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L’orticaria pediatrica: meccanismi di sviluppo e trattamento

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L’orticaria pediatrica: meccanismi di sviluppo e trattamento

Una revisione della letteratura ha fatto il punto sui meccanismi che portano allo sviluppo dell’orticaria e sulle cure più innovative. I casi più gravi si trattano con anticorpi monoclonali e ciclosporina.

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La revisione della letteratura ha passato in rassegna le più recenti acquisizioni sull’orticaria pediatrica, a partire dall’epidemiologia. Nei bambini e negli adolescenti questa malattia si verifica meno spesso che negli adulti e la durata dei suoi sintomi raramente supera le sei settimane. I fattori che ne determinano la comparsa, o l’aggravamento, vengono individuati in una percentuale variabile dal 21 al 55%. Il rilievo di autoanticorpi nei soggetti pediatrici non ha un effetto sulla prognosi dell’orticaria, differentemente da quanto osservato negli adulti nei quali alla loro presenza corrispondono una durata maggiore e una prognosi peggiore della malattia, che richiedono anche cure più potenti. La frequenza dell’allergia agli alimenti varia dall’8 al 10%, nei soggetti pediatrici con orticaria, e la prevalenza dell’infezione provocata dall’Helicobacter Pylori arriva al 10-18%, quindi a livelli inferiori a quelli registrati negli adulti. Gli autori della revisione hanno riportato che molti esperti suggeriscono di impiegare gli stessi protocolli di cura nei soggetti pediatrici e negli adulti e hanno fornito dettagli riguardo a questi trattamenti. In Europa, America e Russia le Linee Guida raccomandano soluzioni diverse e, dal 2014 al 2018, si è registrato un cambiamento nell’impostazione di questi documenti, basato su uno schema di cura a quattro livelli. In particolare, si consiglia, come trattamento di terzo livello, un anticorpo monoclonale denominato omalizumab e, come quarto livello, il farmaco ciclosporina A, nel caso la terapia di terzo livello non sia stata efficace o se non è stato possibile somministrarla. Fra le novità delle Linee Guida più recenti, c’è l’eliminazione degli antagonisti dei leucotrieni dai trattamenti di base.                 

L’orticaria è caratterizzata soprattutto da arrossamento della pelle e aree di gonfiore, definite “pomfi” e, a livello di queste lesioni, si avverte prurito. Spesso è provocata da reazioni allergiche o da irritazioni della pelle di altra origine e, comunque, le due cause, vanno distinte perché possono comportare approcci diversi. In generale l’orticaria si manifesta con quadri poco gravi. Nella pratica clinica è importante differenziare le alterazioni della pelle provocate dall’orticaria da quelle dell’angioedema e della mastocitosi. Dimensioni e aspetto delle lesioni, oltre alla presenza o all’assenza di gonfiore e prurito, orientano la diagnosi verso una di queste patologie. È importante anche raccogliere dai genitori e dal bambino informazioni su eventuali casi di allergia in famiglia, oppure sul consumo di farmaci o di cibi a rischio di provocare allergie e sulla presenza di altri sintomi, ad esempio relativi a stomaco e intestino. Un’anamnesi completa aiuta a verificare possibili relazioni fra alterazioni della pelle e reazioni allergiche. Per verificare la presenza di una mastocitosi, è necessario eseguire una biopsia della pelle e studiare, con specifiche procedure, il campione raccolto, per verificare se contiene grandi quantità di mastociti. Tornando alla più comune orticaria, essa può assumere un andamento cronico, provocando importanti disagi ai bambini e ai ragazzi che ne sono affetti. Formulare rapidamente una diagnosi e applicare un protocollo di cura per livelli successivi, come oggi riportato dalle Linee Guida sopra citate, è importante per evitare tali problemi.

Tommaso Sacco

Fonte: Urticaria in children and adolescents: An updated review of the pathogenesis and management; Pediatric Allergy & Immunology, 2019 Feb;30(1):17-24.