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Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?

Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?

Il carcinoma differenziato della tiroide si riesce a trattare, e a guarire, nella grandissima parte dei casi con le cure specifiche di questa neoplasia, come la tiroidectomia e l’ablazione con radioiodio. In casi molto rari si impiegano anche la terapia oncologica sistemica. Questa dovrebbe essere iniziata quando si dimostra una progressione del carcinoma differenziato della tiroide o delle sue metastasi, in base a immagini radiologiche e secondo i criteri stabiliti dal Response Evaluation Criteria in Solid Tumors (RECIST) in italiano: criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi. In caso di ampia diffusione del tumore ed elevato rischio di compressione o infiltrazione di organi vicini, le cure oncologiche sistemiche possono essere iniziate anche in assenza di una vera e propria progressione dimostrata. Comunque, anche se la progressione della malattia o i rischi a essa correlati derivano da una singola lesione trattabile con un approccio selettivo, le cure oncologiche sistemiche sono indicate e fortemente suggerite. A oggi sono la prima scelta, nell’ambito di tali cure, i farmaci denominati inibitori della tirosinchinasi, in quanto la chemioterapia tradizionale, sia come singolo prodotto che come associazione di farmaci, non ha mai fornito benefici duraturi. Sorafenib e lenvatinib sono i due inibitori della tirosinchinasi oggi disponibili, che hanno dimostrato di migliorare significativamente, in confronto con placebo, la sopravvivenza senza progressione della malattia. Comunque, va tenuto conto del fatto che il prolungamento della sopravvivenza non è mai stato dimostrato in studi clinici, ma ciò non significa che questi prodotti non offrano vantaggi in termini di sopravvivenza. I risultati degli studi potrebbero essere stati condizionati da aspetti particolari dei metodi impiegati. Quando, durante la terapia con un inibitore della tirosinchinasi, si dimostra una progressione della malattia è indicato il passaggio a un altro prodotto dello stesso tipo, perché questo ha maggiori probabilità di essere efficace. Gli inibitori della tirosinchinasi sono citostatici e non citotossici, quindi se ne dovrebbe iniziare la somministrazione quando si rileva una progressione della malattia. D’altra parte, essi hanno anche un potente effetto anti-angiogenico, quindi possono ridurre i vasi che alimentano il tumore diminuendo anche le dimensioni di quest’ultimo. Questa azione può avere un impatto significativo anche su sintomi provocati da pressione su altri organi o infiltrazione degli stessi.       

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Sulla base di quanto sopra riportato, le Linee Guida formulano le seguenti raccomandazioni:

  1. Prima di selezionare la cura oncologica si devono eseguire verifiche rigorose per decidere se una o più lesioni tumorali sono trattabili con cure locali.
  2. Nei malati con neoplasia localmente avanzata, o metastatica, resistente al radioiodio, rapidamente progressiva, con sintomi significativi o con lesioni ipoteticamente fatali, nei quali non si possano usare terapie locali, si dovrebbe valutare la somministrazione di cure oncologiche sistemiche.
  3. I ruoli principali della terapia sistemica oncologica sono quelli di ridurre la velocità di crescita del tumore o quello di ridurre la sua diffusione, di migliorare la sopravvivenza senza progressione e, possibilmente, di controllare i sintomi della malattia.
  4. Oggi si dispone di due inibitori della tirosinchinasi, sorafenib e lenvatinib, che sono considerati come cure oncologiche sistemiche di prima linea per il carcinoma differenziato della tiroide avanzato, resistente al radioiodio e progressivo.
  5. La chemioterapia tradizionale non è più indicata in questo tumore, a eccezione dei casi nei quali gli inibitori della tirosinchinasi non possono essere usati o non sono efficaci.
  6. I malati con malattia metastatica resistente al radioiodio e stabile, senza sintomi, con una lenta progressione nel corso dei controlli e senza metastasi che mettano a repentaglio la vita, possono essere seguiti nel tempo con verifiche ad intervalli regolari di 3-12 mesi con specifici esami per immagini, eseguiti in corso di somministrazione di TSH.  

Vedere anche nella sezione Noduli e tumori della tiroide: i quesiti più frequenti e le risposte dalle linee guida italiane

  1. Quanto spesso i noduli della tiroide sono tumori?
  2. Quali caratteristiche del nodulo tiroideo suggeriscono la necessità di esami più approfonditi?
  3. Quanto è frequente il carcinoma differenziato della tiroide?
  4. In base a quali fattori, una volta individuato un nodulo, si decide per l’asportazione della tiroide?
  5. Quali informazioni fornisce l’ecografia della tiroide e del collo nello studio di un carcinoma differenziato della tiroide?
  6. Quali altri esami si eseguono per definire con precisione le caratteristiche del carcinoma differenziato della tiroide?
  7. Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?
  8. Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?
  9. Dopo un primo intervento di rimozione parziale della ghiandola per un carcinoma differenziato della tiroide, quando è necessario rimuovere la parte rimanente in un secondo tempo?
  10. In che cosa consistono e come si affrontano le metastasi occulte?
  11. Perché e quando si somministra il radioiodio per l’ablazione della tiroide?
  12. Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?
  13. Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?
  14. In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?
  15. Nelle persone che hanno risposto bene alle cure per il carcinoma differenziato della tiroide, si devono eseguire controlli e come?
  16. Quali controlli sono necessari nei casi di carcinoma differenziato della tiroide nei quali si verifica una persistenza della malattia?
  17. Nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide sottoposte a rimozione parziale della ghiandola, si devono eseguire controlli e come?
  18. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con radiodiodio per carcinoma differenziato della tiroide e come si gestiscono?
  19. Come si definisce la resistenza alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide?
  20. Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?
  21. Come si usa la levotiroxina nella gestione dei diversi quadri di neoplasie della tiroide?

Tommaso Sacco

Fonte: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies; Journal of Endocrinological Investigation, 2018 Jul;41(7):849-876.

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