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Reazioni locali estese alle punture di imenotteri: cosa succede quando l’insetto punge una seconda volta?

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Reazioni locali estese alle punture di imenotteri: cosa succede quando l’insetto punge una seconda volta?

Un gruppo di esperti italiani ha studiato i problemi che si verificano nelle persone che, dopo una prima reazione allergica estesa in occasione di una prima puntura di insetto, ne subiscono una seconda. I risultati hanno evidenziato che le reazioni sistemiche provocate da una seconda puntura sono più frequenti di quanto riportato in precedenti pubblicazioni.

Una reazione allergica localizzata a una puntura di imenottero si definisce estesa se provoca un ponfo di più di 10 cm di diametro, che dura per più di 24 ore, eventualmente associato a eritema, prurito e altre lesioni della pelle come le petecchie. Bilò e colleghi, nell’introdurre i risultati della propria ricerca hanno riportato che, secondo i dati della letteratura, dopo un primo quadro di questo tipo, il rischio di una reazione allergica sistemica, cioè che coinvolga tutto l’organismo, era considerato basso dal 2 al 15%. Per questo, si sono spesso giudicati non necessari un approfondimento diagnostico, per definire la reattività del soggetto al veleno degli insetti, e la prescrizione di un autoiniettore di adrenalina. Allo scopo di verificare il reale livello di rischio, gli autori hanno valutato in maniera prospettica, nella pratica clinica, gli effetti di una seconda puntura in persone che avevano presentato una prima reazione estesa. Sono stati arruolati 662 soggetti. Di questi, 225 sono stati punti una seconda volta e, nel 24% dei casi non hanno mostrato alcuna reazione, nel 52% hanno avuto una seconda reazione estesa, ma localizzata, e nel 24% dei casi si è presentata una reazione sistemica. È interessante notare che la probabilità che la seconda reazione fosse sistemica è stata più elevata se si era osservata una positività di una prova cutanea, come prick test o patch test. Infatti, nei casi di positività alla prova con veleno di ape, il rischio era aumentato di 2.1 volte e se c’era positività al veleno di vespa, il rischio era aumentato di 3.8 volte. A definire ancora meglio il rischio di reazione sistemica alla seconda puntura di insetto è stata la concentrazione di allergene che ha indotto la positività delle prove cutanee. Infatti, per concentrazioni di veleno di ape o di vespa di 0.001µg/ml, il rischio di reazione sistemica era aumentato, rispettivamente, di 13.4 e di 16.5 volte.

Nelle conclusioni, gli autori sottolineano che la frequenza di una seconda reazione sistemica, dopo una prima reazione allergica locale estesa, è più elevata di quanto riportato in precedenza. Questo comporta che vadano prese in considerazione appropriate procedure di diagnosi dopo la prima puntura anche se, aggiungono, altri studi sulla stessa casistica dovranno valutare questo problema, per confermare le evidenze raccolte dalla loro ricerca.

Traducendo i risultati ottenuti da Bilò e colleghi in indicazioni concrete per le persone nelle quali una prima puntura di insetto provoca una reazione allergica cutanea estesa, sarebbe opportuno che si sottoponessero ai necessari controlli e si dotassero di un autoiniettore di adrenalina perché, se appartenessero a quel 25% di casi nei quali la seconda reazione è sistemica e se la reazione sistemica fosse un’anafilassi, l’autoiniettore potrebbe salvare loro la vita. Alcuni dei decessi che si verificano ogni estate a seguito delle punture di imenotteri, potrebbero essere prevenuti e evitati.    

Tommaso Sacco

Fonte: Large local reactions to Hymenoptera stings: outcome of re-stings in real-life; Allergy, 2019 May 10.

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