La plastica nella nostra vita: effetti sulla fertilità

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La plastica nella nostra vita: effetti sulla fertilità

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


I fattori ambientali svolgono un ruolo chiave non solo nell’insorgenza di numerose malattie, ma anche sotto il punto di vista della propria capacità riproduttiva. Uno degli aspetti emergenti nell’attività di ricerca scientifica in questo campo è rappresentato dall’approfondimento del ruolo dei cosiddetti “Endocrine Disruptors” o “interferenti endocrini”, ossia sostanze chimiche di origine sia naturale sia sintetica presenti nell’ambiente che possono mimare, interferire o bloccare la normale attività ormonale di un individuo, nella fertilità. Queste sostanze sono spesso contenute nella plastica, il cui consumo dovrebbe dunque essere ben calibrato.

Partiamo dal bisfenolo A (BPA), fra gli interferenti endocrini più studiati. Serve per la produzione delle plastiche in policarbonato, come additivo per l’eliminazione di residui di acido cloridrico durante la fabbricazione di cloruro di polivinile (PVC) ed è utilizzato nella produzione di attrezzature sanitarie, compositi dentali, lenti a contatto e per occhiali, giocattoli, supporti di memorizzazione. Ciò che però influisce di più sulla nostra salute è che il BPA può venire a contatto con gli alimenti poiché utilizzato per la fabbricazione di materiali plastici come imballaggi, utensili da cucina e lattine per isolare il cibo dal metallo, allo scopo di impedirne la corrosione. È stato dimostrato che il BPA può migrare da questi contenitori o utensili penetrando negli alimenti durante il contatto [1] e questo potrebbe accadere persino con la struttura dei biberon. Inoltre, è stato evidenziato che sia lavare che riscaldare eccessivamente questi prodotti può facilitare il rilascio di BPA e di conseguenza causare un aumento della sua concentrazione negli alimenti [1].

Ma come il BPA influisce nell’eziopatogenesi dell’infertilità? Il BPA è simile agli estrogeni endogeni, è infatti classificato come xenoestrogeno, e ha la capacità di interagire con i recettori degli estrogeni endogeni (ERα ed ERβ), stimolare la loro produzione e alterare la secrezione delle gonadotropine, gli ormoni responsabili del funzionamento del sistema riproduttivo. Numerosi studi hanno dimostrato che il BPA ha effetti tossici sia per l’apparato riproduttivo femminile, a livello dell’ovaio e utero, sia per quello maschile, a livello della prostata. Gli effetti avversi sulle ovaie e sull’utero sono stati confermati sia da studi epidemiologici sia da studi su modelli animali, in vivo e in vitro. Ricerche epidemiologiche hanno provato che le donne infertili hanno livelli sierici di BPA più elevati rispetto alle donne fertili e dimostrato che la maggior concentrazione di BPA nel sangue si ha in donne provenienti da aree metropolitane [2,3].

Inoltre, diversi studi hanno messo in luce che il BPA potrebbe svolgere un ruolo importante nell’insorgenza della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), un disturbo endocrino e metabolico che colpisce tra il 5 e il 10% delle donne in età riproduttiva e che rappresenta una delle cause femminili di infertilità caratterizzato da cicli anovulatori e iperandrogenismo. Takeuchi e il suo gruppo già nel 2004 avevano osservato che la concentrazione di BPA nel siero delle donne con PCOS era significativamente più alta rispetto a quelle senza [4]. Risultati simili sono stati ottenuti anche da altri gruppi che hanno dimostrato che le donne con PCOS avevano livelli molto più alti di BPA nel sangue rispetto al gruppo di controllo delle donne sane [5], una tendenza osservata anche nelle ragazze adolescenti (13-19 anni) (6) che ha portato a ipotizzare che l’aumento delle concentrazioni di BPA nel fluido follicolare delle donne con PCOS potrebbe svolgere un ruolo importante nella sua patogenesi attenuando l’espressione dell’aromatasi nelle cellule di granulosa [7]. Gli interferenti endocrini sembrano favorire l’insorgenza anche di un’altra patologia correlata all’infertilità, l’endometriosi. Infatti, una recente metanalisi che ha analizzato ben 30 studi epidemiologici ha mostrato la stretta correlazione tra esposizione a interferenti endocrini quali BPA, pesticidi o i loro metaboliti e l’insorgenza di endometriosi [8] così come è stata correlata all’insorgenza di fibromi [9,10].

Infine, diversi sono gli studi che hanno analizzato l’esposizione di pazienti che si sottopongono alla fecondazione assistita agli interferenti endocrini. Un recentissimo studio tutto italiano, ad esempio, ha eseguito un bio-monitoraggio in diverse aree geografiche sulla presenza di BPA e ftalati nel siero e nel fluido follicolare di donne sottoposte a prelievo ovocitario rintracciando due tipologie di ftalati (MBP e MEHP) nella maggior parte delle donne sottoposte a PMA, sia nel siero sia nel fluido follicolare (rispettivamente in più del 95% e 70% delle pazienti e rilevando del BPA nel siero di circa la metà delle donne e in circa il 28% dei campioni di liquido follicolare [11]. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato che i livelli di BPA sono inversamente associati ai livelli di estradiolo, numero di ovociti recuperati, maturità ovocitaria, tassi di fecondazione e qualità degli embrioni, oltre che a livelli più bassi di estrogeni circolanti probabilmente in relazione al fatto che il BPA agisce interferendo con i recettori degli estrogeni [12-16].

Dietro tutti questi effetti c’è certamente a monte un effetto negativo esercitato da queste sostanze a livello dei gameti femminili e del loro sviluppo: è stato dimostrato ad esempio come gli ftalati agiscano negativamente sul processo di follicologenesi durante il ciclo ovarico, alterando la progressione dello sviluppo, la maturazione finale dell’ovocita e inibendo potenzialmente l’ovulazione o portando ad atresia i follicoli e come interferiscano con la steroidogenesi, processo mediante il quale vengono prodotti gli ormoni sessuali [17].

Conclusione

Nel complesso, la letteratura scientifica fornisce molteplici evidenze riguardo la correlazione tra l’esposizione a sostanze chimiche presenti nella plastica (BPA e ftalati) ed effetti negativi sulla fertilità, non solo nei modelli animali ma anche nell’uomo. Ovviamente, sono necessari ulteriori studi affinché la possibile relazione causa-effetto possa essere definitivamente accertata e, soprattutto, per chiarire tutti i meccanismi con cui sia il PBA sia gli ftalati agiscono interferendo questi eventi endocrini e riproduttivi. Ciò che è importante tenere in considerazione è che gli interferenti endocrini non esercitano effetti negativi solo sulla popolazione esposta ma anche sulle generazioni successive, poiché il meccanismo patogenetico di queste sostanze coinvolge direttamente le linee germinali degli individui. Pensiamo ad esempio al fatto che nella donna la follicologenesi inizia già durante la vita embrionale di una donna, mentre è nella pancia della mamma, e un’eventuale esposizione della mamma stessa a sostanze con proprietà di interferenza endocrina può avere un’influenza negativa sulla fertilità della nascitura.

Inoltre, gli studi effettuati a oggi non tengono conto dell’eventuale coesposizione ad altri prodotti chimici: oggi giorno non dobbiamo tenere conto solo dell’esposizione a un singola sostanza perché, seppur sotto la soglia di sicurezza raccomandabile, questa potrebbe sommarsi a quella di altri prodotti generando il cosiddetto “effetto cocktail” con conseguente effetto negativo in tema di interferenza endocrina.

Accorgimenti utili

Se da una parte le evidenze scientifiche mostrano come gli interferenti endocrini possano avere effetti negativi per la nostra salute, la buona notizia è che, volendo, ognuno di noi può fare tanto modificando il proprio stile di vita riducendo l’esposizione a tali sostanze e prevenendo l’insorgenza di varie problematiche, anche correlate alla fertilità. Ecco, dunque, alcuni accorgimenti utili:

  • Eliminare la plastica dalla cucina: contenitori per il cibo, piatti, bicchieri, mestoli e altri utensili, soprattutto quelli che si utilizzano a diretto contatto con fonti di calore, ad esempio i mestoli.
  • Evitare di lavare la plastica con acqua troppo calda o detergenti aggressivi, in quanto è stato dimostrato che la plastica usurata perde maggiormente sostanze chimiche tossiche come il BPA (ma non solo!). Preferire il lavaggio a mano in acqua fredda e non usare gli oggetti di plastica mai nel microonde o con cibi e bevande troppo caldi, anche se riportano la dicitura “BPA free”.
  • Fate attenzione ai cibi da asporto o consegnati a domicilio in contenitori di plastica. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che mangiano più di frequente questa tipologia di alimenti presenta in media livelli più alti di BPA nel sangue.
  • Attenzione al consumo di cibo in lattina come pomodori, legumi, frutta ecc.: Il BPA è una delle componenti che riveste le lattine e quanto più l’alimento è acido, maggiore è la probabilità che il BPA migri nel cibo.
  • Attenzione a maneggiare carta termica come scontrini, fax ecc.: si tratta di un’ulteriore fonte di BPA, per cui, è bene lavarsi le mani il prima possibile dopo averli toccati.
  • Attenzione a tutto ciò che è fatto con la plastica morbida, ad esempio il polivinilcrolide o PVC. Tutto ciò che è di plastica flessibile contiene PVC e dunque, ftalati. Ecco alcuni esempi: tovagliette per la tavola e tappetini delle palestre oppure confezioni degli alimenti che a contatto diretto con il cibo lo trasmettono per via diretta, come il cibo confezionato nella plastica trasparente, oppure i guanti monouso che in alcuni negozi vengono utilizzati per maneggiare il cibo.
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  1. Vandenberg LN, Hauser R, Marcus M, et al. Human exposure to bisphenol A (BPA). Reprod Toxicol 2007;24:139-77.
  2. La Rocca C, Tait S, Guerranti C, et al. Exposure to endocrine disrupters and nuclear receptor gene expression in infertile and fertile women from different Italian areas. Int J Environ Res Public Health 2014;11:10146-64.
  3. Caserta D, Bordi G, Ciardo F, et al. The influence of endocrine disruptors in a selected population of infertile women. Gynecol Endocrinol 2013;29:444-7.
  4. Takeuchi T, Tsutsumi O, Ikezuki Y, et al. Positive relationship between androgen and the endocrine disruptor, bisphenol A, in normal women and women with ovarian dysfunction. Endocr J 2004;51:165-9.
  5. Kandaraki E, Chatzigeorgiou A, Livadas S, et al.. Endocrine disruptors and polycystic ovary syndrome (PCOS): elevated serum levels of bisphenol A in women with PCOS. J Clin Endocrinol Metab 2011;96:E480-4.
  6. Akin L, Kendirci M, Narin F, et al. The endocrine disruptor bisphenol A may play a role in the aetiopathogenesis of polycystic ovary syndrome in adolescent girls. Acta Paediatr 2015;104:e171-7.
  7. Wang Y, Zhu Q, Dang X, et al. Local effect of bisphenol A on the estradiol synthesis of ovarian granulosa cells from PCOS. Gynecol Endocrinol 2017;33:21-5.
  8. Wen X, Xiong Y, Qu X, et al. The risk of endometriosis after exposure to endocrine-disrupting chemicals: a meta-analysis of 30 epidemiology studies. Gynecol Endocrinol 2019;35:645-50.
  9. Pollack AZ, Buck Louis GM, Chen Z, et al.. Bisphenol A, benzophenone-type ultraviolet filters, and phthalates in relation to uterine leiomyoma. Environ Res 2015;137:101-7.
  10. Shen Y, Xu Q, Ren M, et al. Measurement of phenolic environmental estrogens in women with uterine leiomyoma. PLoS One 2013;8:e79838.
  11. Paoli D, Pallotti F, Dima AP, et al. Phthalates and Bisphenol A: Presence in Blood Serum and Follicular Fluid of Italian Women Undergoing Assisted Reproduction Techniques. Toxics 2020;8.
  12. Bloom MS, Kim D, Vom Saal FS, et al. Bisphenol A exposure reduces the estradiol response to gonadotropin stimulation during in vitro fertilization. Fertil Steril 2011;96:672-7 e2.
  13. Ehrlich S, Williams PL, Missmer SA, et al.. Urinary bisphenol A concentrations and early reproductive health outcomes among women undergoing IVF. Hum Reprod 2012;27:3583-92.
  14. Mok-Lin E, Ehrlich S, Williams PL, et al. Urinary bisphenol A concentrations and ovarian response among women undergoing IVF. Int J Androl 2010;33:385-93.
  15. Fujimoto VY, Kim D, vom Saal FS, et al. Serum unconjugated bisphenol A concentrations in women may adversely influence oocyte quality during in vitro fertilization. Fertil Steril 2011;95:1816-9.
  16. Bloom MS, Vom Saal FS, Kim D, et al.. Serum unconjugated bisphenol A concentrations in men may influence embryo quality indicators during in vitro fertilization. Environ Toxicol Pharmacol 2011;32:319-23.
  17. Hannon PR, Flaws JA. The effects of phthalates on the ovary. Front Endocrinol (Lausanne) 2015;6:8.
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