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Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?

Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?

Il trattamento con radioiodio va eseguito, a norma di legge, in Ospedale, applicando specifiche procedure. Inoltre, alla dimissione, bisogna fornire, ai malati e alla loro famiglia, istruzioni scritte riguardo alle dosi limite alle quali può essere esposta la popolazione generale e circa le restrizioni specifiche per i familiari o i caregiver. Dopo la somministrazione di radioiodio, la fonte di radiazioni più importante per familiari, caregiver e popolazione generale, consiste nell’esposizione a raggi gamma ad alta energia emessi dalla persona curata con il radioisotopo. L’entità di tale esposizione dipende, a sua volta, dall’attività del radioiodio che rimane nell’organismo, dalla distanza alla quale un soggetto si trova rispetto alla persona trattata e alla durata dell’esposizione cioè al tempo speso vicino all’individuo che ha ricevuto il radioiodio. La seconda modalità di esposizione di familiari e di caregiver alla radioattività deriva dallo iodio 131 presente nelle secrezioni e nelle feci. La maggior parte dell’eliminazione del radioiodio avviene, nelle 48 ore successive al trattamento, attraverso le urine. In piccole quantità è eliminato con la saliva nella settimana che segue l’assunzione e in parte minore in altri fluidi corporei. Anche se la contaminazione con secrezioni e feci è molto meno importante dell’esposizione ai raggi gamma emessi dal malato trattato, si deve porre attenzione, in particolare, ai contatti con i bambini, nei quali la tiroide e gli altri tessuti sono più sensibili alle radiazioni. In gravidanza, non si può eseguire il trattamento con radioiodio per i danni che esso provocherebbe al feto e, dopo un trattamento con questo radioisotopo, si devono attendere almeno 6 mesi prima di un concepimento. Nel corso dell’allattamento, la concentrazione dello iodio nelle ghiandole mammarie è di circa 30 volte superiore a quella presente nel plasma. Per tale motivo l’allattamento deve essere interrotto in caso di somministrazione di iodio 131 per evitare, sia l’eccessiva esposizione delle ghiandole mammarie alle radiazioni, sia l’assunzione da parte del bambino di un latte con un’elevata concentrazione dell’isotopo. Nei maschi giovani, durante il trattamento con radioiodio, c’è una riduzione temporanea del numero degli spermatozoi e un aumento transitorio della concentrazione nel sangue di TSH. D’altra parte, se si somministra un’unica dose dell’isotopo, la funzione dei testicoli si normalizza in pochi mesi e il rischio di infertilità è quasi assente. Danni testicolari permanenti si sono osservati solo in casi trattati con dosi complessive particolarmente elevate di radioiodio. Nei malati con metastasi a distanza che possano richiedere dosi complessive elevate di iodio 131 e che siano in età riproduttiva, deve essere presa in considerazione una procedura di preservazione della fertilità, ad esempio con congelamento dello sperma. Rilevatori di emissioni di radiazioni installati in aeroporti, trasporti pubblici e altre sedi possono essere attivati da soggetti trattati con radioiodio fino a 95 giorni dopo l’assunzione dell’isotopo. Se è previsto un viaggio che comporti il transito da aeroporti o altri punti di passaggio fra Paesi diversi è opportuno che la persona che ha ricevuto lo iodio 131 porti con sè un modulo nel quale si specifica la data della somministrazione, la dose, il tipo di isotopo e il Centro presso il quale è avvenuta la somministrazione stessa.

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Le raccomandazioni formulate dalle Linee Guida italiane su questo argomento sono:

  1. Il trattamento del cancro della tiroide con radioiodio deve essere eseguito in un ambiente ospedaliero protetto, raccogliendo le escrezioni de malati.
  2. Alla dimissione, al malato e alla sua famiglia devono essere fornite informazioni e istruzioni sui comportamenti da tenere per rispettare i limiti di dose per la popolazione generale e le restrizioni relative a familiari e caregiver.  
  3. In particolare, le informazioni scritte da consegnare alla dimissione devono riguardare eventuali viaggi del malato, comportamenti in pubblico e in casa, ritorno al lavoro, gravidanza e contatto con sistemi di rilevazione delle radiazioni che ci possono essere ai confini, negli aeroporti e in altre aree pubbliche.
  4. La gravidanza è una controindicazione assoluta alla terapia con iodio 131. Essa deve essere ritardata di 6-12 mesi, rispetto all’assunzione di radioiodio. Se a essere trattato è stato il maschio di una coppia, il concepimento dovrebbe essere evitato nei 4 mesi successivi alla terapia con iodio 131.
  5. Le donne che allattano o hanno interrotto da poco l’allattamento non dovrebbero ricevere iodio 131. L’allattamento al seno dovrebbe essere interrotto almeno 6 settimane prima della somministrazione di radioiodio.

Vedere anche nella sezione Noduli e tumori della tiroide: i quesiti più frequenti e le risposte dalle linee guida italiane

  1. Quanto spesso i noduli della tiroide sono tumori?
  2. Quali caratteristiche del nodulo tiroideo suggeriscono la necessità di esami più approfonditi?
  3. Quanto è frequente il carcinoma differenziato della tiroide?
  4. In base a quali fattori, una volta individuato un nodulo, si decide per l’asportazione della tiroide?
  5. Quali informazioni fornisce l’ecografia della tiroide e del collo nello studio di un carcinoma differenziato della tiroide?
  6. Quali altri esami si eseguono per definire con precisione le caratteristiche del carcinoma differenziato della tiroide?
  7. Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?
  8. Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?
  9. Dopo un primo intervento di rimozione parziale della ghiandola per un carcinoma differenziato della tiroide, quando è necessario rimuovere la parte rimanente in un secondo tempo?
  10. In che cosa consistono e come si affrontano le metastasi occulte?
  11. Perché e quando si somministra il radioiodio per l’ablazione della tiroide?
  12. Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?
  13. Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?
  14. In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?
  15. Nelle persone che hanno risposto bene alle cure per il carcinoma differenziato della tiroide, si devono eseguire controlli e come?
  16. Quali controlli sono necessari nei casi di carcinoma differenziato della tiroide nei quali si verifica una persistenza della malattia?
  17. Nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide sottoposte a rimozione parziale della ghiandola, si devono eseguire controlli e come?
  18. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con radiodiodio per carcinoma differenziato della tiroide e come si gestiscono?
  19. Come si definisce la resistenza alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide?
  20. Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?
  21. Come si usa la levotiroxina nella gestione dei diversi quadri di neoplasie della tiroide?

Tommaso Sacco

Fonte: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies; Journal of Endocrinological Investigation, 2018 Jul;41(7):849-876.

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