Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?

In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?

La definizione del rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide è molto importante perché permette di stabilire la probabilità che la neoplasia si ripresenti nel singolo malato e che la sua evoluzione ne metta a rischio la salute e la vita e, quindi, in base all’esito di tale valutazione si decide la somministrazione della terapia con radioiodio, dopo la tiroidectomia totale o parziale. Quando si decide la prima cura del carcinoma differenziato della tiroide, il rischio di recidiva si può misurare solo facendo riferimento alle caratteristiche della persona che presenta il tumore e a quelle del tumore stesso. Nel corso della gestione del carcinoma differenziato della tiroide ci sono passaggi successivi nei quali si raccolgono informazioni indicative del rischio di recidiva: la verifica della risposta al primo trattamento o il rilievo di altre caratteristiche del tumore che, si manifestano nel corso della sua gestione. Gli autori delle Linee Guida spiegano che tenendo conto anche di questi riscontri nella valutazione complessiva, si ottiene una definizione “dinamica” del rischio che si aggiorna nel tempo, anche cambiando rispetto a quanto stabilito in precedenza. Ad esempio, un caso definibile inizialmente a basso rischio di recidiva, secondo i criteri dell’Associazione Americana della Tiroide (ATA), se, a un certo punto dell’evoluzione, presenta un coinvolgimento dei linfonodi del collo da parte del tumore, passa a un livello di rischio moderato o alto. Questo, ovviamente può comportare modificazioni della strategia di cura. Lo stesso vale per un malato definito, in base alle informazioni disponibili in partenza, a rischio elevato e che non presentando poi evidenze di malattia nel corso dei controlli è riclassificato come a basso rischio. La definizione dinamica del rischio è importante, perché evita un trattamento troppo potente nei casi che si rivelano a basso rischio, a prescindere dal profilo di rischio  e, viceversa, per quelli che mostrano solo in seguito un profilo di malignità che necessita di cure più efficaci. Per applicare l’approccio dinamico va definita accuratamente la risposta alla cura iniziale. Di seguito sono riportati i criteri proposti dalle Linee Guida:         

Potrebbe interessarti anche…

  1. Risposta eccellente: evidenze negative o non specifiche raccolte con esami che abbiano valutato funzione o aspetto degli organi coinvolti (tessuto tiroideo residuo e/o linfonodi) e soppressione della tireoglobulina con valori inferiori a 0.2 ng/ml in condizioni di base o inferiori a 1 ng/ml dopo stimolazione con TSH.
  2. Risposta biochimica incompleta: riscontri negativi dagli esami per immagini e tireoglobulina rilevabile in condizioni basali o dopo stimolazione o aumento degli anticorpi anti-tireoglobulina.
  3. Risposta strutturale incompleta: evidenze della presenza della malattia raccolte con esami che valutino funzione o aspetto degli organi coinvolti (tessuto tiroideo residuo e/o linfonodi), con qualsiasi livello di tireoglobulina e con o senza anticorpi anti-tireoglobulina.  

Sulla base di quanto sopra riportato, le Linee Guida formulano le seguenti raccomandazioni:

  1. Il sistema di definizione iniziale del rischio proposto dall’ATA, che comporta i livelli di rischio basso, intermedio e alto, è raccomandato per i casi di carcinoma differenziato della tiroide trattati con tiroidectomia.
  2. Dopo 6-12 mesi di verifiche dell’andamento del caso, la stima iniziale del rischio di recidiva dovrebbe essere modificata tenendo conto della risposta alla terapia iniziale.
  3. La stima del rischio dovrebbe essere ulteriormente modificata nel corso dei successivi controlli, in funzione dell’andamento clinico della malattia.

Vedere anche nella sezione Noduli e tumori della tiroide: i quesiti più frequenti e le risposte dalle linee guida italiane

  1. Quanto spesso i noduli della tiroide sono tumori?
  2. Quali caratteristiche del nodulo tiroideo suggeriscono la necessità di esami più approfonditi?
  3. Quanto è frequente il carcinoma differenziato della tiroide?
  4. In base a quali fattori, una volta individuato un nodulo, si decide per l’asportazione della tiroide?
  5. Quali informazioni fornisce l’ecografia della tiroide e del collo nello studio di un carcinoma differenziato della tiroide?
  6. Quali altri esami si eseguono per definire con precisione le caratteristiche del carcinoma differenziato della tiroide?
  7. Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?
  8. Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?
  9. Dopo un primo intervento di rimozione parziale della ghiandola per un carcinoma differenziato della tiroide, quando è necessario rimuovere la parte rimanente in un secondo tempo?
  10. In che cosa consistono e come si affrontano le metastasi occulte?
  11. Perché e quando si somministra il radioiodio per l’ablazione della tiroide?
  12. Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?
  13. Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?
  14. In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?
  15. Nelle persone che hanno risposto bene alle cure per il carcinoma differenziato della tiroide, si devono eseguire controlli e come?
  16. Quali controlli sono necessari nei casi di carcinoma differenziato della tiroide nei quali si verifica una persistenza della malattia?
  17. Nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide sottoposte a rimozione parziale della ghiandola, si devono eseguire controlli e come?
  18. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con radiodiodio per carcinoma differenziato della tiroide e come si gestiscono?
  19. Come si definisce la resistenza alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide?
  20. Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?
  21. Come si usa la levotiroxina nella gestione dei diversi quadri di neoplasie della tiroide?

Tommaso Sacco

Fonte: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies; Journal of Endocrinological Investigation, 2018 Jul;41(7):849-876.

Contatta l'esperto

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda
Iscriviti alla newsletter

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ricevi gli aggiornamenti

Iscriviti