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I fattori psicologici che contribuiscono al mantenimento dell’obesità

Parere degli esperti |time pubblicato il
I fattori psicologici che contribuiscono al mantenimento dell’obesità

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Nei Paesi occidentali il problema dell’obesità sta aumentando in modo preoccupante, nonostante le numerose strategie e cure che nel tempo la ricerca scientifica ha prodotto. L’obesità è una patologia multifattoriale, dovuta all’interazione tra fattori genetici e fattori ambientali, ma anche i fattori socioculturali hanno un peso di notevole importanza nell’influenzare cattive abitudini alimentari.

Per promuovere l’inversione di tendenza sui problemi di peso, andrebbero valutati e affrontati i fattori ambientali di mantenimento: molti studi dimostrano che un ulteriore limite alla lotta al sovrappeso è costituito dalla tendenza biologica al recupero ponderale dopo la dieta.

Nel complesso, possiamo dire che i fattori che determinerebbero l’aumento ponderale e il recupero del peso sarebbero essenzialmente biologici e ambientali in sinergia con i fattori individuali di tipo psicologico.

Fattori biologici

Secondo la teoria del set point, ogni persona avrebbe un livello di peso corporeo specifico e individuale regolato geneticamente: esistono dei meccanismi che si oppongono al calo di peso al di sotto di un certo “livello minimo”.

Il set point ponderale, sempre per motivi genetici, sarebbe più alto in alcuni individui e più basso in altri, per cui il livello minimo ponderale individuale andrebbe valutato e considerato su ogni individuo, per evitare di creare false aspettative sugli obiettivi di peso, che inevitabilmente portano al recupero. Sarebbe opportuno definire, con l’individuo obeso, un peso giusto per sé con il fine di preservare la salute e il proprio benessere.

Fattori ambientali

Il contesto socioeconomico dei Paesi occidentali esercita forti pressioni: i mass media ci tempestano di notizie e sponsorizzazioni di cibo altamente calorico, appetibile, disponibile e a costi relativamente bassi, quindi alla portata di tutti.

L’elevata disponibilità di cibo, le pressioni sociali e dei media a mangiare in eccesso, le pressioni della food industry promuovono e mantengono i comportamenti alimentari che portano a iperalimentarsi. Tali comportamenti, ormai consolidati nelle società occidentali, sfuggono al controllo, determinando l’aumento e il recupero ponderale. Inoltre, uno stile di vita sedentario rende il tutto più complesso.

Fattori psicologici

Gli aspetti psicologici implicati nel recupero del peso e nel mantenimento dell’obesità possono essere molteplici.

Uno dei disturbi alimentari più diffusi è il binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata): è un disturbo dell'alimentazione caratterizzato da abbuffate analoghe a quelle della bulimia, ma che non vengono seguite da pratiche di eliminazione o compensazione. Chi ne è affetto, quindi, è quasi sempre obeso o in notevole sovrappeso e soffre psicologicamente per questa condizione, molto più di persone obese che mangiano in modo non compulsivo. Molti pazienti cercano ripetutamente di seguire diete finalizzate alla perdita di peso senza riuscirci, ricavandone una profonda frustrazione.

Come per l'anoressia e la bulimia, l'origine del disturbo da binge eating è complessa e in parte legata a una predisposizione genetica, cui si somma una serie di fattori personali, familiari, sociali e ambientali sfavorevoli. Studi condotti negli ultimi anni hanno, inoltre, permesso di evidenziare nei soggetti obesi alterazioni specifiche a livello delle sostanze (ormoni e neurotrasmettitori) che regolano appetito, sazietà e stimolo all'assunzione di cibo, presenti nel cervello o a livello gastroenterico (in particolare, leptina e grelina). Anche il sonno è risultato strettamente correlato alle alterazioni del comportamento alimentare tipiche del disturbo da binge eating.

Le abbuffate, che caratterizzano il disturbo stesso, sono ripetute almeno una volta alla settimana per almeno tre mesi, e sono caratterizzate dall'ingestione compulsiva di grandi quantità di cibo in tempi relativamente brevi e a prescindere da una reale sensazione di fame, e il soggetto non riesce a seguire diete ipocaloriche, nonostante un sincero desiderio di perdere peso. Le abbuffate vengono effettuate in solitudine, sono associate alla sensazione di perdita di controllo sulle quantità di cibo assunto e terminano soltanto in seguito a una sensazione di pienezza eccessiva e sgradevole. Mancando un comportamento compensatorio, inoltre, le abbuffate sono immediatamente seguite da malessere fisico e psicologico, con forte senso di frustrazione, disgusto verso se stessi e riduzione dell'autostima. Questo disturbo presenta spesso comorbilità con disturbi d’ansia e disturbi depressivi.

Spesso alla base di questa patologia è presente una reale difficoltà del soggetto a tollerare le proprie emozioni: il cibo viene utilizzato per far fronte alle emozioni negative, al disagio, alle frustrazioni, come una valvola di sfogo nei confronti dello stress. Questo comporta, a lungo andare, un’alterazione della percezione della sensazione di fame e sazietà, come se le sensazioni sgradevoli della giornata venissero etichettate come “fame”.

Perché mangio anche quando non ho fame?” Questa domanda, frequente nelle persone obese, pone in evidenza come gli attacchi di fame non sempre abbiano a che fare con un bisogno reale di nutrimento. Gli attacchi di fame possono rappresentare diversi significati da un punto di vista simbolico: colmare il vuoto emotivo, attenuare degli stati emotivi insostenibili, placare dei pensieri negativi o positivi.

Il cibo diventa il modo per rispondere a ogni emozione e sensazione: l’ansia, la depressione, la rabbia, l’aggressività, la gelosia, la gioia si trasformano in fame o, come nel caso di percezione di dolore, in una ricerca di attenuazione di una sensazione negativa.

Questo circolo vizioso: difficoltà accettazione emozioni negative – mangiare per modulare le emozioni – senso di colpa – emozioni negative, mantiene sempre attivo il disturbo.

Conclusioni

I significati dell’alimentazione sono, per ognuno di noi, radicati su valori culturali, consuetudini familiari e aspetti emotivi. Anche per questa complessità di fattori, nel caso dell’obesità, le diete restrittive da sole sono spesso destinate al fallimento, perché ignorano le motivazioni profonde del comportamento alimentare del paziente.

L’obesità non è solo un disturbo ma può rappresentare uno stile di vita, una modalità di difesa, che si inserisce in un ampio sistema di comportamenti non sempre consapevoli. L’aspetto fisico e la problematica organica possono, infatti, mascherare disturbi più gravi, ricomporre tensioni interpersonali, regolare la distanza delle relazioni, controllare reazioni impulsive. Parlare degli aspetti psicologici dell’individuo obeso significa prendere in considerazione la complessità dei suoi sintomi, i loro vantaggi e svantaggi da un punto di vista sia interiore sia di adattamento al contesto esterno.

Rispetto al rapporto fra obesità e disturbi psicopatologici, le ricerche più recenti non hanno messo in luce una personalità psicopatologica specifica del soggetto obeso; tuttavia l’obesità e il suo trattamento si intrecciano ai processi psicologici dell’individuo, e risulta per questo fondamentale valutarne le interazioni al fine di qualsiasi proposta di intervento.

L’approccio agli aspetti psicologici dell’obesità s’inserisce nella presa in carico interdisciplinare del paziente, attenta alla globalità dei suoi bisogni dal punto di vista organico, psicologico, relazionale, familiare e sociale. Parlare di questi aspetti non significa considerare l’obesità come un disturbo mentale, ma addentrarsi nell’importanza di definire con il paziente le molteplici cause dell’insorgenza del suo disturbo, i fattori di mantenimento e di aggravamento e di individuarne responsabilità e possibili soluzioni per decidere se e come affrontare un possibile percorso terapeutico.

Dott.ssa Abbruzzese Maria Teresa Laura - Psicologa Psicoterapeuta

Bibliografia di riferimento

  • Marcus MD. Binge eating in obesity. In: Fairburn CG & Wilson GT (eds). Binge eating: nature, assessment, and treatment. New York: Guilford Press, 1993.
  • Marrama R, Piazzi G, Thouverai L. Obesità e sovrappeso. Un corpo per nascondersi. L'asino D'oro 2020.
  • Striegel-Moore RH. Risk factors for eating disorders. Ann N Y Acad Sci 1997;817:98-109.
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