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Poco utilizzati in Italia i farmaci per la disassuefazione dall’alcol

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Poco utilizzati in Italia i farmaci per la disassuefazione dall’alcol

Un gruppo di esperti ha eseguito uno studio per valutare l’impiego dei farmaci per la disassuefazione dall’alcol in Italia. I risultati hanno indicato che nel nostro Paese questi prodotti sono utilizzati, ma meno di quello che sarebbe necessario.  

Agabio e colleghi sono partiti dalla considerazione che, in generale, i farmaci sono poco utilizzati per aiutare le persone a liberarsi dalla dipendenza dall’alcol. Tra gli ostacoli all’impiego di tali prodotti ci sono: il loro limitato numero, il prezzo e la difficoltà di accesso a specialisti che li prescrivano. La dipendenza dall’alcol dovrebbe essere considerata una malattia, come lo sono le dipendenze dalla nicotina o dalle droghe, mentre troppo spesso viene vista come un “vizio”, cioè come un’abitudine nella quale l’individuo indulge perché non ha abbastanza forza da resistervi. E invece l’alcolista ha addirittura due forme di dipendenza, una psicologica e una biologica. La prima consiste nell’associare l’assunzione di bevande alcoliche con occasioni e attività appaganti, che l’individuo cerca per compensare ansia, depressione e stress. Con il consolidarsi del consumo cronico di alcol, le persone avvertono sempre più forte un vero e proprio bisogno fisico di introdurre bevande alcoliche e questo è il segnale che si è instaurata anche una dipendenza biologica dalle sostanze delle quali l’introduzione dell’alcol provoca il rilascio nell’organismo. Per liberarsi da legami così stretti con questa abitudine di vita, una forte motivazione è indispensabile, ma non sempre è sufficiente. Per tele motivo sono stati messi a punto trattamenti farmacologici che aiutano chi intraprende un percorso di disassuefazione. Agabio e colleghi hanno eseguito uno studio mirato a valutare, in una casistica italiana, l’uso di prodotti che hanno questa indicazione. I soggetti arruolati ricevevano i farmaci gratuitamente, avevano accesso diretto ai medici nelle ore di ambulatorio e chi necessitava di una terapia sostitutiva poteva avere il prodotto denominato gamma-idrossibutirrato. Gli autori hanno verificato anche la frequenza di casi che avevano ricevuto una combinazione di trattamenti farmacologici e non farmacologici, quando ancora assumevano alcol. Nel corso di incontri dedicati sono stati compilati questionari specifici per la raccolta di riscontri da persone che avevano intrapreso percorsi di disassuefazione. Sono stati intervistati 345 soggetti, dei quali il 58.8% era in trattamento con prodotti per la disassuefazione. Il 34.3% di essi riceveva il gamma-butirrato, il 29.6% il disulfiram, il 5.9% l’acamprosato, il 2.5% il naltrexone e il 16.7% combinazioni di più prodotti. Meno del 30% dei partecipanti che ancora consumava alcol, e quindi era nella fase critica del tentativo di abbandono dell’abitudine, riceveva un’associazione di cure farmacologiche e non farmacologiche. Pur se non ottimale, l’impiego di farmaci rilevato nella ricerca è stato superiore rispetto a quello osservato in studi eseguiti in altri Paesi. I possibili motivi di questo impiego più ampio possono essere stati: il discreto numero di prodotti disponibili, il fatto che fossero forniti gratuitamente e la disponibilità dei medici a prescriverli.

Nelle conclusioni gli autori hanno confermato che l’impiego di farmaci per la disassuefazione dall’alcol è ancora limitato, visto che meno del 30% di quelli che avevano intrapreso il percorso di disassuefazione riceveva una combinazione di terapie farmacologiche e non farmacologiche.

L’abbandono di qualsiasi abitudine dannosa per la salute è difficile e richiede approcci complessi. Se il successo è fortemente condizionato dalla motivazione dell’individuo che deve disassuefarsi, il raggiungimento dell’obiettivo richiede spesso un’associazione di interventi psicologici e farmacologici. Un errore che fanno tanti, inclusi certi medici e certe Autorità Sanitarie, è quello di considerare le dipendenze come dei vizi e chi le ha come persone che “non meritano” supporto in quanto “peccatori”. Gestire le dipendenze come malattie è l’unico modo per risolvere i problemi delle persone che le hanno, delle loro famiglie e della Società, che può così pienamente recuperare questi individui.

Tommaso Sacco

Fonte: Use of Medications for the Treatment of Alcohol Dependence: A Retrospective Study Conducted in 2011-2012; Current Drug Research Reviews, 2020 Dec 28.

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