Valutata la relazione tra attività fisica e rischio di decesso nell’anziano

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Valutata la relazione tra attività fisica e rischio di decesso nell’anziano

Uno studio ha valutato la relazione tra attività fisica e rischio di decesso in persone di 65 o più anni, con o senza malattie cardiovascolari. I risultati hanno indicato che la maggior parte dei partecipanti non faceva abbastanza attività fisica e che, tra chi ne faceva, il rischio di decesso si riduceva all’aumentare della durata settimanale dell’esercizio.

Studi osservazionali hanno dimostrato una solida relazione fra attività fisica e rischio di decesso. Tale relazione dimostra che, quanto maggiore è l’esercizio svolto, tanto più si riduce la mortalità e le evidenze a supporto sono indipendenti dal Paese nel quale è stata eseguita la ricerca, dall’età e dalla presenza di alcuni tipi di malattie. Infatti, l’associazione è stata conferma anche nelle persone di età superiore o uguale a 65 anni e in chi ha malattie cardiovascolari e svolge un esercizio adeguato alla sua condizione e concordato con il medico curante. Shaked e colleghi hanno valutato la relazione tra quantità di esercizio fisico svolto e rischio di decesso in adulti anziani. Hanno anche verificato se in quelli affetti da malattie cardiovascolari tale relazione mostrasse aspetti particolari e quale fosse la durata settimanale ottimale dell’attività. Dall’archivio di un’indagine eseguita in Israele tra il 2005 e il 2006 sono stati estratti i dati riguardanti 1799 adulti, di età maggiore o uguale a 65 anni. Nell’ambito dell’anamnesi eseguita all’arruolamento nello studio si erano raccolte informazioni sulle caratteristiche demografiche, cliniche, psico-sociali e quelle sui comportamenti di ciascun soggetto. Inoltre, impiegando un questionario specifico dettagliato, si è verificato il livello di attività fisica svolto e questo è stato confrontato con quello suggerito dalle Linee Guida sull’argomento. In tal modo le persone analizzate sono state suddivise nelle seguenti tre categorie: sufficientemente attive, non abbastanza attive e sedentarie. Informazioni sull’eventuale presenza di malattie cardiovascolari sono state raccolte nell’anamnesi. I dati relativi ai decessi sono stati forniti dal Ministero della Salute. Impiegando specifici metodi statistici, è stata calcolata la probabilità inversa compensata di decesso per ciascuno dei sottogruppi nei quali era stata suddivisa la casistica, in base ai diversi livelli di attività fisica. All’arruolamento, l’età media di tutti i soggetti analizzati è stata di 74.6 anni. Inoltre, 559 (31.1%) dei partecipanti svolgeva un livello sufficiente di esercizio fisico, 556 (28.1%) non ne svolgeva abbastanza e i sedentari erano 734 (40.8%). Durante il periodo di osservazione, che è stato in media di 9.0 anni, i decessi sono stati 684 (38.0%). Il livello di esercizio svolto si è associato in maniera inversa con la probabilità di decesso. Ciò vuol dire che, tanto maggiore era l’attività nella quale la persona si impegnava, tanto più bassa era la mortalità. Per misurare la forza della relazione si è usato un parametro definito rapporto di rischio corretto per il punteggio di propensione. Esso è stato di 0.84 (intervallo di confidenza al 95% 0.71-1.01) nei soggetti che non facevano una quantità sufficiente di attività fisica e di 0.73 (intervallo di confidenza al 95% 0.61-0.88) in quelli che ne facevano abbastanza (ptrend <0.001). Tali dati indicano che, rispetto al rischio di decesso dei sedentari, i poco attivi ne avevano il 15% in meno e chi svolgeva un esercizio adeguato quasi il 30% in meno. Non si è osservata alcuna associazione specifica riguardo alla presenza di malattie cardiovascolari (p=0.36), né effetti aggiuntivi di queste malattie sulla mortalità (p=0.58). Un beneficio sulla sopravvivenza si è rilevato per durate crescenti dell’attività fisica fino a circa 150 minuti alla settimana. Prolungando ulteriormente la durata non si sono osservati ulteriori vantaggi.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che il 70% degli adulti anziani valutati non svolgeva la quantità di esercizio fisico raccomandato dalla Linee Guida. Inoltre, i risultati della ricerca hanno indicato che, tanto più prolungata era l’attività, tanto più era ridotto il rischio di decesso, a prescindere dalla presenza di malattie cardiovascolari.                       

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