Pandemia da COVID-19 e obesità infantile

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Pandemia da COVID-19 e obesità infantile

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La pandemia da Coronavirus 2019 (COVID-19) ha avuto implicazioni sanitarie, sociali ed economiche di vasta portata. In particolare, secondo diversi studi, durante questo periodo di pandemia, una considerevole percentuale di bambini, adolescenti e giovani adulti ha aumentato drammaticamente l’assunzione di cibo e quindi il peso corporeo [1-6]. Da una recente survey che è stata condotta su più di 3500 soggetti di età compresa tra 12 e 86 anni è emerso che durante il lockdown 1 intervistato su 2 ha dichiarato di essere aumentato di peso e oltre 1 caso su 3 ha riferito di avere peggiorato il proprio stile di vita [7].

Il problema obesità infantile e le sue cause

In Italia il 20% dei bambini in età scolare è in sovrappeso e il 10% è obeso, con una maggiore diffusione del problema nel Sud e Centro Italia (www.epicentro.iss.it/obesita/dati-cosi-2015-17)..

È bene chiarire che la maggior parte delle forme cliniche di obesità infantile è direttamente collegata ad abitudini alimentari non salutari, come saltare la colazione, un basso consumo di frutta e verdura, elevato apporto di zuccheri aggiunti e grassi saturi e scarsa attività fisica, sedentarietà, riduzione delle ore di sonno.

È noto inoltre che nelle situazioni in cui le routine del bambino vengono modificate, come per esempio durante le vacanze estive, questi comportamenti negativi sembrano peggiorare. Proprio durante le vacanze estive, i bambini in età scolare registrano comunemente un certo aumento di peso corporeo. Le cause principali che portano a ingrassare in questo periodo sono state identificate proprio nell’interruzione delle attività scolastiche, delle attività sportive e dell’educazione fisica, nell’aumento dei comportamenti sedentari, nel maggiore accesso a spuntini non salutari, nei cambiamenti della pianificazione quotidiana e del ritmo sonno-veglia e nella sostituzione dei pasti in mensa con pasti cucinati in casa (non sempre ben bilanciati) [8,9]. Va inoltre sottolineato che i bambini che crescono in famiglie con minori risorse finanziarie sono mediamente più a rischio di sviluppare sovrappeso e obesità, rispetto ai bambini che crescono con maggiori risorse finanziarie. Una famiglia che vive con un reddito basso è più probabile che soffra anche di insicurezza alimentare, definita come “non avere un accesso inadeguato a cibo sufficiente, sicuro e nutriente per soddisfare le esigenze dietetiche e le preferenze alimentari per uno stile di vita attivo e sano”. Obesità e insicurezza alimentare coesistono in molti bambini e adolescenti, e questa relazione apparentemente paradossale è sempre più descritta nella letteratura medica [10].

Pandemia da COVID-19 e obesità infantile

La pandemia da COVID-19 e le misure adottate per contenere il contagio hanno causato una serie di eventi potenzialmente traumatici nella vita dei bambini e delle loro famiglie [11].

Questi eventi hanno portato a un peggioramento della qualità della vita e a un incremento del rischio di obesità. Fra questi riportiamo la chiusura delle scuole, il lockdown, lo stress, la riduzione delle attività sportive, abitudini alimentari errate.

Chiusura delle scuole

Con la diffusione del COVID-19 in tutto il mondo, molti Paesi hanno impiegato la chiusura delle scuole come parte delle loro politiche di allontanamento sociale, per rallentare la trasmissione del virus Sars-Cov-2 e alleviare il carico sui sistemi sanitari.

Si stima che 138 Paesi abbiano chiuso le scuole in tutto il mondo, colpendo l’80% dei bambini [12]. Si prevede che la chiusura delle scuole correlata al COVID-19 avrà conseguenze sociali e sanitarie dannose per, in particolare per i bambini che vivono in povertà e nelle comunità svantaggiate. Il tempo trascorso fuori dalla scuola è stato associato ad aumento di peso soprattutto per ispanici, afroamericani e bambini in sovrappeso [13].

Per molti bambini, la scuola fornisce l’accesso a un’alimentazione sana. Trenta milioni di bambini negli Stati Uniti ricevono il pranzo dal National School Lunch Program e oltre 14,7 milioni partecipano al School Breakfast Program [14]. L’accesso al cibo per i bambini in questi programmi durante la pandemia COVID-19 è stato piuttosto variabile e determinato dalla ubicazione del distretto scolastico, nonché del sostegno ricevuto dalla famiglia e dalla comunità.

Lockdown

Allo stesso modo, durante il lockdown, volto a contenere la diffusione della malattia da coronavirus, i bambini sono stati improvvisamente costretti a rimanere a casa oltre che lontano da scuola. Sono stati costretti a seguire lezioni online per molte ore senza praticare sport ricreativi [13,15,16] e di fatto hanno aumentato in modo consistente il tempo trascorso davanti allo schermo televisivo o tablet/smartphone Questo ha messo i bambini già obesi ulteriormente a rischio di peggiorare il proprio indice di massa corporea (BMI) [17].

Ansia e stress “tossico”

È indubbio anche che la pandemia da COVID 19, e quanto ne è conseguito, abbia determinato un aumento dell’ansia e dello stress nelle famiglie e nei bambini. Questo principalmente ha trovato le sue cause nell’interruzione delle attività scolastiche e sportive, nella riorganizzazione della giornata per i bambini (lezioni online) e per gli adulti (smart-working o no work), nella difficoltà di far combaciare le necessità educative e sociali dei bambini con le responsabilità lavorative dei genitori [18], nella privazione della compagnia dei genitori (ad es., bambini messi in quarantena presso istituti e pertanto allontanati dai genitori). In queste condizioni i genitori hanno sicuramente potuto mantenere di meno il controllo sulle regolari routine quotidiane e si è anche ridotta la possibilità di far rispettare ai loro figli uno stile di vita sano [19].

Rispondere a una minaccia imprevedibile come la pandemia da COVID-19 evoca risposte da stress [20]. Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è stato segnalato in circa un terzo dei bambini che sono stati isolati o messi in quarantena dopo l’epidemia di H1N1 e SARS in America centrale e settentrionale [21].

L’impatto della pandemia da COVID-19 sta avendo un impatto simile con il 27% dei genitori che denuncia un peggioramento della salute mentale e il 14% che segnala un peggioramento della salute comportamentale dei propri figli [22].

Lo stress causato da questi eventi innesca l’attivazione dei sistemi di risposta allo stress che vengono messi in atto dal nostro fisico. Lo stress diviene “tossico” quando l’attivazione del sistema di risposta allo stress stesso diventa troppo prolungata. Questo avviene anche nei bambini e può portare a problemi di salute cronici, inclusa l’obesità, poiché causa un aumento della fame, un conseguente aumento del consumo di cibi zuccherini e appetitosi, una allarmante diminuzione dell’attività fisica. Numerosi studi dimostrano una relazione tra l’esposizione a stress tossico da eventi avversi e il rischio di obesità infantile [23-25].

Ascoltare continuamente cattive notizie durante il lockdown e subire importanti cambiamenti nella loro vita quotidiana ha ingenerato ansia e paura nei bambini [26,27]. La situazione è stata anche peggiore per bambini e adolescenti figli di genitori con disturbi d’ansia.

Per i bambini già obesi è risultato particolarmente difficile mantenere uno stile di vita sano durante il lockdown, nonostante partecipassero a un programma di educazione alimentare in ospedale. Probabilmente, in questo periodo, lo stress a cui i pazienti obesi sono stati sottoposti è stato tale da portarli a una vita ancora più sedentaria e a un maggiore consumo di cibo spazzatura [28].

Durante la pandemia da COVID-19, alcuni genitori hanno sperimentato l’impossibilità di mantenere una sufficiente produttività lavorativa o addirittura in alcuni casi hanno perso il lavoro, con inevitabile riduzione delle loro risorse finanziarie. Allo stesso tempo, molte comunità hanno registrato aumenti significativi dei prezzi dei generi alimentari [29].

Una recente revisione sistematica ha suggerito che l’indice di massa corporea è correlato al luogo dove si vive e risiedere in una comunità a basso reddito è un fattore di rischio per l’obesità infantile [30]. Era stata dimostrata già nel 2015 un netta correlazione fra indicatori di un buon livello socioeconomico e bassi incidenza di obesità infantile [31]. Pertanto a causa delle mutate condizioni economiche dovute alla pandemia da COVID-19 alcune famiglie disagiate hanno modificato il tipo di alimentazione virando verso l’accumulo in casa di alimenti “stabili”, quelli definiti “a lunga conservazione”, cibi più a buon mercato, ultra-elaborati e densi di calorie [13,32]. Ovviamente i cibi più calorici hanno un impatto negativo su tutti i bambini, mettendoli a rischio di aumento di peso.

Abitudini alimentari errate

Quindi, come già detto poc’anzi, la pandemia da COVID-19 ha senz’altro causato cambiamenti nella vita di tutti i giorni, e anche l’alimentazione ne ha subito l’impatto, con differenze fra maschi e femmine e classi di età. Per esempio, durante il lockdown, il numero di pasti giornalieri è aumentato, con maggiore incremento del consumo di patate, carne e bevande zuccherate nei maschi rispetto alle femmine. Tra gli adolescenti, il consumo di fritti e dolci è aumentato fino al 20,7% [7,33].

Esercizio/attività fisica e stato socioeconomico

Per mantenere uno stile di vita sano non si può prescindere dallo svolgere attività fisica regolarmente. L’attività fisica promuove il benessere psicologico, aumenta l’autostima, la capacità di apprendimento e aiuta i bambini a gestire lo stress (Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti, 2018). Durante la pandemia da COVID-19 spesso è stato pressoché impossibile mantenere uno stile di vita attivo per adulti e bambini. L’educazione online manca di lezioni di educazione fisica, tempo di ricreazione e livelli normali di movimento attivo per il bambino e l’adolescente in età scolare. L’educazione ibrida spesso consente di programmare l’educazione fisica come sessioni virtuali. Con i bambini a casa e isolati, l’accesso alle opportunità e agli ambienti che supportano l’attività fisica si è ridotto drammaticamente (Centers for Disease Control and Prevention, 2020).

La disponibilità di spazi verdi e aree pedonali sicure è stata molto limitata durante la pandemia COVID-19, a causa delle normative sulla salute pubblica. I bambini senza un posto dove andare o nessuno con cui giocare hanno meno probabilità di correre, saltare e svolgere attività motorie [18].

Da recenti studi è emerso che la distanza da strutture di verde pubblico è il fattore più significativo che contribuisce all’obesità nei bambini che vivono in città [34,35]. Pertanto fra i bambini che vivono in aree densamente popolate o quartieri con meno strutture ricreative il rischio di obesità è maggiore. A questa impossibilità di muoversi e fare sport, si associa l’esposizione all’inquinamento indoor, in particolare dovuto al fumo di sigaretta dei genitori, al particolato fine e al biossido di azoto, che aumenta la probabilità che il bambino sviluppi sovrappeso o obesità [35].

I bambini esposti al fumo del personale di assistenza primaria hanno mostrato un aumento degli odds ratio per l’obesità all’età di tre e cinque anni e si ipotizza che le sostanze chimiche del fumo di tabacco possano portare a compromettere le funzioni metaboliche e immunitarie del bambino aumentando la suscettibilità all’obesità [36].

Conclusioni

Le conseguenze dell’obesità infantile sulla salute fisica e mentale, l’autostima e il benessere sociale stanno mettendo in pericolo la salute dei bambini ed è molto probabile che questo aumenterà la futura spesa sanitaria. Durante la pandemia da COVID-19 l’aumento del peso corporeo è collegato al tempo trascorso fuori dalla scuola a causa del lockdown; l’aumento di peso è stato più grave tra i bambini di basso status socioeconomico e probabilmente in queste famiglie a causa dell’“insicurezza alimentare” si tende ad acquistare alimenti ricchi di calorie, a lunga conservazione e a più a buon mercato.

A causa della pandemia da COVID-19 anche l’attività fisica è diminuita. Con parchi, aree ricreative e club sportivi chiusi, il tempo trascorso davanti allo schermo è aumentato e si è registrata un’ulteriore riduzione dell’attività fisica, soprattutto tra le comunità di minoranze etniche. La convergenza tra l’epidemia di obesità e la pandemia da COVID-19 ha evidenziato ulteriormente quali siano i fattori di rischio da combattere per contenere l’obesità infantile, e ha ancora sottolineato come sia necessario riservare maggiore attenzione ai bambini che vivono lontano da aree verdi, in famiglie di status socioeconomico basso e appartenenti a minoranze etniche.

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