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Oftalmopatia tiroidea

Oftalmopatia tiroidea

L'oftalmopatia tiroidea, chiamata anche oftalmopatia Basedowiana, è una malattia autoimmune che si manifesta con l'esoftalmo, vale a dire con un'anomala sporgenza degli occhi. Questa alterazione è il risultato di processi infiammatori localizzati ai tessuti posti intorno all’occhio che, a loro volta, sono stati posti in relazione con un'infiltrazione dei tessuti stessi da parte di linfociti T.

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Nell’oftalmopatia tiroidea,  tali cellule rivolgono la loro azione di difesa contro proteine dei tessuti che circondano l’occhio attivando vari meccanismi caratteristici dell’infiammazione. Nella maggior parte dei casi, l’oftalmopatia tiroidea si associa a malattie della tiroide che determinano ipertiroidismo, come malattia di Graves e morbo di Basedow, ma a volte si osserva in casi di ipotiroidismo o di tiroidite di Hashimoto. Di solito si presenta in ambedue gli occhi, ma ne può interessare anche uno solo. Si rileva più spesso nelle femmine, che nei maschi, e in forma lieve. Il fatto che non si verifichi in tutte le persone con disfunzioni o malattie della tiroide, viene spiegato con la presenza, in alcuni soggetti, di fattori predisponenti, come caratteristiche genetiche specifiche, sesso femminile, età e fumo di sigaretta. Oltre al già citato esoftalmo, altre manifestazioni dell’oftalmopatia tiroidea sono: dolore, anche grave e che aumenta muovendo gli occhi, arrossamento e bruciore degli stessi al risveglio, secchezza e sensazione di corpo estraneo, lacrimazione anomala, vista doppia o annebbiata. In alcuni casi si osservano anche danni alle strutture dell’occhio o al nervo ottico. La diagnosi dell’oftalmopatia tiroidea si basa su un esame obiettivo, con misurazioni della sporgenza degli occhi. Per eventuali approfondimenti, si possono eseguire ecografia, risonanza magnetica e tomografia computerizzata. Fra le misure di prevenzione c’è l’abolizione del fumo di sigaretta. Le cure vanno dai colliri a base di lacrime artificiali a quelli contenenti farmaci ad effetto betabloccante, ai corticosteroidi. Nei casi più gravi si può ricorrere anche a interventi chirurgici. Nel gennaio 2020, la Food and Drug Administration ha approvato l’impiego clinico dell’anticorpo monoclonale teprotumumab nella cura dell’oftalmopatia tiroidea.

Tommaso Sacco

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