Le ricadute dell’inquinamento ambientale sulla fertilità maschile

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Le ricadute dell’inquinamento ambientale sulla fertilità maschile

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Se confrontassimo il numero e la qualità degli spermatozoi della popolazione maschile attuale con i valori che ci provengono da banche dati di 50 anni fa, noteremmo che, in media, i valori si sono abbassati in misura significativa. D’altra parte la maggioranza degli studi condotti sull’infertilità di coppia concorda nel rilevare sempre più spesso una causa maschile quando la gravidanza non arriva. Diverse sono le cause possibili, ma l’elemento che sembra assumere il peso maggiore nel peggioramento della fecondità maschile è l’inquinamento dell’ambiente. Ciascuno di noi è quotidianamente esposto a una serie di sostanze contaminanti contenute nell’aria che respiriamo, nell’acqua e nei cibi che assumiamo, e anche in molti oggetti di uso comune con i quali veniamo a contatto ogni giorno. È stato ormai dimostrato con certezza che la fertilità maschile è condizionata negativamente da un gruppo di sostanze chimiche, delle quali è ormai ben nota l’origine e il meccanismo della contaminazione.

Parabeni

I parabeni sono un gruppo di molecole comunemente presenti nei cosmetici e nei conservanti. La via di contaminazione è generalmente l’assorbimento cutaneo o l’ingestione. Sono tantissime le possibili fonti di contatto con parabeni, dai saponi alle creme solari, dai dentifrici a molti alimenti, dei quali queste sostanze chimiche hanno la proprietà di prolungare i tempi di conservazione. Diversi studi hanno evidenziato chiari effetti negativi dei parabeni sulla fertilità maschile, correlati in prima istanza alle capacità di queste molecole di legarsi ai recettori per gli ormoni maschili. L’esposizione protratta ai parabeni può per questo provocare alterazioni nel numero e nella qualità degli spermatozoi.

Ftalati

Si tratta di sostanze chimiche di larghissima diffusione, in quanto presenti come additivi in un grande numero di materiali di quotidiano utilizzo. Uno studio condotto in Germania ha ritrovato una presenza di ftalati nelle urine del 99% di soggetti in un campione della popolazione. La maggior parte della contaminazione da ftalati proviene dalle plastiche, presenti nella quasi totalità degli oggetti con i quali veniamo ogni giorno in contatto. Ma è degno di attenzione anche l’impiego degli ftalati nei contenitori per alimenti, nei quali è stato rilevato un possibile transito della sostanza chimica nei cibi per effetto del calore. Gli ftalati appartengono alla categoria degli “interferenti endocrini”, sostanze cioè in grado di mimare l’attività degli ormoni, e per questo responsabili di pericolosi squilibri funzionali. In particolare, la capacità di queste molecole di indebolire l’attività degli ormoni maschili (androgeni) e di rafforzare quella degli estrogeni femminili si traduce in una riduzione del numero e della motilità degli spermatozoi.

Bisfenolo A

Anche il bisfenolo A è utilizzato in maniera estensiva nelle produzioni industriali, e quindi presente in un gran numero di oggetti di uso comune. È comunemente impiegato nel rivestimento interno delle lattine di alluminio che contengono bevande ed è stato anch’esso rilevato con grande frequenza e a concentrazioni spesso oltre i limiti in campioni di urine di soggetti volontari. Anche questa molecola possiede un’attività simil-ormonale, che le conferisce tossicità nei confronti dei testicoli.

Pesticidi

I danni collegati all’esposizione a pesticidi sono particolarmente intensi e frequenti nei lavoratori dell’agricoltura che sono direttamente esposti a tali veleni, ma è possibile rilevare nella popolazione quantità significative anche per assunzione di alimenti trattati. Uno studio internazionale condotto nel 1999 su lavoratori di piantagioni di banane e ananas rilevò alterazioni degli indici di fertilità maschile nel 90% degli uomini esposti per almeno tre anni all’uso di pesticidi. Tuttavia è stato possibile rilevare effetti negativi sui parametri seminali anche per concentrazioni di pesticidi correlate al consumo alimentare di frutta e vegetali.

Conclusioni

La preservazione della fertilità maschile è un obiettivo reso negli anni sempre più pressante dall’evidenza di un progressivo deterioramento dei valori spermatici nella popolazione. Una scelta informata degli alimenti, della loro provenienza, delle modalità di preparazione e conservazione e una maggiore attenzione nel rendersi consapevoli dell’eventuale presenza di sostanze contaminanti nell’ambiente domestico devono essere misure di prevenzione necessarie e quotidiane, specie nei confronti dei bambini e degli adolescenti.

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Bibliografia di riferimento

  • Di Nisio A, Foresta C. Water and soil pollution as determinant of water and food quality/contamination and its impact on male fertility. Biol Endocrinol 2019;17:4.
  • Slutsky M, Levin JL, Levy BS. Azoospermia and oligospermia among a large cohort of DBCP applicators in 12 countries. Int J Occup Environ Health 1999;5:116.
  • Wittassek M, Wiesmuller GA, Koch HM, et al. Internal phthalate exposure over the last two decades–a retrospective human biomonitoring study. Int J Hyg Environ Health 2007;210:319.

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