Inquinamento da microplastica e salute riproduttiva: isolate anche nella placenta umana

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Inquinamento da microplastica e salute riproduttiva: isolate anche nella placenta umana

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Quali effetti può avere l’inquinamento da plastica e microplastica sulla salute riproduttiva?

L’inquinamento ambientale è un problema che interessa non soltanto i nostri oceani, la nostra aria, ma anche la nostra salute perché soprattutto l’inquinamento atmosferico può causare patologie respiratorie più o meno gravi.

Sappiamo molto bene che l’inquinamento ambientale è all’attenzione degli organismi di controllo su scala mondiale: aria, acqua e suolo sono ormai contaminati. Respiriamo quotidianamente aria in cui possono essere presenti sostanze chimiche che ne alterano la normale composizione. Le nostre acque vengono inquinate per via diretta attraverso gli scarichi industriali. La nostra terra, come inevitabile conseguenza della contaminazione di aria e acqua, non viene risparmiata.

La progressiva riduzione della fertilità, che si registra in tutto il mondo, potrebbe essere legata anche all’inquinamento. L’esposizione a sostanze nocive presenti nell’aria, negli alimenti e nell’acqua potrebbe interferire con la funzione riproduttiva. A sostegno di questa tesi è l’incremento dell’infertilità nei Paesi in via di sviluppo: la crescente industrializzazione, il considerevole uso di pesticidi, lo sfruttamento delle risorse territoriali sembra possano giocare un ruolo importante sull’impatto ambientale e di conseguenza sulla fertilità.

Un oceano di plastica

Attualmente i riflettori sono puntati principalmente sulla plastica. Nel 2019 sono stati prodotti 368 milioni di tonnellate di plastica, di cui 57,9 milioni soltanto in Europa [1]. L’Italia contribuisce alla produzione europea di plastica per il 13,8%, producendone più di 3 milioni di tonnellate ogni anno [1]. Ottiene in questo modo la medaglia d’argento come maggior produttrice, al secondo posto dopo la Germania. Il 39,6% [1] di questa plastica viene utilizzata per il packaging, quindi per tutti gli imballaggi, contenitori e materiali monouso che vengono usati quotidianamente nelle nostre case. Se non riciclata correttamente, tutta questa plastica si accumula, in particolare negli oceani, inquinando il nostro pianeta. Si stima che circa 10 milioni di tonnellate di plastica vengano liberate ogni anno negli oceani [2]. Il problema principale correlato all’accumulo della plastica è che l’uso principale che ne viene fatto è singolo: un contenitore per alimenti, una bottiglia per l’acqua, un imballaggio, un contenitore di prodotti per la cura della persona e della casa. Gli oggetti in plastica vengono per di più utilizzati per un tempo molto limitato, a fronte del fatto che presentano come maggiore caratteristica quella di mantenersi invariati nel tempo [3]. Di conseguenza la plastica rimane nelle nostre case per poco, ma nei nostri oceani anche per decenni.

Negli oceani la plastica è presente in varie forme, tra cui le microplastiche (MP). Si tratta di particelle di dimensioni minori di 5 mm che derivano dalla frammentazione di plastiche più grandi, ma possono essere anche prodotte di queste dimensioni a scopo commerciale. Si trovano nei dentifrici, nei cosmetici, nelle creme solari.

Le MP contengono sostanze chimiche tossiche: vengono incorporate durante la loro lavorazione e sono necessarie per conferire al prodotto finale specifiche caratteristiche come la flessibilità, la resistenza all’acqua o il colore [4]. Tra queste sostanze, alcune sono agenti cancerogeni e mutageni, altre sembrano essere correlabili all’infertilità.

Quali sono le conseguenza di plastiche e microplastiche sulla salute riproduttiva?

Non sono ancora chiare le conseguenze di tutta questa plastica sulla nostra salute, ma le MP sono già state identificate nell’organismo umano. Ne sono state isolate una media di 20 tipi ogni 10 g di feci [5]. Come le MP arrivino all’uomo è semplice da intuire: attraverso la catena alimentare. L’uomo inquina i mari, gli animali ingeriscono i contaminanti e quando il pesce arriva sulle nostre tavole mangiamo il frutto del nostro comportamento scorretto.

È possibile un rapporto tra microplastiche e salute riproduttiva. Recentemente è stato pubblicato un articolo da un gruppo di ricercatori italiani che per la prima volta ha dimostrato la presenza di microplastiche nella placenta umana [6]. Le MP sono state isolate sia sul versante materno sia su quello fetale della placenta. La loro presenza potrebbe essere correlata ad alterazioni della funzionalità della placenta stessa: variazioni a carico delle cellule immunitarie, modificazioni della comunicazione tra utero ed embrione. Questi effetti potrebbero associarsi a eventi avversi durante la gravidanza quali la preeclampsia e le alterazioni della crescita fetale [6].

Pare esserci un’azione delle microplastiche sulla salute riproduttiva non solo femminile ma anche maschile. Nelle MP, come spiegato in precedenza, possono essere presenti sostanze che interferiscono con la fertilità. Gli esempi forse più noti sono il bisfenolo A e gli ftalati, cosiddetti interferenti endocrini. Si tratta di molecole in grado di alterare il quadro ormonale fisiologico. Il bisfenolo A è presente non soltanto in plastiche e MP, ma anche nei contenitori degli alimenti e nei giocattoli. È per questa ragione che l’esposizione al bisfenolo A può definirsi quotidiana. Sembra esserci una stretta correlazione tra tale molecola è l’infertilità maschile. Sono state descritte alterazioni della concentrazione e vitalità degli spermatozoi, promozione dello stress ossidativo e alterazioni della spermatogenesi a causa dell’interferenza ormonale [7].

Gli ftalati sono presenti non soltanto nelle plastiche/MP, ma anche in imballaggi, solventi, prodotti per la cura della persona, cosmetici, blister dei farmaci. Anch’essi agiscono alterando la normale funzionalità ormonale dell’uomo: studi in vitro sembrano dimostrare una loro attività estrogenica e antiandrogenica [7].

La fertilità femminile non viene risparmiata: uno studio recente condotto su giovani donne affette da sindrome dell’ovaio policistico dimostra una concentrazione di bisfenolo A più che raddoppiata rispetto alle donne di controllo [8].

Che cosa possiamo fare?

Non abbiamo la possibilità di tornare indietro nel tempo per ridurre l’inquinamento attuale, risultato di anni e anni di comportamenti scorretti. Possiamo però iniziare fin da subito ad adottare qualche piccolo accorgimento che possa contribuire a non aumentare i danni che abbiamo fatto fin qui. Vengono proposte, ogni anno, moltissime campagne di sensibilizzazione sull’argomento inquinamento, che ci insegnano come comportarci per ridurre l’impatto ambientale: non sprecare acqua, non usare la macchina per compiere brevi tragitti, fare correttamente la raccolta differenziata.

Negli ultimi anni il tema dell’inquinamento degli oceani ha riscosso molto successo e ha spinto molte aziende a produrre prodotti di uso quotidiano che rispettino l’ambiente: detersivi, saponi, shampoo, bagnoschiuma, dentifrici, spazzolini “green”. Per ridurre l’impatto ambientale è stata avviata una produzione con packaging sostenibili e formulazioni prive di sostanze inquinanti. Preferiamo allora questi prodotti e limitiamo l’utilizzo della plastica monouso (piatti, posate, bicchieri, cannucce) e di prodotti che contengono MP.

Un comportamento consapevole gioverà non soltanto all’ambiente ma anche alla salute di noi esseri umani che lo abitiamo, portandoci a ridurre l’esposizione a sostanze che, a lungo termine, possono danneggiarci.

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Bibliografia

  1. https://www.plasticseurope.org/it
  2. Jambeck JR, Geyer R, Wilcox C, et al. Plastic waste inputs from land into the ocean. Science 2015;347(6223):768-71.
  3. Webb HK, Arnott J, Crawford RJ, et al. Plastic degradation and its environmental implications with special reference to poly (ethylene terephthalate). Polymers 2013;5(1):1-18.
  4. Landrigan PJ, Stegeman JJ, Fleming FE, et al. Human health and ocean pollution. Ann Glob Health 2020;86(1):151.
  5. Schwabl P, Koppel S, Königshofer P, et al. Detection of various microplastics in human stool. Ann Intern Med 2019;171:453.
  6. Ragusa A, Svelato A, Santacroce C, et al. Plasticenta: First evidence of microplastics in human placenta. Environ Int 2021;146:106274.
  7. Pallotti F, Pelloni M, Gianfrilli D, et al. Mechanisms of testicular disruption from exposure to bisphenol a and phtalates. J Clin Med 2020;9:471.
  8. Akgül S, Sur U, Düzçeker Y. Bisphenol A and phthalate levels in adolescents with polycystic ovary syndrome. Gynecol Endocrinol 2019;35(12):1084-7.
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