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Trattamento nell'ipertiroidismo

Trattamento nell'ipertiroidismo

Il trattamento dipende strettamente dalla causa dell’ipertiroidismo e può essere attuato con farmaci, molecole radioattive o interventi chirurgici.

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Alla chirurgia si ricorre prevalentemente in casi di gozzo di ampie dimensioni comparso in soggetti giovani, di adenomi tossici non controllati con i farmaci, quando l’ipertiroidismo è particolarmente grave e, ovviamente, in presenza di una lesione maligna.

Lo iodio radioattivo si usa nella malattia di Graves e risulta efficace, sicuro e raramente provoca effetti collaterali. E’ molto meno frequente il ricorso a questa terapia se cause dell’ipertiroidismo sono: un gozzo tossico multinodulare o un adenoma tiroideo solitario tossico. Lo iodio radioattivo può anche ridurre le dimensioni del gozzo.

Si definiscono farmaci anti-tiroidei le molecole che contrastano l’eccessiva secrezione degli ormoni da parte della tiroide. Fra i primi farmaci ad essere usati c’è il carbimazolo, ma in alcune condizioni gli si preferisce il propiltiouracile. Un effetto collaterale molto raro dei prodotti antitiroidei è la riduzione di numero dei globuli bianchi.

Oltre agli approcci specifici appena descritti, prodotti usati spesso nelle persone con ipertiroidismo sono:

  • betabloccanti: farmaci che bloccano recettori del sistema nervoso rimodulando gli effetti che esso ha su alcuni organi e si usano nell’ipertiroidismo perchè esso comporta, tra l’altro, un’aumentata velocità di trasmissione degli stimoli lungo le fibre nervose;
  • ansiolitici: prodotti impiegati per trattare l’ansia che, nell’ipertiroidismo aiutano a contrastarne gli effetti sul sistema nervoso.

Linee Guida dell'Associazione Americana della Tiroide

Le Linee Guida sull’ipertiroidismo pubblicate dall'Associazione Americana della Tiroide nel 2016, raccomandano che, una volta confermata la presenza di un ipertiroidismo e verificato che la causa è una Malattia di Graves, la persona che presenta tale quadro e il medico scelgano fra tre cure che possono risolvere il problema. E’ interessante che si affermi in maniera così esplicita che il malato deve partecipare alla scelta della soluzione. I tre approcci proposti sono: la somministrazione di radioiodio, il trattamento con farmaci antitiroidei o un intervento chirurgico. Negli Stati Uniti la terapia con radioiodio è stata la soluzione di gran lunga preferita per molti anni ma, di recente, si è notata una tendenza ad aumentare l’impiego di farmaci antitiroidei. Nel 2011, un’indagine eseguita presso gli specialisti ha indicato che il 60% usava il radioiodio come cura di prima scelta nelle forme non complicate di Malattia di Graves, rispetto al 69% registrato vent’anni prima. In Sud America, Giappone, Europa e quindi anche in Italia si tende a dare la preferenza ai farmaci antitiroidei. Sulla qualità di vita l’impatto delle tre cure non è differente e, secondo le Linee Guida non ci sono evidenze scientifiche a favore di un trattamento rispetto agli altri in generale.

Una volta confermata la diagnosi, quindi, malato e medico dovrebbero discutere pro e contro di ciascuna soluzione tenendo in considerazione aspetti logistici, benefici, tempi attesi per la guarigione e possibili limiti, effetti collaterali e costi. Da non sottovalutare gli aspetti logistici, in termini di accesso a servizi dove possono essere eseguiti i trattamenti. Si specifica anche che, se la scelta cadesse sull’intervento chirurgico, ci si dovrebbe orientare su chirurghi che abbiano un’ampia esperienza specifica di interventi sulla tiroide. In caso di difficoltà ad afferire a un Centro con queste caratteristiche, le Linee Guida raccomandano di considerare una soluzione non chirurgica. Infine, si specifica che la somministrazione a lungo termine dei farmaci antitiroidei per curare l’ipertiroidismo può essere valutata in casi selezionati.

Le Linee Guida propongono anche raccomandazioni per particolari situazioni. La terapia con radioiodio la consigliano in donne che pianifichino una gravidanza non prima di 6 mesi dopo averne terminato l’assunzione, in persone che hanno problemi di salute che aumentino il rischio relativo all’intervento chirurgico e in soggetti che in precedenza hanno subito interventi o somministrazione di raggi nella zona del collo. Lo stesso vale per chi ha difficoltà ad accedere a un Centro di chirurgia specializzato sulla tiroide o per chi non può assumere farmaci antitiroidei o non riesce a regolarizzare i livelli di ormoni della tiroide con queste cure. I farmaci antitiroidei sarebbero da preferire nelle persone con un’elevata probabilità di risoluzione del quadro, in caso di gravidanza, negli anziani e nei soggetti in cui la presenza di altre malattie complica la gestione delle cure. Anche la precedente somministrazione di radiazioni al collo e la difficoltà di accesso a chirurghi specializzati nella tiroide suggerirebbero questa soluzione, come anche la necessità di normalizzare rapidamente i livelli degli ormoni della tiroide. Fra le ragioni per preferire l’intervento chirurgico, ci sono la previsione di una gravidanza entro un periodo inferiore a 6 mesi, la presenza di gozzi di grande dimensione che comprimono gli organi del collo, la tendenza a concentrare poco il radioiodio nel gozzo, il sospetto o la certezza della presenza di un tumore maligno della tiroide e la presenza di noduli di grandi dimensioni, soprattutto se di diametro superiore a 4 cm.

Come si vede, la parte delle Linee Guida dedicata ai trattamenti valorizza molto il ruolo delle persone con ipertiroidismo e Malattia di Graves nella scelta delle soluzioni. Sarebbe bene che tale condivisione venisse applicata in tutti i casi. D’altra parte, gli aspetti da valutare sono tanti ed è indispensabile che il medico li tenga in considerazione tutti con grande attenzione, prima di proporre la cura che ritiene più appropriata.

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Tommaso Sacco

Fonte: American Thyroid Association Guidelines for Diagnosis and Management of Hyperthyroidism and other causes of Thyrotoxicosis; Thyroid, 2016.