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Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?

Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?

Il microcarcinoma papillare della tiroide ha una prognosi molto buona e la sua storia naturale è caratterizzata da un’evoluzione molto lenta. D’altra parte, poiché una minoranza di casi di questo tumore aumenta di dimensioni o si associa alla comparsa di metastasi nei linfonodi, sono raccomandati attenti controlli a lungo termine. Non è possibile distinguere a priori, rispetto alla maggioranza dei casi con andamento lento, il piccolo sottogruppo di persone con microcarcinomi papillari della tiroide che è a rischio di sviluppare metastasi locali o a distanza, sulla base di anamnesi, esame obiettivo, ecografia e prove di laboratorio. Se si sceglie di attivare una sorveglianza attiva del microcarcinoma della tiroide, si deve ripetere l’ecografia del collo ogni 6 mesi nei primi due anni e, successivamente, una volta all’anno. D’altra parte, le principali ragioni, per rivalutare una strategia di attesa, che fosse stata precedentemente decisa, sono: un aumento significativo delle dimensioni del nodulo o la presenza di un linfonodo sospetto non rilevato ai controlli precedenti. Esistono anche fattori di rischio che si associano a un andamento più rapido del tumore e a una sua recidiva. Essi sono: storia precedente di somministrazione di raggi al collo, estensione al di fuori della tiroide verificata con l’ecografia, un tipo di localizzazione definita subcapsulare o posteriore, presenza contemporanea del microcarcinoma della tiroide in diverse parti di uno stesso lobo o in ambedue i lobi, coesistenza di malattia di Graves, coinvolgimento sospetto di un linfonodo, caratteristiche aggressive delle cellule esaminate con la citologia e mutazione del gene BRAF, se disponibile. Le raccomandazioni formulate dalle Linee Guida italiane su questo aspetto sono:

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  1. anche se la terapia di scelta è la tiroidectomia, una strategia che comporta un “intervento non immediato” e una sorveglianza attiva può essere presa in considerazione per microcarcinomi papillari della tiroide in soggetti con queste caratteristiche:
    • alto rischio chirurgico
    • rifiuto dell’intervento
    • disponibilità a partecipare a studi clinici controllati
  2. si raccomanda di raccogliere la decisione del malato, in merito all’approccio da applicare, dopo aver discusso con lui i pro e i contro dell’intervento chirurgico e della sorveglianza attiva
  3. si raccomanda un’accurata valutazione clinica e citologica dei fattori indicativi dell’andamento aggressivo e della tendenza alla recidiva del microcarcinoma papillare della tiroide. In presenza di un sospetto di microcarcinoma papillare della tiroide sulla base dell’esito della citologia, per escludere che ci siano linfonodi con metastasi, si dovrebbero eseguire ripetute ecografie del collo per opportuna verifica.                                 

Vedere anche nella sezione Noduli e tumori della tiroide: i quesiti più frequenti e le risposte dalle linee guida italiane

  1. Quanto spesso i noduli della tiroide sono tumori?
  2. Quali caratteristiche del nodulo tiroideo suggeriscono la necessità di esami più approfonditi?
  3. Quanto è frequente il carcinoma differenziato della tiroide?
  4. In base a quali fattori, una volta individuato un nodulo, si decide per l’asportazione della tiroide?
  5. Quali informazioni fornisce l’ecografia della tiroide e del collo nello studio di un carcinoma differenziato della tiroide?
  6. Quali altri esami si eseguono per definire con precisione le caratteristiche del carcinoma differenziato della tiroide?
  7. Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?
  8. Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?
  9. Dopo un primo intervento di rimozione parziale della ghiandola per un carcinoma differenziato della tiroide, quando è necessario rimuovere la parte rimanente in un secondo tempo?
  10. In che cosa consistono e come si affrontano le metastasi occulte?
  11. Perché e quando si somministra il radioiodio per l’ablazione della tiroide?
  12. Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?
  13. Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?
  14. In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?
  15. Nelle persone che hanno risposto bene alle cure per il carcinoma differenziato della tiroide, si devono eseguire controlli e come?
  16. Quali controlli sono necessari nei casi di carcinoma differenziato della tiroide nei quali si verifica una persistenza della malattia?
  17. Nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide sottoposte a rimozione parziale della ghiandola, si devono eseguire controlli e come?
  18. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con radiodiodio per carcinoma differenziato della tiroide e come si gestiscono?
  19. Come si definisce la resistenza alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide?
  20. Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?
  21. Come si usa la levotiroxina nella gestione dei diversi quadri di neoplasie della tiroide?

Tommaso Sacco

Fonte: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies; Journal of Endocrinological Investigation, 2018 Jul;41(7):849-876.

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