I disturbi del sonno nell’infanzia

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I disturbi del sonno nell’infanzia

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il sonno nella prima infanzia rappresenta un aspetto importante e significativo dell’accudimento e della cura dei bambini e riveste un’importanza particolare per i genitori, sia come fonte di soddisfazione e di rassicurazione, sia come fonte di ansia, qualora emerga un problema in tale ambito. La regolazione dello stato sonno-veglia nei primi tre anni di vita dipende dal sistema di accudimento del bambino da parte dei genitori, in quanto, di norma, il passaggio dal sonno alla veglia dei bambini piccoli si connette sia a meccanismi fisiologici (fame, sete, dolore, ciclo buio-luce, rumorosità) sia a processi affettivi e sociali (separazione dal genitore, riunione, conforto, rassicurazione ecc.).

Disturbi fisiologici del sonno

Durante il periodo di crescita di un bambino possono presentarsi periodi di difficoltà del sonno che però rientrano nel normale percorso di maturazione. Il bambino può presentare un sonno agitato per i primi stimoli che vive durante la giornata. Con la nascita il bambino inizia il primo passo di un lungo processo di individualizzazione che prevede la separazione fisica dal corpo della madre: il bambino vive tutto in modo indifferenziato dove non esiste limite o differenziazione tra il sé e ilnon sée, dunque, l’uscita dalla simbiosi dalla madre può generare stati di ansietà che possono portarlo a non essere totalmente sereno durante la notte.

Ineonati dormono molto ma, ben presto, riescono a stare svegli per periodi più lunghi e nel percorso di crescita possono iniziare a verificarsi incubi che spesso rappresentano progressi nel processo di maturazione mentale e dell’immaginazione creativa del bambino.

Intorno al terzo annodi età i bambini esprimono la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori. L’ingresso nella scuola materna è un altro passaggio importante per il percorso di maturazione e, il momento del sonno, può rappresentare un ulteriore distacco dai genitori per cui i bambini possono presentare numerosi risvegli notturni in cui cercano la vicinanza della figura genitoriale per essere rassicurati.

Diviene dunque fondamentale il momento dell’addormentamento in cui i genitori possono infondere calma e sicurezza: è importante mantenere una certa ritualità, fare in modo che il bambino si addormenti sempre nello stesso orario, non concedere televisione o dispositivi. Un rituale importante può essere quello della lettura di una fiaba, la ninna nanna, ma anche il bacino della buonanotte e le rassicurazioni, a volte ripetitive, che i bambini richiedono.

Il momento dell’addormentamento è un passaggio fra due diversi stati: la veglia e il sonno. I bambini possono farsi aiutare ad affrontare questo passaggio da alcuni oggetti. I giocattoli che portano a letto con loro sono oggetti significativi che danno sicurezza nel momento di lasciarsi andare e perdere il controllo della situazione.

Altri fattori importanti, quali lo svezzamento e la dentizione, segnano delle tappe fondamentali del percorso di crescita di un bambino, e possono risultare fonte di stress, di conseguenza possono influenzare il sonno.

È importante, come per tutti gli altri aspetti della crescita, accompagnare l’evoluzione del sonno del bambino: i genitori hanno il ruolo di contenimento dei lati emotivamente più forti, cercando di regolare tali stati emotivi e aiutando il bambino a rielaborarne il significato.

Nel momento in cui le difficoltà del sonno o della sfera dell’addormentamento dovessero ostacolare la quotidianità per lungo tempo potrà essere utile consultare uno psicologo dell’età evolutiva.

Incubi e terrore notturno

Il pavor nocturnus (terrore notturno) rientra nelle parasonnie, è piuttosto frequente, di solito compare fra i 2 e i 12 anni e scompare in adolescenza e non presenta alcuna causa patologica.Le crisi di pavor nocturnus sono caratterizzate da agitazione del bambino che urla nel sonno: presenta pupille dilatate, il respiro corto e frequente, la frequenza cardiaca aumenta come anche il tono muscolare. Sembra proprio che il bambino abbia un episodio di terrore e se si cerca di calmarlo il terrore aumenta. È fondamentale non cercare di svegliarlo perché l’impatto può essere traumatico; è beneparlargli con voce tranquillae toni bassi. Di solito la crisi dura pochi minuti e alla fine il bambino torna a dormire come se non fosse successo nulla. Al mattino non ricorda l’accaduto, perché durante la crisi non è mai consapevole. La crisi si verifica con frequenza variabile, irregolare, non prevedibile in una fase di sonno non-REM, o sonno profondo. Quindi non è un incubo notturno. Non è espressione di disturbi neurologici, né di disturbi affettivi, né di disturbi relazionali e non è un attacco di panico: si tratta del risultato di un’attivazione del sistema limbico(gestore delle emozioni), che si realizza non in conseguenza di esperienze vissute.

Gli incubi, invece, sono sogni spaventosi che si manifestano nella fase REM del sonno (fase in cui il cervello è molto attivo). Gli incubi provocano di solito il risveglio del bambino che urla, piange e ricerca la vicinanza della figura genitoriale: è in grado di raccontare gli aspetti principali del sogno e le cose che lo hanno spaventato. Negli incubi si ripropongono le paure di fondo del bambino: il “brutto sogno” è spesso popolato da personaggi reali o appartenenti alla fantasia. Gli incubi sono dunque da considerarsi un evento normale, che fa parte dello sviluppo e della vita di ogni bambino. Quando il bambino si risveglia spaventato da un incubo, il genitore può rassicurarlo fino a che la paura non scompare, può chiedergli di raccontare il brutto sogno se il bambino lo ricorda ed è in grado di farlo. È importante avere un comportamento calmo e coerente.

Di solito, queste manifestazioni si risolvono senza bisogno di interventi particolari. Se però il sonno disturbato dovesse prolungarsi a lungo nel tempo, potrebbe incidere in modo importante sul sereno svolgimento della vita del bambino e della famiglia e sarebbe consigliabile consultare uno psicologo dell’età evolutiva.

Conclusioni

“Non esiste mai un bambino da solo, ma esiste un bambino e chi si prende cura di lui, sia di giorno sia di notte”

Partendo dalla teoria dell’attaccamento di J. Bowlby è importate mettere in evidenza che il bisogno di vicinanza – prossimità fisica e affettiva – dei bambini alla figura accudente è un bisogno universale di contatto e nutrimento: partendo da questa analisi è evidente che la cura del bambino, la sua vicinanza alle figure genitoriali e un buon accudimento fanno sì che il bambino cresca serenamente e, di conseguenza, anche il momento del sonno del bambino, insieme alla fase di addormentamento, diventa un momento sereno proprio quando il bambino stesso si sente accudito e protetto.

Se la fase di addormentamento diventa una routine serena dove il bambino può sperimentare la vicinanza affettiva dei propri genitori, sarà più probabile che abbia un sonno sereno e tranquillo.

Chiaramente esperienze di vita, stimoli esterni e percorso di crescita possono portare a un sonno più agitato o a incubi notturni. Se però parliamo di episodi che nelle fasi di crescita si normalizzano, rientra tutto nella normale fisiologia del bambino; se, invece, la famiglia si rende conto che i disturbi del sonno vanno a inficiare il normale svolgimento delle attività quotidiane del bambino, sarà importante consultare uno psicologo evolutivo che possa analizzarne la causa e trovare tutte le possibili soluzioni.

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Bibliografia di riferimento

  • Bortolotti A. Il sonno dei bambini: biologia e cultura a confronto. Uppa-Un Pediatra Per Amico, Anno XVII, n. 4/2017, p. 19.
  • Bowlby J. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina, Milano, 1989.
  • Letardi S. Il mio bambino non mi dorme. Bonomi Editore, 2007.
  • Mahowald MW, Chokroverty S, Kader G, Schenck CH. Disturbi del sonno. Continuum Vol. 1, n. 3, Centro Scientifico Internazionale, Torino, 1999.
  • Pavia LE. Cosa sapere su tuo figlio di 3 anni. Edizioni Erickson, Trento, 2009.
  • Roccato P. Pavor nocturnus: cos’è e come gestirlo. Uppa-Un Pediatra Per Amico 2014, www.uppa.it
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