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Gli effetti degli ormoni tiroidei sull’intestino

Gli effetti degli ormoni tiroidei sull’intestino

Gli ormoni della tiroide influenzano il funzionamento dell’apparato digerente altrettanto in profondità quanto in altri organi e sistemi. I meccanismi attraverso i quali esercitano la loro azione sulle cellule sono sempre quelli descritti nella scheda dedicata. Il risultato di queste interazioni lo si vede anche in presenza di disfunzioni della tiroide in quanto ad esse si associano alterazioni delle funzioni dell’apparato digerente.

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Nel considerare i rapporti fra tiroide e apparato digerente, va inoltre ricordato che spesso alla tiroidite di Hashimoto, la causa più comune di ipotiroidismo, si associano malattie autoimmunitarie che coinvolgono organi di tale apparato: malattie infiammatorie croniche dell’intestino, cirrosi biliare primitiva, anemia perniciosa, diabete mellito e malattia celiaca.  Nell’ipotiroidismo si può alterare la motilità dell’esofago e, in particolare, dello sfintere esofageo inferiore cioè della parte di esofago che regola il passaggio dei contenuti verso lo stomaco e dallo stomaco. La pressione sviluppata in questa sorta di “valvola” è ridotta, come può diminuire l’ampiezza delle contrazioni delle pareti della restante parte dell’esofago. L’insieme di queste alterazioni favorisce lo sviluppo di un reflusso gastroesofageo patologico che migliora correggendo la ridotta funzione della tiroide. In alcuni soggetti con ipotiroidismo si riduce la produzione di acido da parte delle cellule parietali della mucosa dell’organo. In particolare nei casi di tiroidite di Hashimoto, si possono osservare anche meccanismi autoimmunitari che, danneggiando le cellule parietali, riducono la produzione di acido. Per quanto riguarda la motilità dello stomaco, l’alterazione che si può osservare nell’ipotiroidismo è il rallentamento dello svuotamento del contenuto dello stomaco verso il duodeno. Studi che hanno approfondito la valutazione dei meccanismi alla base di queste alterazioni, hanno dimostrato che esse non dipendono da problemi di trasmissione degli stimoli, ma piuttosto da una ridotta risposta delle cellule dei muscoli presenti nella parete dello stomaco agli stimoli che essi ricevono. D’altra parte, fenomeni simili si osservano, in presenza di ipotiroidismo, in cellule muscolari presenti in altri sistemi e apparati.

Tornando al rallentamento dello svuotamento dello stomaco, esso si traduce in una dispepsia che può presentarsi nelle persone con ipotiroidismo. Tale condizione migliora trattando l’ipotiroidismo. Una vera e propria stipsi, o comunque una riduzione del numero giornaliero delle evacuazioni, si può osservare nelle persone con ipotiroidismo, mentre è di riscontro molto più raro il megacolon, cioè un quadro caratterizzato da una dilatazione anomala del colon. Non sono stati definiti con precisione i meccanismi che legano questa alterazione alla ridotta funzione della tiroide. Infine, in alcune casistiche di persone con ipotiroidismo, si è rilevata una modificazione del microbiota, consistente in un aumento anomalo dei microrganismi che lo compongono. Tale quadro riguardava circa la metà dei soggetti e ad esso si associavano disturbi di vario genere, dal gonfiore addominale alla flatulenza, che non si sono risolti con il ristabilimento dell’eutiroidismo e hanno richiesto la somministrazione di antibiotici.

All’ipertiroidismo si possono associare diverse alterazioni della funzione di stomaco e intestino che si manifestano con sintomi di vario tipo: dolore addominale, vomito e diarrea sono fra i più frequenti. Riguardo a vere e proprie malattie gastrointestinali, l’anemia perniciosa e la colite ulcerosa possono presentarsi nelle persone con ipertiroidismo con una frequenza maggiore rispetto a quella riscontrabile in chi non presenta questa condizione.

Tornando alle disfunzioni gastrointestinali e ai loro sintomi, uno di essi è la disfagia, cioè la difficoltà a “mandare giù” il cibo. Circa la motilità dello stomaco e la secrezione di acido che avviene in questo organo, le evidenze raccolte sono contrastanti. Lo svuotamento del contenuto dello stomaco verso il duodeno dopo il pasto sembra essere accelerato, almeno per quanto riguarda la sua componente liquida. Nell’ipertiroidismo si può rilevare un aumento della frequenza delle evacuazioni e una vera e propria diarrea è stata osservata in un 30% di soggetti. Ricerche che hanno valutato i meccanismi alla base di queste modificazioni dell’alvo, hanno dimostrato che il transito dei contenuti lungo i diversi tratti dell’intestino è accelerato nei soggetti con ipertiroidismo. Inoltre, la diarrea, quando presente, si è risolta e il transito dei contenuti nell’intestino si è normalizzato curando l’ipertiroidismo. Alterazioni della funzione dell’apparato gastroenterico, riscontrate più raramente in persone con ipertiroidismo, sono l’eccessiva quantità di grassi nelle feci e l’intolleranza al lattosio. Il primo quadro è stato posto in relazione con un’eccessiva assunzione di alimenti ricchi di grassi e, infatti, la riduzione dei lipidi dalla dieta ha migliorato il quadro. Un altro rilievo interessante a questo proposito è stato che, curando l’ipertiroidismo, è diminuita l’assunzione di cibo in generale e anche la presenza di grassi nelle feci.

In conclusione, un corretto livello degli ormoni della tiroide contribuisce a mantenere il giusto equilibrio di:

  • motilità dello stomaco
  • secrezione dell’acido nello stomaco
  • Motilità intestinale
  • microbiota
  • digestione

Vedere anche in Gli effetti degli ormoni tiroidei

Tommaso Sacco

Fonte: Thyroid Hormone Regulation of Metabolism; Physiological Reviews, 2014 Apr; 94(2): 355–382.