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La relazione tra attività sessuale e mortalità e la differenza fra un aggiornamento scientifico e una fake news

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La relazione tra attività sessuale e mortalità e la differenza fra un aggiornamento scientifico e una fake news

I risultati di uno studio sulla relazione fra frequenza dell’attività sessuale e probabilità di decesso offrono l’opportunità di spiegare la differenza fra un aggiornamento scientifico e una fake news cioè una notizia falsa. Infatti, i risultati della ricerca hanno indicato che, in termini epidemiologici, una maggiore frequenza di attività sessuale è associata a un rischio più basso di decesso da qualsiasi causa e da tumore, ma questo non permette di stabilire una relazione causa/effetto.

Un gruppo internazionale di esperti, dei quali ha fatto parte un ricercatore dell’Università di Palermo, è partito dalla considerazione che l’attività sessuale può essere considerata come un’abitudine di vita sana e, quindi, può essere un indicatore dello stato di salute. Hanno quindi valutato l’andamento nel tempo dell’attività sessuale, cercando relazioni fra questa variabile e il rischio di decesso da qualsiasi causa o da cause specifiche. Sono stati utilizzati i dati della National Health and Nutrition Examination Survey (Indagine Nazionale sulla Nutrizione e sulla Salute degli Stati Uniti) per gli anni compresi fra il 2005 e il 2016 e quelli sui decessi registrati dalla stessa indagine fra il 2005 e il 2014. Sono stati inclusi nell’analisi dell’andamento dell’attività sessuale 15269 adulti, che erano cittadini statunitensi di età media 39.1 ± 0.18 anni. In questa popolazione, nel periodo compreso fra 2015 e 2016 si è rilevato che il 71.7% (intervallo di confidenza al 95%, 67.7-75.7%) delle persone di età compresa fra 20 e 59 anni aveva avuto un’attività sessuale 12 o più volte l’anno, quindi con una frequenza almeno mensile e solo il 36.1% (intervallo di confidenza al 95% 31.6-40.7%) l’aveva avuta 52 o più volte l’anno, vale a dire almeno una volta alla settimana. Dal biennio 2005-2006 la stima della prevalenza delle due frequenze di attività sessuale, 52 o più volte l’anno e 12 o più volte l’anno, è rimasta stabile nel tempo, sia nella popolazione complessiva, sia in ciascuna fascia di età. Per tutte le valutazioni, in termini di significatività statistica, il p per l’andamento delle relazioni fra le variabili è stato >0.1. Su un periodo di osservazione mediano di 5.7 anni (intervallo 1-11 anni) e su 71960 persone-anni di osservazione, si sono verificati 228 decessi in 12598 persone considerate. Del totale dei decessi, 29 sono stati provocati da malattie cardiovascolari e 62 da tumori. Complessivamente, i soggetti con una frequenza più elevata di attività sessuale hanno avuto un rischio più basso di mortalità da qualsiasi causa, con un andamento dose-risposta, cioè con un rapporto diretto fra frequenza e decessi. In termini di significatività statistica, il p per l’andamento di questa relazione è stato di 0.020. Inoltre, i rapporti di rischio di decesso, per le persone che hanno avuto attività sessuale 52 o più volte l’anno rispetto a quelli che l’hanno da 0 a 1 volte l’anno, calcolati tenendo conto di tutti gli altri fattori che potevano influenzare la mortalità, sono stati: per il rischio di decesso da qualsiasi causa 0.51 (intervallo di confidenza al 95% 0.34-0.76), per il rischio di decesso da malattie cardiovascolari 0.79 (intervallo di confidenza al 95% 0.19-3.21), per quello da tumori 0.31 (intervallo di confidenza al 95% 0.11-0.84) e per il rischio di decesso da altre cause 0.52 (intervallo di confidenza al 95% 0.28-0.96). Sulla base di queste evidenze Cao e colleghi hanno confermato che l’attività sessuale può essere considerata un indicatore di salute e un fattore che influenza la mortalità da qualsiasi causa e da tumore. A commento dei dati raccolti, gli autori hanno aggiunto che punti di forza del loro studio sono stati l’elevato numero dei soggetti considerati, il fatto che fossero rappresentativi della popolazione generale degli Stati Uniti e anche aver fatto riferimento a stime precise, sia per la frequenza dell’attività sessuale, sia per i decessi. Hanno però aggiunto che lo studio è stato di tipo osservazionale e, quindi, ha solo registrato l’associazione epidemiologica fra le diverse variabili e ciò non permette di affermare che c’è una relazione causa/effetto fra attività sessuale e rischio di decesso.

Nelle conclusioni gli autori hanno confermato il riscontro più importante della loro ricerca, vale a dire la relazione epidemiologica fra attività sessuale frequente e basso rischio di decesso. I risultati di uno studio di questo tipo offrono l’opportunità di spiegare la differenza fra una fake news e una notizia scientifica documentata. Infatti, se si considera che sesso e cibo sono due fra gli argomenti più trattati in assoluto dai mezzi di comunicazione, si comprende come, presentando i dati di questa ricerca in maniera distorta e “urlata”, cioè lanciando il messaggio “fare più sesso fa morire di meno”, si verrebbe ripresi da qualsiasi giornale, televisione o sito della rete. Gli autori dello studio si sarebbero assicurati interviste di mezzi di comunicazione di tutti i tipi e anche il sito della Fondazione Cesare Serono, impostando così il messaggio, si sarebbe garantito un’impennata di accessi e di “mi piace” sulle reti sociali. Però si sarebbe affermato il falso, perché rilevare un’associazione fra due variabili epidemiologiche, come la frequenza dell’attività sessuale e la mortalità, non permette di stabilire che più intensa è l’attività sessuale, meno si rischia di morire. Per affermarlo in modo scientificamente corretto, bisognerebbe eseguire uno studio prospettico nel quale seguire nel tempo una popolazione di diverse età, possibilmente senza altri fattori di rischio, che mantenga, negli anni, diverse frequenze di attività sessuale prestabilite, valutando nel tempo l’andamento dei decessi e le cause che li determinano. Insomma, tutt’altro tipo di ricerca, che permetterebbe di esprimere un altro tipo di risultato.

Tommaso Sacco

Fonte: Trends in Sexual Activity and Associations With All-Cause and Cause-Specific Mortality Among US Adults; The Journal of Sexual Medicine, 2020 Jul 11.   

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