Durata breve del sonno e peso corporeo

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Durata breve del sonno e peso corporeo

Studi dedicati e revisioni della letteratura hanno valutato la relazione fra durata del sonno e abitudini alimentari. I risultati hanno indicato che il sonno troppo breve, se protratto nel tempo, può contribuire allo sviluppo di sovrappeso e di obesità.

Durate del sonno comprese fra 7 e 9 ore per gli adulti e fra 7 e 8 ore per le persone oltre i 65 anni sono considerate necessarie per il mantenimento della salute. Quando le durate si riducono a meno di 6 ore per i primi e a 5-6 ore per le seconde, sono considerate insufficienti. La media della durata riportata dai soggetti adulti suggerirebbe che tali indicazioni sono seguite sempre meno. Infatti se in un’indagine fatta nel 1998 solo il 12% dei cittadini adulti degli Stati Uniti ha riferito di dormire meno di 6 ore, in tempi più recenti la frequenza del problema è aumentata. Lo studio NHANES ha stimato che, tra il 2007 e il 2010, fino al 37.3% degli americani di età ≥ 20 anni riferiva di dormire 6 ore o meno, mentre solo il 60.4% aveva una durata del sonno coerente con il sopracitato intervallo di 7-9 ore. Una serie di studi su ampie casistiche ha dimostrato una relazione statisticamente significativa fra breve durata del sonno e aumento del peso, sia nei bambini che negli adulti. Oltre al peso tendono ad aumentare la circonferenza della vita e la percentuale di grasso nell’organismo. Poche ore di sonno sono state poste in relazione, in ricerche specifiche, anche con malattie cardiovascolari in generale e, in particolare, con ipertensione, diabete di tipo 2 e rischio di decesso da qualsiasi causa. Partendo da questa base di conoscenze, Liu e colleghi hanno analizzato la relazione tra durata del sonno e Indice di Masa Corporea in una casistica raccolta raccolta nel Wisconsin (Stati Uniti). Le informazioni registrate nel diario del sonno sono state incrociate con i valori di Indice di Massa Corporea di 784 adulti, per il 47% di sesso femminile e di età media 51.1±8.0 anni di età. I maschi con una durata più breve del sonno nei giorni feriali avevano in IMC significativamente più elevato (β = -0.90 kg/m2/ora di sonno in meno, errore standard = 0.34; p = .008). C’è stato un aumento più rapido dell’IMC nei soggetti che avevano differenze più ampie tra la durata del sonno nei giorni feriali e quella dei giorni del fine settimana, sia maschi (β = 0.033 kg/m2/anno per differenza di ora, errore standard = 0.017; p = 0.044), che femmine (β = 0.057 kg/m2/anno per differenza di ora, errore standard = 0.027; p = 0.036). Questi risultati sono coerenti con le evidenze raccolte da una precedente revisione della letteratura, che avevano dimostrato la relazione fra riduzione delle ore di sonno e aumento di peso da vari punti di vista. Numerosi articoli pubblicati hanno riportato dati epidemiologici che hanno confermato che chi dorme poco ha un introito di calorie più elevato. Ad esempio, in una ricerca si è osservato che chi dormiva 5-6 ore per notte, aveva un maggiore introito calorico giornaliero: 2201 chilocalorie. Un altro filone di ricerca ha valutato la relazione fra durata del sonno e variazione della qualità della dieta. Tra i riscontri raccolti c’è quello di un aumento dell’assunzione di grassi da parte di persone che dormivano meno di 5 ore per notte. Un’altra relazione esplorata dalle ricerche è quella fra sonno e regolarità dei pasti. Poche ore di sonno si sono associate con un numero di pasti varabile, con l’abitudine a fare spuntini tra un pasto e l’altro e con la consuetudine a mangiare fuori casa. Sono state fatte ricerche anche per individuare i meccanismi alla base della relazione fra durata del sonno e dieta e si è osservato che si altera la secrezione di ormoni come leptina e ghrelina, coinvolti nella regolazione dell’assunzione del cibo e nella modulazione del metabolismo energetico.

Vari filoni di ricerca hanno confermato la relazione fra ridotta durata del sonno e aumento del peso. Tale aspetto andrebbe tenuto in considerazione quando si raccomandano modificazioni delle abitudini di vita alle persone sovrappeso e obese, con l’obiettivo di tenere un calo ponderale.

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