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Isolamento, abitudini di vita e rischio cardiovascolare

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Isolamento, abitudini di vita e rischio cardiovascolare

Un gruppo di esperti italiani ha analizzato la relazione fra le abitudini di vita condizionate dall’isolamento richiesto per contenere l’epidemia da COVID-19 e il rischio cardiovascolare. Le conclusioni alle quali sono giunti sono che, finito l’isolamento, si dovranno rivalutare l’equilibrio metabolico e il rischio cardiovascolare, possibilmente applicando strategie per recuperare benessere e forma fisica.

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Il Governo italiano, per contenere la diffusione dell’epidemia da COVID-19, ha imposto l’isolamento in casa che, secondo gli autori dell’articolo, può essere stata un’esperienza difficile in termini di perdita della libertà e incertezza rispetto al proprio stato di salute. Inoltre, i benefici dell’isolamento vanno attentamente bilanciati con eventuali effetti negativi a lungo termine sul rischio cardiovascolare. Infatti, secondo Mattioli e colleghi, le abitudini condizionate dall’isolamento possono avere influenzato in vario modo tale rischio. Dal punto di vista dell’alimentazione, la scelta dei cibi limitata dalla difficoltà di accesso ai negozi e dalla ridotta disponibilità di alcuni di essi, può avere ridotto i benefici teorici della preparazione casalinga dei pasti, tendenzialmente più sana di quella di mense, bar e ristoranti. Noia, ansia e depressione, diffuse conseguenze dell’impedimento a uscire di casa e a svolgere le normali attività, in molte persone hanno favorito l’assunzione di cibi poco salutari. Con queste premesse, ci si può aspettare, nel corso delle settimane di isolamento, nell’organismo si siano accumulati radicali liberi e altre sostanze tossiche che giocano un ruolo importante nello sviluppo di ipertensione e aterosclerosi. Nell’articolo si affronta anche l’argomento dell’attività fisica, altrettanto se non di più condizionata dall’isolamento. In proposito, si citano le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa l’effetto che l’esercizio ha sulla prevenzione delle malattie. Le norme imposte per la limitazione dell’epidemia da COVID-19 hanno impedito lo svolgimento dell’attività fisica all’aperto e in strutture dedicate e non tutti sono stati nelle condizioni di fare esercizio a casa. La rinuncia a tale abitudine può avere avuto, secondo Mattioli e colleghi, un effetto di ulteriore aumento dello stress ossidativo, insieme a una serie di alterazioni specifiche a carico dei vasi, del metabolismo delle lipoproteine e della produzione di citochine, che favoriscono l’infiammazione delle pareti dei vasi e l’insulino-resistenza. Gli autori hanno precisato che, mentre si possono formulare le ipotesi sui processi che mettono in relazione le abitudini condizionate dall’isolamento con il rischio cardiovascolare, è più difficile prevedere come questo si modificherà sul lungo termine. Non si può escludere che le abitudini acquisite nelle settimane di permanenza a casa si prolunghino nei mesi a seguire e, a questo proposito, va ricordato che per molte persone la sedentarietà è uno dei comportamenti più facili da acquisire e più difficili da correggere. Inoltre, le conseguenze sull’economia del blocco di tante attività potranno mantenere condizioni di ansia, stress e depressione, soprattutto nelle famiglie con minori disponibilità economiche. Anche questo fattore può contribuire ad aumentare il rischio cardiovascolare. Nell’articolo si riporta un riferimento storico all’epidemia di Spagnola. Dopo la fine di questa epidemia, il numero di decessi provocati da eventi cardiovascolari ha superato quello delle morti per tutte le altre cause. Le persone nelle quali l’acquisizione di abitudini poco sane ha determinato un peggioramento del rischio cardiovascolare, devono ripristinare al più presto un’alimentazione più sana e un’attività fisica adeguata. Riguardo alla dieta, Mattioli e colleghi raccomandano l’adesione a quella mediterranea, che comporta l’assunzione di molte sostanze a effetto antiossidante, utili allo smaltimento di molecole tossiche e alla riduzione dello stress ossidativo.

Nelle conclusioni, Mattioli e colleghi raccomandano anche di rivalutare, dopo la fine dell’isolamento, il profilo di rischio cardiovascolare e il metabolismo degli zuccheri e dei grassi per pianificare opportuni interventi correttivi.      

Tommaso Sacco

Fonte: COVID-19 pandemic: the effects of quarantine on cardiovascular risk; European Journal of Clinical Nutrition, May 5 2020