Diffusione delle malattie della tiroide nella popolazione

Diffusione delle malattie della tiroide nella popolazione

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Le malattie della tiroide sono molto frequenti nella popolazione e possono colpire soggetti di entrambi i sessi e di tutte le età, anche se sono più frequenti nelle donne (il 10% sviluppa un disturbo alla tiroide durante la propria vita), e nell’età medio-avanzata. Frequente è il riscontro di alterazioni tiroidee in più componenti della stessa famiglia. L’ ipotiroidismo, condizione nella quale la tiroide funziona poco a causa di una tiroidite o è stata asportata dal chirurgo, colpisce circa il 5% della popolazione italiana, con un impatto sulla salute e la qualità di vita che varia in relazione al grado di disfunzione e all’età e alla condizione del soggetto colpito, con una maggiore vulnerabilità e possibili maggiori danni se insorge in gravidanza o durante l’accrescimento.

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In particolare, l’ipotiroidismo congenito, che consiste in deficit dell’ormone tiroideo presente già alla nascita e interessa circa uno ogni 2.000-4.000 neonati, è importante riconoscerlo con lo screening neonatale e trattarlo precocemente per evitare danni permanenti allo sviluppo neuropsichico e fisico del bambino. Un’ampia fascia di popolazione, dunque, deve assumere terapia con ormone tiroideo perché la tiroide non ne produce a sufficienza e lo specialista endocrinologo deve assicurarsi, una volta fatta la diagnosi, che il paziente riceva la giusta quantità di ormone tiroideo per evitare problemi dovuti a insufficiente o, al contrario, eccessivo trattamento.

Nel caso dell’ipertiroidismo, cioè un eccesso di funzione della tiroide, è colpito circa l’1-2% della popolazione. Anche in tale caso sono importanti una diagnosi e una terapia precoci per i disturbi e gli effetti deleteri che l’eccesso di ormone tiroideo può provocare, in particolare a carico del cuore, soprattutto nel soggetto anziano o in chi ha già problemi cardiaci.

Un problema di rilievo nel nostro Paese è poi rappresentato dalla patologia nodulare tiroidea, causata soprattutto dall’insufficienteapporto di iodio, elemento che serve a produrre l’ormone tiroideo e che è poco rappresentato negli alimenti, in particolare in alcune zone del nostro Paese. La carenza di iodio porta ad un ingrandimento della tiroide chiamato gozzo e al possibile sviluppo di noduli nel 15-20 % della popolazione italiana (4-13% della popolazione in età scolare), con un picco del 40% nelle aree particolarmente iodio-carenti. È importante a tale proposito integrare l’apporto di iodio con l’uso del sale iodato. Il riscontro di noduli tiroidei, in particolare nelle donne e nell’età medio-avanzata, è divenuto quindi molto frequente, soprattutto negli ultimi anni anche in relazione all’uso estensivo dell’ecografia che consente di individuare anche noduli molto piccoli e spesso insignificanti. Tra questi noduli la maggior parte è di natura benigna e solo una piccola parte corrisponde ad un tumore e compito dello specialista endocrinologo è individuare i noduli da valutare per la possibile natura tumorale. Si è assistito ad un aumento anche della frequenza dei tumori della tiroide, in molti casi rappresentati da forme localizzate e poco aggressive; tale incremento viene attribuito in parte a fattori ambientali ma anche al maggiore impiego delle metodiche di indagine per immagini, soprattutto l’ecografia.

In conclusione, compito dell’Endocrinologo, il quale ha anch’egli a cuore la tiroide dei suoi pazienti e fa del suo meglio per fare la cosa giusta, sarà quello di

  1. Promuovere l’uso del sale iodato per prevenire gozzo e noduli tiroidei;
  2. Riconoscere precocemente e trattare adeguatamente con il giusto farmaco e alla posologia più corretta le disfunzioni della tiroide, soprattutto nei soggetti più vulnerabili, come i bambini, le donne in gravidanza, gli anziani;
  3. Impiegare l’ecografia solo nei contesti nei quali è giusto utilizzarla, ciò per evitare di diagnosticare piccole formazioni tiroidee spesso non importanti dal punto di vista clinico;
  4. Utilizzare l’ecografia soprattutto per selezionare i noduli da sottoporre ad agoaspirato perché presentano dei caratteri che possono essere compatibili con un tumore;
  5. Limitare il ricorso alla chirurgia e l’estensione dell’intervento chirurgico laddove indicato;
  6. Controllare nel tempo il paziente e fornirgli tutte le informazioni che riguardano la sua patologia tiroidea.
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