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L’allergia agli alimenti passa anche dalla pelle

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L’allergia agli alimenti passa anche dalla pelle

Un gruppo di esperti statunitensi ha fatto il punto sulle attuali conoscenze relative ai meccanismi che sono alla base delle allergie agli alimenti. La conoscenza di tali meccanismi è fondamentale per prevedere l’andamento delle reazioni allergiche.

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Tordesillas e colleghi hanno pubblicato, nel 2017, una revisione della letteratura sui meccanismi attraverso i quali si sviluppano le allergie alimentari. Si riprendono i contenuti di quella pubblicazione perché sono di grande interesse per le persone che hanno questo tipo di allergia. Nell’introduzione al loro articolo definiscono l’attuale diffusione delle allergie agli alimenti come una “seconda ondata” di epidemia che ha seguito la prima di allergie respiratorie sotto forma di asma e riniti. Questa seconda ondata ha portato, negli Stati Uniti, a frequenze di allergia agli alimenti dell’8% nei bambini più piccoli e del 2-3% negli adulti. Parallelamente alla diffusione di questa patologia, negli ultimi dieci anni sono stati fatti grandi passi in avanti nelle conoscenze dei meccanismi che ne sono alla base. In particolare per quanto riguarda l’anafilassi, si è confermato che granulociti basofili e mastociti giocano un ruolo fondamentale nei meccanismi alla base di questa reazione allergica. L’aspetto più interessante, però, è che, se la liberazione di istamina contribuisce allo sviluppo dei sintomi dell’anafilassi, sono i livelli di un altro mediatore, denominato fattore attivante le piastrine (Platelet Activating Factor: PAF), a essere strettamente associati alla gravità che raggiunge la reazione. Il PAF è prodotto da mastociti e granulociti basofili, ma anche da macrofagi e granulociti neutrofili che sostengono meccanismi alternativi dell’anafilassi. Gli autori ricordano anche l’importanza dei modelli sperimentali sull’animale nell’individuazione di alcuni aspetti della sensibilizzazione agli allergeni. Ad esempio, la predisposizione genetica a sviluppare tale sensibilizzazione è stata studiata con ricerche su topi modificati geneticamente. Fra i risultati raccolti in questo tipo di studio ci sono quelli che suggeriscono la presenza di meccanismi “incrociati” fra contatto della pelle con gli allergeni di alimenti e il successivo sviluppo di allergie alimentari. Come è noto, l’allergia si determina per un contatto fra il sistema immunitario e un antigene che è innocuo per l’organismo, ma che viene riconosciuto come “ostile” e verso il quale il sistema immunitario stesso reagisce. Ciò è dovuto, a sua volta, al fatto che non funziona il meccanismo, definito di tolleranza, che avrebbe il compito di evitare reazioni non necessarie. Le ricerche eseguite hanno dimostrato che, un primo contatto di elementi del sistema immunitario presenti nella pelle con un allergene alimentare, ha come esito lo sviluppo di un’allergia. Tordesillas e colleghi in proposito segnalano che uno dei primi studi che ha valutato i fattori che aumentavano il rischio di sviluppo di allergia alle arachidi ha dimostrato che, l’impiego di creme contenenti olio di arachidi nei bambini che portavano pannolini, ha favorito lo sviluppo di allergie verso le arachidi. Lo stesso sembra derivare dal contatto con polvere di casa che contenga tracce tale alimento. A scanso di equivoci, è bene chiarire che lo sviluppo di una sensibilità eccessiva del sistema immunitario verso gli antigeni dell’ambiente non si determina in tutti, ma solo nei soggetti predisposti a svilupparla. Infatti, fra le misure suggerite per prevenire il meccanismo che lega il contatto della pelle con gli antigeni allo sviluppo delle allergie alimentari, c’è quella di trattare precocemente eczemi e dermatiti atopiche in quanto le alterazioni che esse comportano a carico della cute amplificano il rischio di sensibilizzazione verso tutti gli allergeni, compresi quelli alimentari. Gli autori dedicano ampio spazio anche all’unico approccio curativo nei confronti delle allergie alimentari, che è quello dell’immunoterapia specifica.

Nelle conclusioni Tordesillas e colleghi riportano anche le linee di ricerca più avanzate che mirano a mettere a punto terapie che contribuiscano a curare le allergie agli alimenti.

Tommaso Sacco

Fonte: Immunology of Food Allergy; Immunity, Vol 47, Issue 1, July 18, 2017.