di metastasi a linfonodi locali o a distanza. Questo approccio ha fatto riferimento a dati retrospettivi che suggerivano che la rimozione di ambedue le parti della tiroide, senza considerare l’eventuale localizzazione della neoplasia in uno solo dei lobi, fosse più efficace nel prevenire le recidive. Evidenze più recenti hanno dimostrato che, in casi a basso rischio, accuratamente selezionati, la sopravvivenza complessiva e quella relativa in particolare al carcinoma differenziato della tiroide, sono simili, sia che si proceda con la rimozione di un solo lobo, sia che si rimuovano tutti e due. Tenendo in considerazione tali recenti evidenze, i malati e i chirurghi dovrebbero valutare accuratamente benefici e rischi di una tiroidectomia totale o della sua versione parziale denominata lobo-istmectomia. La maggior parte dei tumori di questo tipo non è aggressiva e potrebbe essere affrontata con quest’ultimo tipo di intervento, ricordando pure che la percentuale di complicanze associata alla tiroidectomia totale non è irrilevante e che la possibilità di un secondo intervento è rassicurante, sia per il chirurgo che per il malato, riguardo all’esito finale della gestione del tumore. La scelta deve basarsi anche sul numero di operazioni di questo tipo, eseguite dal chirurgo, che è tanto più elevato quanto più egli è dedicato a questo campo della chirurgia. Infatti esiste una relazione fra l’elevato numero di operazioni sulla tiroide eseguite nel Centro e probabilità di successo nel singolo caso. Le raccomandazioni formulate a questo proposito sono:

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  1. La lobo-istectomia della tiroide è un trattamento chirurgico adeguato per i malati con sospetto carcinoma differenziato della tiroide di dimensioni minori o uguali a 1 cm, limitato da un punto di vista clinico a un lobo, senza evidenze di: diffusione al di fuori della tiroide o metastasi ai linfonodi o precedente radioterapia somministrata alla testa e al collo.
  2. La tiroidectomia totale è raccomandata in presenza di almeno una dalle seguenti evidenze: soggetti con carcinoma differenziato della tiroide di dimensioni superiori a 4 cm, localizzato in un solo lobo o presente in diverse sedi, con almeno una delle seguenti caratteristiche: metastasi ai linfonodi del collo rilevate alla visita durante l’intervento o ampia diffusione al di fuori della tiroide o presenza di metastasi a distanza della ghiandola.
  3. La tiroidectomia parziale (lobo-istectomia) o totale vanno proposte (come alternative) a malati con carcinoma differenziato della tiroide di dimensioni superiori a 1 cm e inferiori o uguali a 4 cm, senza evidenze cliniche o intraoperatorie di diffusione al di fuori della tiroide e senza metastasi ai linfonodi. La tiroidectomia totale andrebbe preferita per rendere possibile la cura con radioiodio e per aumentare l’accuratezza dei controlli, oppure quando richiesta dal malato.              

Vedere anche nella sezione Noduli e tumori della tiroide: i quesiti più frequenti e le risposte dalle linee guida italiane

  1. Quanto spesso i noduli della tiroide sono tumori?
  2. Quali caratteristiche del nodulo tiroideo suggeriscono la necessità di esami più approfonditi?
  3. Quanto è frequente il carcinoma differenziato della tiroide?
  4. In base a quali fattori, una volta individuato un nodulo, si decide per l’asportazione della tiroide?
  5. Quali informazioni fornisce l’ecografia della tiroide e del collo nello studio di un carcinoma differenziato della tiroide?
  6. Quali altri esami si eseguono per definire con precisione le caratteristiche del carcinoma differenziato della tiroide?
  7. Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?
  8. Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?
  9. Dopo un primo intervento di rimozione parziale della ghiandola per un carcinoma differenziato della tiroide, quando è necessario rimuovere la parte rimanente in un secondo tempo?
  10. In che cosa consistono e come si affrontano le metastasi occulte?
  11. Perché e quando si somministra il radioiodio per l’ablazione della tiroide?
  12. Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?
  13. Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?
  14. In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?
  15. Nelle persone che hanno risposto bene alle cure per il carcinoma differenziato della tiroide, si devono eseguire controlli e come?
  16. Quali controlli sono necessari nei casi di carcinoma differenziato della tiroide nei quali si verifica una persistenza della malattia?
  17. Nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide sottoposte a rimozione parziale della ghiandola, si devono eseguire controlli e come?
  18. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con radiodiodio per carcinoma differenziato della tiroide e come si gestiscono?
  19. Come si definisce la resistenza alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide?
  20. Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?
  21. Come si usa la levotiroxina nella gestione dei diversi quadri di neoplasie della tiroide?

Tommaso Sacco

Fonte: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies; Journal of Endocrinological Investigation, 2018 Jul;41(7):849-876.

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