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Stress e infertilità

Parere degli esperti |time pubblicato il
Stress e infertilità

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Lo stress è una risposta psicofisica a compiti di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivi da affrontare (definizione di State of Mind, importante giornale delle scienze psicologiche). Il medico austriaco Hans Seyle fu il primo a parlare di stress nel 1976, definendolo come una “risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso”. Lo stress può essere fisico o emozionale, acuto o cronico. Esempi di stress fisici sono malattie, viaggi, attività fisica intensa, ritmi di lavoro eccessivi; gli stress emozionali invece possono essere legati a cambiamenti di lavoro, decisioni importanti, lutti, matrimoni, esami e via dicendo.

Lo stress può compromettere il nostro benessere e in particolare può avere effetti negativi sulla fertilità, attraverso svariate influenze sul sistema nervoso autonomo [1] e sugli assi ormonali [2]. Recentemente si è posta l’attenzione sulla relazione fra stress e mitocondri. Per l’adattamento allo stress infatti è richiesta energia, che deriva principalmente dai mitocondri: essi sono organelli cellulari endocrini che forniscono energia per sostenere la risposta allo stress a livello molecolare, epigenetico e sistemico. Inoltre, metabolizzano i glicocorticoidi che a loro volta rispondono a mediatori dello stress a livello neuroendocrino e metabolico.

Per quanto riguarda gli ormoni, quelli implicati nello stress sono: il cortisolo, la prolattina, gli ormoni tiroidei, la leptina, l’insulina, gli androgeni e la vitamina D.

Il cortisolo è un ormone prodotto dal surrene; in risposta allo stress fisico vengono attivati il sistema nervoso autonomo e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che provocano un aumento dei livelli circolanti di cortisolo e catecolamine. In conseguenza il cortisolo inibisce la secrezione di GnRH attraverso l’attivazione dei neuroni dopaminergici nell’ipotalamo, e in tal modo viene compromessa la funzione ovarica. Il ritmo circadiano del cortisolo evolutivamente ha il significato di dare energia al nostro organismo nei momenti in cui più ne necessitiamo: infatti i livelli di cortisolo iniziano ad aumentare immediatamente dopo il risveglio e raggiungono il picco approssimativamente 30 minuti dopo, permettendoci di avere l’energia per iniziare la giornata. La condizione causata da esposizione cronica a situazioni stressanti è stata definita come affaticamento surrenalico, adrenal fatigue (AF): nel lungo termine, l’esposizione cronica a situazioni di stress riduce la capacità di attivazione dell’asse surrenalico. Nonostante il dibattito sull’AF sia tutt’ora molto acceso, è stato dimostrato che la somministrazione di basse dosi di pregnenolone possa migliorare l’adattamento surrenalico allo stress [4-6].

Prolattina. Si tratta di un ormone secreto dalle cellule lattotrope dell’ipofisi in risposta allo stress. Tant’è vero che quando essa viene dosata nel sangue, è raccomandato effettuare un prelievo basale e un secondo prelievo a venti minuti di distanza: in questi minuti è richiesto alla paziente di stare a riposo, seduta nell’ambulatorio. È noto che l’iperprolattinemia interferisce con la fertilità attraverso vari meccanismi. L’azione sicuramente più efficace nell’impedire l’ovulazione è dovuta all’inibizione svolta dalla prolattina sui neuroni secernenti GnRH, attraverso l’attivazione dei neuroni dopaminergici. L’inibizione dei neuroni GnRH secernenti riduce la secrezione delle gonadotropine (FSH e LH), indispensabili per la corretta funzione ovarica. La prolattina inoltre aumenta la produzione di androgeni a livello surrenalico, mentre a livello ovarico riduce l’aromatizzazione degli androgeni in estrogeni, con conseguente aumento del testosterone. La terapia dell’iperprolattinemia si basa su farmaci dopaminergici, come la bromocriptina o la cabergolina.

Ormoni tiroidei. In presenza di disfunzioni tiroidee, l’infertilità è legata da un parte all’alterato metabolismo degli androgeni a livello ovarico e surrenalico, e dall’altra all’aumento della dopamina a livello ipotalamico con conseguente inibizione del GnRH. Il dosaggio degli ormoni tiroidei va sempre effettuato nei casi di infertilità e può essere facilmente trattato farmacologicamente, con buon risultato sulla fertilità [7].

Leptina. La leptina è un ormone prodotto prevalentemente dalle cellule del tessuto adiposo. Alti livelli di leptina generano un’ipotalamo-resistenza che a sua volta produce un’alterazione della steroidogenesi ovarica. L’iperleptinemia è fortemente associata a obesità e sindrome metabolica che, a loro volta, influiscono sulla fertilità. L’ipoleptinemia è invece tipica di donne di peso marcatamente basso e agisce sull’ipotalamo in senso inibitorio, con riduzione dell’attività dei neuroni GnRH e una ridotta secrezione di gonadotropine [8].

Insulina. Elevati livelli di insulina sono tipici di donne con alterata tolleranza glucidica. L’iperinsulinemia a livello ipotalamico determina una caduta dell’attività dei neuroni POMC, con conseguente diminuito rilascio di GnRH. A livello ovarico le eccessive concentrazioni di insulina determinano un aumento della produzione di androgeni e un’inibizione della loro aromatizzazione in estrogeni, generando così un aumento del testosterone nel sangue e all’interno dei follicoli ovarici. L’iperinsulinemia può essere trattata mediante cambiamenti dello stile di vita (dieta e attività fisica) eventualmente associati al trattamento farmacologico con antidiabetici orali (come la metformina) o con sostanze insulino-sensibilizzanti (come l’inositolo).

Kisspeptina.È l’ormone-legame tra nutrizione e riproduzione. Infatti i segnali ormonali metabolici (leptina e insulina) influenzano i neuroni kisspeptinergici ipotalamici, che a loro volta regolano i livelli di GnRH, stimolatori della funzione ovulatoria.

Androgeni. Un eccesso di produzione androgenica surrenalica e/o ovarica genera alterazioni a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, con difficoltà ovulatorie. Il trattamento dipende dall’eziologia dell’iperandrogenismo: se si tratta di un’iperproduzione ovarica la terapia è basata su induttori dell’ovulazione, se surrenalica su desametasone a basse dosi.

Vitamina D. La carenza di vitamina D si esprime a livello ovarico con la soppressione dell’aromatasi, l’enzima che converte gli androgeni in estrogeni. Ne consegue un calo di estrogeni e progesterone e un aumento di FSH e LH. La carenza di vitamina D può essere agevolmente supplementata mediante analoghi per os per alcuni mesi, terapia che ha mostrato buona tolleranza e discreti successi riproduttivi.

Conclusioni

Lo stress può interferire con la fertilità attraverso una vasta serie di meccanismi di disregolazione ormonale che possono essere indagati ed efficacemente trattati. La stessa condizione di infertilità è un fattore di stress che porta anche a disturbi psicologici, come ansia e depressione. Questi ultimihanno noti effetti sulla salute e la qualità di vita che devono essere adeguatamente considerati e trattati [10].

Consigli pratici

È di primaria importanza adottare uno stile di vita sano, con un’attività fisica e mentale non eccessive, un’alimentazione equilibrata e mantenere un adeguato ritmo sonno-veglia. Per ridurre gli effetti psicologici negativi dello stress sull’organismo inoltre si consigliano programmi di sostegno, specialmente di tipo cognitivo-comportamentale, che possono migliorare il benessere e aumentare i tassi di gravidanza [10].

Dott.ssa Rosanna Fornaro - Specialista in Ostetricia e Ginecologia e in Patologia della Riproduzione Umana, Ospedale Macedonio Melloni, Milano

Bibliografia

  1. Rooney KL, Domar AD. The relationship between stress and infertility. Dialogues Clin Neurosci 2018;20(1):41-7.
  2. Mastorakos G, Pavlatou M. Exercise as a stress model and the interplay between the hypothalamus-pituitary-adrenal and the hypothalamus-pituitary-thyroid axes. Horm Metab Res 2005;37(9):577-84.
  3. Picard M, McEwen BS, Epel ES, Sandi C. An energetic view of stress: Focus on mitochondria. Front Neuroendocrinol 2018;49:72-85.
  4. Boggero IA, Hostinar CE, Haak EA, et al. Psychosocial functioning and the cortisol awakening response: Meta-analysis, P-curve analysis, and evaluation of the evidential value in existing studies. Biol Psychol 2017;129:207-30.
  5. Rector JL, Tay L, Wiese CW, Friedman EM. Relative sensitivity of cortisol indices to psychosocial and physical health factors. PLoS One 2019;14(4):e0213513.
  6. Cadegiani FA, Kater CE. Adrenal fatigue does not exist: a systematic review. BMC Endocr Disord 2016;16(1):48.
  7. Irwig MS, Fleseriu M, Jonklaas J, et al. Off-label use and misuse of testosterone, growth hormone, thyroid hormone, and adrenal supplements: risks and costs of a growing problem. Endocr Pract 2020;26(3):340-53.
  8. Kumari P, Jaiswar SP, Shankhwar P, et al. Leptin as a predictive marker in unexplained infertility in North Indian Population. J Clin Diagn Res 2017;11(3):QC28-QC31.
  9. Kalinichenko LS, Kornhuber J, Müller CP. Individual differences in inflammatory and oxidative mechanisms of stress-related mood disorders. Front Neuroendocrinol 2019;55:100783.
  10. Kiani Z, Simbar M, Hajian S, et al. The prevalence of anxiety symptoms in infertile women: a systematic review and meta-analysis. Fertil Res Pract 2020;6:7.


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