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Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?

Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?

L’obiettivo dei controlli da eseguire nei 2-3 mesi successivi alla prima cura è quello di individuare il rischio di recidiva di ciascun soggetto, per capire chi è libero dalla malattia e richiede una sorveglianza meno serrata e chi, invece, ha una persistenza della neoplasia, che comporta ulteriori cure e controlli più capillari nei 6-12 mesi a seguire. Gli esami di primo livello per verificare la risposta al primo trattamento sono la misurazione della concentrazione della tireoglobulina nel sangue e l’ecografia del collo. Altre prove funzionali e per immagine sono considerate di seconda linea. I soggetti con tireoglobulina, basale o stimolata con TSH farmacologico, non rilevabile nel sangue e con negatività della ricerca di anticorpi anti-tireoglobulina, è probabile che siano liberi dalla malattia neoplastica,, con un rischio di presentare una recidiva vicino allo 0%. Se la concentrazione di tireoglobulina è molto bassa dopo la stimolazione con TSH farmacologico è molto ridotto anche il rischio di presenza della patologia dopo la cura. Certamente, la maggior parte dei malati con risposta incompleta o indeterminata alla cura rimane libera da alterazioni strutturali caratteristiche della malattia durante un periodo di controllo prolungato. Non sono stati stabiliti limiti precisi di concentrazione della tireoglobulina che corrispondano alla presenza sicura della malattia e, per questo, si fa riferimento più all’andamento nel tempo di questo parametro, che non al singolo valore. Se le concentrazioni tendono a diminuire, il rischio di recidiva è basso, mentre, se tendono ad aumentare, significa che si stanno sviluppando tessuto tiroideo o tessuto neoplastico. Proprio perché mancano limiti a cui fare riferimento, le Linee Guida raccomandano che, quanto meno, le misurazioni della tireoglobulina siano eseguite sempre nello stesso laboratorio e con lo stesso metodo di dosaggio. Devono essere prese in considerazione anche le concentrazioni nel sangue di TSH, perché piccole variazioni di questo ormone cambiano di molto i livelli della tireoglobulina. Il dosaggio degli anticorpi anti-tireoglobulina è necessario perché la loro presenza influenza la concentrazione nel sangue di tireoglobulina. Infine, l’ecografia del collo è utile, in particolare nei primi controlli dopo la cura, quando i risultati della misurazione della tireoglobulina sono più difficili da interpretare. Poiché la diffusione del cancro della tiroide o la sua recidiva iniziano di solito con un coinvolgimento dei linfonodi del collo, tali strutture vanno studiate con l’ecografia e, eventualmente, valutate più approfonditamente con l’ago aspirato. Le indagini per immagine di secondo livello sono riservate ai casi ad alto rischio di persistenza della malattia o in quelli con elevati livelli di tireoglobulina ed ecografia negativa.          

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Le raccomandazioni formulate dalle Linee Guida italiane su questo argomento sono:

  1. La visita iniziale di controllo, che ha l’obiettivo di definire la risposta alla prima terapia, dovrebbe essere eseguita fra 6 e 12 mesi.
  2. Nei casi sottoposti a tiroidectomia totale, associati a radioterapia o a terapia adiuvante, le verifiche di primo livello da eseguire sono: 1) misurazione della concentrazione nel sangue di tireoglobulina, durante l’assunzione di levotiroxina, eseguita con una metodica sensibile o dopo stimolazione con TSH farmacologico; 2) misurazione degli anticorpi anti-tireoglobulina nel sangue; 3) ecografia del collo.
  3. Esami funzionali o per immagine vanno presi in considerazione nei casi ad alto rischio di persistenza del carcinoma, quando la risposta alla cura non può essere classificata correttamente con gli strumenti diagnostici di primo livello.
  4. Nei malati con evidenze raccolte con l’ecografia del collo che facciano sospettare lesioni maligne, è raccomandata l’esecuzione di un esame citologico della biopsia raccolta con l’ago aspirato con dosaggio della tireoglobulina nel liquido di lavaggio dell’ago.

Vedere anche nella sezione Noduli e tumori della tiroide: i quesiti più frequenti e le risposte dalle linee guida italiane

  1. Quanto spesso i noduli della tiroide sono tumori?
  2. Quali caratteristiche del nodulo tiroideo suggeriscono la necessità di esami più approfonditi?
  3. Quanto è frequente il carcinoma differenziato della tiroide?
  4. In base a quali fattori, una volta individuato un nodulo, si decide per l’asportazione della tiroide?
  5. Quali informazioni fornisce l’ecografia della tiroide e del collo nello studio di un carcinoma differenziato della tiroide?
  6. Quali altri esami si eseguono per definire con precisione le caratteristiche del carcinoma differenziato della tiroide?
  7. Una volta definite le caratteristiche del tumore, che tipi di interventi chirurgici si possono eseguire?
  8. Quali soluzioni si possono adottare in presenza di un microcarcinoma papillare della tiroide?
  9. Dopo un primo intervento di rimozione parziale della ghiandola per un carcinoma differenziato della tiroide, quando è necessario rimuovere la parte rimanente in un secondo tempo?
  10. In che cosa consistono e come si affrontano le metastasi occulte?
  11. Perché e quando si somministra il radioiodio per l’ablazione della tiroide?
  12. Quali sono le misure da adottare quando si rende necessaria la terapia con radioiodio?
  13. Dopo un primo approccio terapeutico, chirurgico o con radioiodio, quali controlli vanno eseguiti e con quale frequenza?
  14. In base a quali informazioni e a quali dati si definisce il rischio di recidiva del carcinoma differenziato della tiroide?
  15. Nelle persone che hanno risposto bene alle cure per il carcinoma differenziato della tiroide, si devono eseguire controlli e come?
  16. Quali controlli sono necessari nei casi di carcinoma differenziato della tiroide nei quali si verifica una persistenza della malattia?
  17. Nelle persone con carcinoma differenziato della tiroide sottoposte a rimozione parziale della ghiandola, si devono eseguire controlli e come?
  18. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con radiodiodio per carcinoma differenziato della tiroide e come si gestiscono?
  19. Come si definisce la resistenza alla terapia del carcinoma differenziato della tiroide?
  20. Nel trattamento del carcinoma differenziato della tiroide si usano cure oncologiche?
  21. Come si usa la levotiroxina nella gestione dei diversi quadri di neoplasie della tiroide?

Tommaso Sacco

Fonte: Italian consensus on diagnosis and treatment of differentiated thyroid cancer: joint statements of six Italian societies; Journal of Endocrinological Investigation, 2018 Jul;41(7):849-876.

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