L’impatto psicologico e quello sulla dieta dell’isolamento per l’epidemia da COVID-19 

Notizia |
Fact checked
L’impatto psicologico e quello sulla dieta dell’isolamento per l’epidemia da COVID-19 

Un’indagine eseguita in Italia ha valutato le modificazioni delle abitudini alimentari e la salute mentale delle persone che avevano aderito all’isolamento imposto per limitare la diffusione dell’epidemia da COVID-19. I risultati hanno dimostrato che, durante tale periodo, i partecipanti all’indagine hanno avuto ripercussioni psicologiche negative e un’alimentazione molto lontana dai canoni della dieta mediterranea.

Le misure di contenimento, dal distanziamento sociale all’isolamento nazionale, sono state le principali strategie messe in atto all’inizio dell’epidemia da COVID-19, per limitarne la diffusione. D’altra parte, era prevedibile che tali modificazioni delle abitudini quotidiane potessero ripercuotersi sulla salute mentale, sull’alimentazione e sull’attività fisica. Registrare tali effetti dell’isolamento era importante per tenerne conto, nel caso fossero necessari, in futuro, provvedimenti simili. Per questo motivo, Lorenzoni e colleghi hanno eseguito un’indagine basata su un questionario sottoposto a cittadini italiani di età superiore a 16 anni, che avessero aderito all’isolamento dovuto all’epidemia da COVID-19. Il questionario è stato preparato combinando strumenti specifici e validati che potessero valutare lo stato psicologico e le abitudini di vita. Lo hanno compilato 5.008 persone, nelle quali problemi psicologici moderati sono risultati presenti nel 25.5% dei casi e gravi nel 22.0%. Sintomi di depressione più gravi si sono rilevati nei soggetti più giovani, in quelli di sesso femminile, in chi non aveva un’occupazione (rapporto di probabilità 1.57; intervallo di confidenza al 95% 1.22-2.02) e negli studenti (rapporto di probabilità 1.73; intervallo di confidenza al 95% 1.31-2.28). Per quanto riguarda le abitudini alimentari, si è osservato che i partecipanti nel periodo dell’isolamento si erano discostati sensibilmente da quelle caratteristiche della dieta mediterranea. Ad esempio, metà del campione esaminato ha riferito di avere mangiato frutta o verdura solo due volte al giorno, invece delle cinque volte che sono l’obiettivo di tale tipo di dieta. Inoltre, è emerso che i compilatori del questionario avevano mangiato cibi ricchi di grassi e zuccheri, come le torte, con una frequenza mediana di tre volte la settimana, vale a dire che il 25% aveva mangiato tali cibi una volta al giorno per tutto il periodo mentre, secondo i principi della dieta mediterranea, essi dovrebbero essere introdotti solo occasionalmente. Anche il consumo di pesce è stato più basso, vale a dire due invece di tre volte alla settimana, ma questo potrebbe essere stato conseguenza più di problemi di approvvigionamento, che di scelta. I risultati dell’indagine hanno anche indicato che le abitudini alimentari peggiori hanno riguardato persone con sintomi di depressione. Queste, infatti, hanno mangiato più spesso cibi ricchi di grassi e zuccheri e meno spesso frutta e verdura, rispetto a chi non aveva subito effetti psicologici negativi dall’isolamento. In generale comportamenti di questo tipo sono attribuiti alla cosiddetta alimentazione emozionale, ma non si può escludere che certe scelte siano derivate invece dallo stato socio-economico peggiore o da condizioni di vita più condizionanti. Gli autori hanno precisato che, a fronte di pregi dello studio come l’ampia dimensione del campione esaminato, un possibile limite dello stesso è stata la mancanza di informazioni sulle abitudini alimentari precedenti all’isolamento.

Nelle conclusioni Lorenzoni e colleghi hanno evidenziato che i risultati del loro studio hanno permesso di individuare le caratteristiche delle persone a maggior rischio di subire ripercussioni più pesanti, a livello psicologico e sull’alimentazione, da misure di contenimento come l’isolamento. Ciò permetterà, in futuro, di applicare strategie che limitino le ripercussioni negative.                             

Potrebbe interessarti anche…

Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.