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Gozzo multinodulare

Per gozzo nodulare si intende un ingrandimento della tiroide costituito da nuovi follicoli raggruppati a formare strutture che alterano l’aspetto generale dell’organo. Le caratteristiche di un gozzo nodulare sono estremamente variabili e vanno dalla distribuzione di noduli microscopici, isolati o raccolti in grappoli nell’ambito dell’organo, che non lo modificano sensibilmente come dimensioni e forma, allo sviluppo di un unico grande nodulo o di più noduli di discrete dimensioni (gozzo multinodulare) facilmente individuabili palpando la tiroide. A questa variabilità di aspetto dei noduli si accompagna una sorta di continuità fra i fenomeni di normale “manutenzione” o rimaneggiamento della struttura della tiroide e i meccanismi di sviluppo dei noduli stessi. In sostanza, fenomeni di rimaneggiamento che avvengono nella ghiandola di qualsiasi soggetto, in alcuni evolvono verso la formazione di uno o più noduli. Non è possibile individuare una causa che determini i noduli del gozzo, ma sollecitazioni provocate da fenomeni di autoimmunità e dalle conseguenti alterazioni della secrezione di ormoni contribuiscono alla loro formazione. Secondo alcuni autori ci sarebbe la trasmissione di una predisposizione a sviluppare noduli trasmessa per via ereditaria.

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Alla presenza di noduli non necessariamente si accompagnano alterazioni della produzione di ormoni, ma esistono forme di ipertiroidismo Graves associate al gozzo multinodulare. La diagnosi dei noduli si basa su esami strumentali come ecografia, aspirazione del contenuto e sua analisi al microscopio e scintigrafia, oltre ovviamente ad esami di laboratorio per rilevare alterazioni della funzione. Per informazioni dettagliate sull’uso dei diversi esami, si rimanda ai seguenti aggiornamenti:

Al di là della gestione di eventuali ipertiroidismo o ipotiroidismo, l’approccio ai noduli della tiroide varia in base alle loro caratteristiche, ma anche all’esperienza e al punto di vista del medico. All’asportazione chirurgica di un nodulo, sicuramente benigno, si ricorre quando le sue dimensioni danno luogo a fenomeni di compressione e ai sintomi conseguenti precedentemente descritti. Se invece un nodulo benigno non crea questo tipo di problema, gli approcci possono essere due: aspettare, controllandolo nel tempo, o somministrare una terapia farmacologica. Nel primo caso si ripeteranno periodicamente una valutazione del nodulo con la palpazione, dosaggi degli ormoni ed eventualmente un’ecografia per verificare che non cambino struttura e attività del nodulo. Qualora queste verifiche lo suggerissero, si procederà ad un ago aspirato del contenuto del nodulo. In alternativa, si somministra levotiroxina con l’obiettivo di ridurre la secrezione di TSH da parte dell’adenoipofisi in modo da diminuire la stimolazione che questo ormone esercita sulla tiroide. Come detto, la scelta fra e l’altra soluzione dipende da vari fattori, ma le società scientifiche competenti hanno proposto Linee Guida per indirizzare gli approcci sulla base delle evidenze scientifiche disponibili.

Altri tipi di gozzo:

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