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I noduli della tiroide

I noduli della tiroide

I noduli della tiroide sono di riscontro relativamente frequente. Secondo alcuni studi, il 5% delle donne e l’1% degli uomini che abitano in aree dove l’apporto di iodio è normale, presentano noduli individuabili con la palpazione del collo. Nelle ricerche che hanno impiegato l’ecografia per individuare i noduli, la loro frequenza ha raggiunto valori compresi fra il 19 e il 68%. L’individuazione dei noduli della tiroide è importante soprattutto perché una minima percentuale di essi consiste in neoplasie che, ovviamente, richiedono controlli e cure molto più aggressivi di quelli dei noduli sicuramente benigni. Le cause dei noduli non sono del tutto definite, anche se si ritiene che la loro formazione derivi dai processi di normale “manutenzione” o rimaneggiamento della struttura della tiroide. In sostanza, fenomeni di rimaneggiamento che avvengono nella ghiandola di qualsiasi soggetto, in alcuni evolvono verso la formazione di uno o più noduli. Questa “deviazione” dalla fisiologia sarebbe influenzata da una predisposizione individuale, trasmessa con i geni e può essere favorita da processi di infiammazione che coinvolgono la ghiandola. Alla presenza di noduli non necessariamente si accompagnano alterazioni della produzione di ormoni, che vanno ricercate con esami di laboratorio.

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La diagnosi dei noduli, oltre che sull’esame visivo e sulla palpazione del collo, si basa su esami strumentali come ecografia, agoaspirato con analisi del contenuto del nodulo e scintigrafia. Esami di laboratorio permettono di rilevare alterazioni della funzione tiroidea e segnali di processi autoimmunitari. In generale, la gestione dei noduli della tiroide varia in base alle loro caratteristiche, ma anche all’esperienza e al punto di vista del medico. All’asportazione chirurgica di un nodulo, sicuramente benigno, si ricorre quando le sue dimensioni danno luogo a fenomeni di compressione e ai sintomi conseguenti, precedentemente descritti. Se invece un nodulo benigno non crea questo tipo di problema, gli approcci possono essere due: aspettare, controllandolo nel tempo, o somministrare una terapia farmacologica. Nel primo caso si ripeteranno periodicamente una valutazione del nodulo con la palpazione, dosaggi degli ormoni ed eventualmente un’ecografia per verificare che struttura e attività del nodulo non cambino. Qualora queste verifiche lo suggerissero, si procederà ad un agoaspirato del contenuto del nodulo. In presenza di quadri specifici, si somministra levotiroxina con l’obiettivo di ridurre la secrezione di TSH da parte dell’adenoipofisi in modo da diminuire la stimolazione che questo ormone esercita sulla tiroide. Come detto, la scelta fra le diverse soluzioni dipende da vari fattori

Proprio per aiutare i medici a orientarsi fra i vari approcci relativi alla diagnosi e alla cura dei noduli, diverse Società Scientifiche hanno pubblicato, e aggiornano periodicamente, Linee Guida dedicate all’argomento. Quelle dell’Associazione Americana della Tiroide (American Thyroid Association: ATA) sono un riferimento per i medici di tutto il mondo. Si riporta di seguito una selezione delle raccomandazioni formulate nella più recente edizione delle Linee Guida dell’ATA per la gestione dei noduli e dei cancri differenziati della tiroide.

In questa sezione troverete anche:

Tommaso Sacco

Fonte: American Thyroid Association Management Guidelines for Adult Patients with Thyroid Nodules and Differentiated Thyroid Cancer: The American Thyroid Association Guidelines Task Force on Thyroid Nodules and Differentiated Thyroid Cancer; Thyroid. 2016 Jan, 26(1):1-133.