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Un documento dell’Associazione Americana di Gastroenterologia ridimensiona l’efficacia dei probiotici

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Un documento dell’Associazione Americana di Gastroenterologia ridimensiona l’efficacia dei probiotici

Negli ultimi decenni si è assistito a una diffusione sempre più ampia dell’uso dei probiotici in molte malattie, prime fra tutte quelle gastroenterologiche. Più di recente, alcuni articoli hanno rimesso in discussione l’efficacia di questi prodotti. Una revisione sistematica della letteratura eseguita dall’Associazione Americana di Gastroenterologia è giunta a conclusioni che hanno ridimensionato molto l’utilità di probiotici.   

Quella del microbiota è un’area di conoscenza che ha suscitato grande interesse da parte di ricercatori e medici negli ultimi vent’anni. Numerose linee di ricerca hanno studiato l’interazione fra i miliardi di microrganismi presenti nel corpo umano e il funzionamento d quest’ultimo. Altrettanto interesse hanno suscitato le relazioni fra le modificazioni del microbiota e lo sviluppo delle malattie. Una delle massime espressioni dell’interesse per questo campo è stata la definizione del microbioma, vale a dire il “censimento” delle specie di  microrganismi presenti nell’intestino fatto sulla base dei loro corredi genetici. Parallelamente a tali linee di ricerca, si è cercato di svilupparne altre che traducessero in cure le conoscenze acquisite. Fra i prodotti ai quali è stato attribuito un effetto positivo sul microbiota intestinale ci sono i probiotici. Ipotesi di meccanismo interessanti ed evidenze di laboratorio suggestive sono state “tradotte” in una comunicazione accattivante, che ha convinto molti medici a prescrivere i probiotici e moltissimi consumatori a farne uso. Il tutto nonostante spesso a quelle evidenze sperimentali non corrispondessero conferme cliniche attendibili. D’altra parte, all’origine di questa comunicazione positiva ci sono stati anche importanti interessi commerciali e, infatti, nella revisione della letteratura appena pubblicata dall’Associazione Americana di Gastroenterologia (in inglese American Gastroenterological Association: AGA) si riporta che, nel 2020, nei soli stati Stati Uniti si venderanno probiotici per oltre 6 miliari di dollari. Nello stesso documento, si spiega che di fronte alla richiesta sempre più frequente dei loro assistiti circa quale probiotico assumere, i medici hanno molti dubbi. Infatti, nessuno dei probiotici oggi disponibili è stato studiato e prodotto come farmaco, vale a dire con l’intento di prevenire o di trattare le malattie e di migliorarne l’andamento. Il motivo di questa mancanza di informazioni è che quasi tutti i probiotici sono registrati, dalle aziende produttrici, come supplementi nutrizionali e questo comporta, rispetto ai farmaci, un rigore minore, nell’esecuzione degli studi clinici che li riguardano, sia in termini di verifiche dell’efficacia, che di raccolta degli effetti collaterali. Per questo motivo, si legge nel documento dell’AGA, i Medici di Medicina Generale e i Gastroenterologi hanno pochi riferimenti certi riguardo all’uso dei probiotici nelle malattie gastroenterologiche. Per colmare questa lacuna, l’Istituto di ricerca dell’Associazione Americana di Gastroenterologia ha eseguito una revisione della letteratura scientifica relativa alle evidenze disponibili sull’uso dei probiotici nelle patologie dell’apparato gastroenterico. I risultati di questa accurata analisi hanno molto ridimensionato l’utilità dei probiotici nella cura di tali patologie. Da quelle più gravi, come le malattie infiammatorie croniche dell’intestino, a quelle meno aggressive, ma comunque penalizzanti la qualità di vita, come la Sindrome dell’intestino irritabile, la qualità, vale a dire l’affidabilità, delle evidenze è stata giudicata bassa e inadeguata. Anche per un’indicazione tipica dei probiotici, come la gastroenterite acuta pediatrica, le conclusioni proposte nel documento dell’AGA sono state negative, definendo tali prodotti come non efficaci nella cura di questa condizione.

Il documento dell’Associazione Americana di Gastroenterologia arriva dopo che diverse pubblicazioni avevano messo in dubbio non solo l’efficacia dei probiotici in alcune malattie gastroenterologiche, ma anche la stessa capacità dei microrganismi somministrati di influenzare positivamente il microbiota. Il prestigio dell’AGA, il rigore con il quale il suo Istituto di ricerca ha eseguito la revisione della letteratura e i risultati ai quali questa è arrivata richiedono un’attenta rivalutazione dell’uso dei probiotici, sia da parte dei medici, che da parte dei consumatori.

Tommaso Sacco

Fonte: AGA Technical Review on the Role of Probiotics in the Management of Gastrointestinal Disorders. Gastroenterology 2020

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