I nostri stili di vita: come influiscono sulla fertilità

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I nostri stili di vita: come influiscono sulla fertilità

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Alimentazione, attività fisica, “brutti vizi” come il tabagismo o l’eccessivo consumo di alcol e caffeina. Sono questi gli elementi principali sulla base dei quali si possono giudicare gli stili di vita di ognuno di noi, abitudini che hanno tutte un’influenza positiva o negativa anche sulla fertilità. Sono, infatti, sempre più numerosi gli studi scientifici che dimostrano come la salute di un individuo sia strettamente correlata al suo modo di vivere e le più recenti evidenze documentano come esso sia di fondamentale importanza in particolar modo per la propria capacità riproduttiva.

Iniziamo con lattività fisica: non deve essere né troppa, né troppo poca. È stato dimostrato, infatti, che le donne in sovrappeso che effettuano un’attività fisica regolare hanno tassi di gravidanza più elevati (39% vs 16%) e percentuali di bambini nati più alte (24,4% vs 7,4%) rispetto alle donne sovrappeso sedentarie quando si sottopongono a tecniche di fecondazione in vitro [1]. Questi risultati si sovrappongono a quelli di un altro studio che ha dimostrato come le donne che svolgono un’attività fisica moderata abbiano una maggiore percentuale di impianto (29,6% vs 19,4%) e probabilità di avere un bambino nato (47,6% vs 22,1%) rispetto alle più sedentarie [2]. Se però da una parte le evidenze scientifiche dimostrano che un’attività fisica moderata può aiutare la fertilità femminile, dall’altra mostrano come un eccessivo sforzo fisico quotidiano possa  essere invece controproducente. Uno studio condotto su circa 3887 donne sotto i 45 anni ha riportato un’associazione significativa tra esercizio fisico intenso e subfertilità [3]. Allo stesso modo, uno studio prospettico condotto su 2232 donne ha riportato che donne che riferivano di praticare attività fisica per 4 o più ore alla settimana da un anno o più prima della fecondazione in vitro avevano quasi tre volte più probabilità di subire l’annullamento del ciclo, il doppio delle probabilità di avere un fallimento dell’impianto o un’interruzione di gravidanza e il 40% in meno di probabilità di avere un bambino nato rispetto alle donne che non praticavano attività fisica [4]. Questo accade perché le donne che si allenano in modo intenso generano un importante dispendio energetico che impatta negativamente sul mantenimento della funzionalità ovarica, motivo per cui spesso nelle donne molto sportive si verifica un’interruzione del ciclo mestruale. Inoltre, l’attività fisica molto pesante aumenta i livelli di cortisolo, noto come l’ormone dello stress, che potrebbe avere un ruolo nell’eziopatogenesi della subfertilità, agendo sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene [5]. È da considerare, però, che le donne che praticano un’intensa attività fisica spesso presentano un consumo energetico inferiore a quello che ci si aspetterebbe, ossia mangiano meno di quanto dovrebbero per il tipo di attività svolta e, spesso, presentano problemi di malnutrizione o disturbi del comportamento alimentare [6]. Dunque, sembrerebbe che in questi casi la soluzione migliore sia quella di suggerire a questa tipologia di pazienti non tanto di smettere di praticare attività fisica, quanto di mangiare di più e meglio. È stato dimostrato, infatti, che è possibile ripristinare sia la pulsatilità dell’LH (che spesso nelle pazienti in amenorrea viene meno) [7] sia i cicli mestruali regolari aumentando l’introito calorico senza la necessità di smettere l’attività fisica [8].

Fra le altre abitudini da tenere sotto controllo ai fini di proteggere la propria fertilità vi è il consumo di caffeina: si tratta di uno stimolante del sistema nervoso centrale ed è stato dimostrato che l’abuso può influire sulla salute riproduttiva, agendo sui livelli degli ormoni circolanti. Diversi studi hanno documentato che un’eccessiva assunzione di caffeina è correlata a bassi livelli di estrogeni [9,10], fenomeno che potrebbe essere dovuto al fatto che la caffeina e l’estradiolo sono entrambi metabolizzati dall’enzima epatico CYP1A2 [11,12], ma anche dal fatto che chi consuma maggiormente caffeina presenta aumentati livelli di una proteina che lega gli ormoni sessuali chiamata SHBG (sex hormone building protein) e che li trasporta in forma inattiva nel circolo sanguigno [13-15]. Inoltre, è stato dimostrato che il caffè, oltre alla caffeina, contiene numerose altre sostanze bioattive tra cui lignani e isoflavonoidi, entrambi appartenenti alla famiglia dei fitoestrogeni, che hanno grande affinità per il recettore degli estrogeni e che possono agire come interferenti endocrini [16]. Infine, è stato riportato da una recente metanalisi che un consumo elevato di caffeina nella fase pre-concepimento è associato a un significativo aumento del rischio di aborto spontaneo (SAB),e che tale rischio aumenta all’aumentare della dose complessiva di caffeina al giorno, pari a 1,37 (rischio relativo) per 300 mg caffeina al giorno, e 2,32 (rischio relativo) per 600 mg caffeina al giorno [17]. Un dato confermato da uno studio successivo alla metanalisi condotto su ben 11.072 donne: rispetto alle donne che non avevano assunto caffè prima della gravidanza, le donne che hanno consumato ≥4 porzioni al giorno di caffè avevano un aumento del 20% del rischio di aborto spontaneo [18].

È ormai noto, e confermato da diversi studi epidemiologici, come anche il fumo abbia un impatto dannoso sulla fertilità delle donne, sia quando si parla di concepimento naturale sia quando si affronta un trattamento di fecondazione assistita. È stato dimostrato, infatti, che nelle fumatrici l’incidenza dell’infertilità è maggiore rispetto alle non fumatrici [19]. Inoltre, il fumo è associato a un aumento di aborto spontaneo, in caso di concepimento sia spontaneo sia assistito [20-22], e di gravidanza extrauterina [23]. L’abitudine della sigaretta sembra influire negativamente anche sulla recettività endometriale. Infatti, la letteratura riporta che nel caso di fecondazione assistita con donazione di ovociti le pazienti fumatrici hanno tassi di gravidanza inferiori rispetto alle non fumatrici [24] e che le donne fumatrici presentano uno spessore dell’endometrio inferiore rispetto alle non tabagiste il giorno del transfer embrionale [25]. È stato dimostrato che le fumatrici richiedono il doppio dei tentativi di fecondazione assistita rispetto alle non fumatrici per l’ottenimento della gravidanza [19]. Infine, si è visto che il fumo può accelerare la perdita della funzione riproduttiva della donna, anticipando la menopausa di ben 1-4 anni [26].

Passiamo al consumo di alcol: quello che sembra emergere dagli ultimi studi condotti è che l’assunzione di alcolici nel periodo preconcezionale ha un effetto negativo sulla fertilità. Questa sostanza, infatti, può interferire con il funzionamento delle ghiandole che regolano la produzione degli ormoni sessuali e causare una significativa riduzione della fertilità femminile. In una recente review della letteratura effettuata su 19 studi che hanno coinvolto 98.657 donne in età riproduttiva, è emerso che, rispetto alle non bevitrici, le donne che consumano una bassa quantità di alcol (<12,5 g/giorno) presentano l’11% di riduzione della fertilità, mentre coloro che ne consumano una quantità medio-alta (>12,5 g/giorno) presentano una riduzione del 23% [27]. Inoltre, le donne che consumano alcol immediatamente prima dell’inizio (e durante) un trattamento di procreazione medicalmente assistita presentano un aumento del rischio di aborto spontaneo e una riduzione della probabilità di rimanere incinte, nonostante un’assunzione di alcol relativamente bassa [28], e le donne che consumano più di 50 g di alcol alla settimana presentano livelli di estradiolo più bassi e minori percentuali di fertilizzazione [29].

Quanto al peso corporeo, sia le donne in sovrappeso, ossia con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 25, sia le donne sottopeso, ossia con BMI <18,5, sembrano avere un rischio simile di infertilità [30]. Ad esempio, è stato dimostrato da uno studio condotto su 1950 donne che sia donne sovrappeso (BMI >25) sia sottopeso (BMI <18,5) presentavano una ridotta fertilità [31]. Per le donne sottopeso, è stato ad esempio dimostrato che impiegano quattro volte più tempo per ottenere una gravidanza rispetto alle donne normopeso: in media 29 mesi rispetto a 6,8 mesi [30].

Inoltre, una recente revisione sistematica della letteratura ha mostrato come l’associazione tra BMI, esercizio fisico e ovulazione sia a forma di U: le donne poste agli estremi (sedentarie con BMI alto e sovra-allenate con BMI basso) hanno le stesse probabilità di soffrire di disturbi ormonali e disturbi del ciclo mestruale [32]. Il principale meccanismo attraverso il quale BMI influenza la fertilità è causando disfunzioni del ciclo ovarico e anovulazione. Altri meccanismi ipotetici implicano l’impatto negativo che il BMI ha sulla qualità degli embrioni e sulla recettività endometriale. Nella maggior parte di casi, si tratta di effetti causati da alterazioni degli assi ipotalamo-ipofisi-gonadi e somatotropo, leptino- e insulino-resistenza, iperinsulinemia/glicemia/trigliceridemia/androgenismo, stati di infiammazione cronica e aumentati livelli di stress ossidativo e lipotossicità [33,34].

Per quanto riguarda le percentuali di successo in seguito a fecondazione in vitro, una recente metanalisi condotta su 21 studi ha riportato da una diminuzione della probabilità di ottenere bambini nati vivi nelle donne obese (BMI ≥30) rispetto alle donne di peso normale (BMI 18,5-24,9). Inoltre, l’analisi di sottogruppi di popolazioni ha dimostrato che la prognosi era più sfavorevole quando l’obesità era associata alla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e che l’origine dell’ovocita (da donatore oppure della donna stessa) non cambiava il risultato, a indicare come una condizione di sovrappeso abbia un impatto significativo anche sulla ricettività endometriale [35]. Tale risultato è confermato e ampliato da un recentissimo studio che ha mostrato che le donne obese hanno una maggior probabilità di avere un aborto in seguito al trasferimento di un embrione euploide, escludendo dunque che la probabilità dell’aborto risiedesse in un problema di natura cromosomica [36].

In questo senso è quanto mai importante seguire la giusta alimentazione quando si vuole concepire. È stata ampiamente dimostrata dalla ricerca la correlazione tra dieta mediterranea e fertilità: se si adotta questo regime alimentare e si mangiano meno cibi spazzatura “fast food” si possono accorciare in modo significativo i tempi necessari all’ottenimento di una gravidanza [37,38]. Inoltre, diversi studi hanno sottolineato il ruolo chiave del pesce per l’ottenimento di una gravidanza, in particolare se contenente grassi polinsaturi omega-3 [39,40]. Un altro aspetto importante è quello relativo dall’omeostasi del glucosio e della sensibilità all’insulina: gli studi hanno evidenziato, infatti, che un eccesso di zuccheri interferirebbe con la funzione ovarica [41], nello specifico, con la produzione ovarica di androgeni, confermando il loro ruolo degli zuccheri nella patogenesi della subfertilità in generale [42] e, in particolare, nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico [43].

Anche durante un percorso di fecondazione assistita, l’alimentazione sembra avere un ruolo importante per l’ottenimento di una gravidanza [44-46]; è stato riportato, infatti, che anche in questo caso una dieta di tipo “mediterraneo” (verdure e oli vegetali, pesce e legumi, scarsa assunzione di snack) prima e durante un percorso di fecondazione assistita è associata a una maggiore probabilità di gravidanza, correlazione che invece non sembra esserci con una dieta “salutare”, con alimenti poco processati (ad es., frutta, verdura, legumi, cereali integrali e pesce, bassa assunzione di maionese, snack e carne) ma comunque non di tipo “mediterraneo”. Questo mette in luce il ruolo chiave dell’olio extravergine d’oliva, uno degli alimenti cardine della dieta mediterranea, per la fertilità.

Consigli

In conclusione, ecco alcuni consigli pratici per le donne alla ricerca di una gravidanza: scegliere un’attività fisica moderata come ad esempio lo yoga, perfetto non solo per tonificare la muscolatura, migliorare l’elasticità del corpo e la postura, ma anche per facilitare la circolazione sanguigna, l’ossigenazione degli organi e favorire la loro funzione e detossificazione; limitare il consumo di caffeina giornaliero a 200 mg, pari a 2 caffè al giorno, così come raccomandato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) per le donne che desiderano concepire, prestando attenzione non solo alle tazzine di caffè ma anche agli altri prodotti che possono contenere caffeina come gli energy drinks. Come raccomandato anche dall’American Society for Reproductive Medicine, le donne che cercano una gravidanza dovrebbero inoltre, assolutamente, smettere di fumare e cercare di evitare l’esposizione al fumo passivo che può essere nocivo quanto il fumo attivo [26] non solo per avere maggiori probabilità di concepire, portare a termine la gravidanza e tutelare la salute della mamma, ma anche per tutelare la salute futura del bambino, riducendo di gran lunga il rischio di morte in culla (Sids) [47]. Ancora, poiché non esistono livelli di consumo alcolico privi di rischio, le donne che sono alla ricerca di una gravidanza dovrebbero cautelativamente astenersi dal bere alcol. Anche ritrovare il peso-forma aiuta la fertilità: in caso di condizioni di sovrappeso o sottopeso, è buona norma evitare le diete fai da te e rivolgersi a un nutrizionista esperto per ritrovare il peso ideale prima di iniziare la ricerca di una gravidanza, sia spontanea sia mediante procreazione assistita.

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