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Disturbi del comportamento alimentare del bambino

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Disturbi del comportamento alimentare del bambino

Nutrirsi non è semplicemente un momento di soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma è un’attività a cui l’individuo attribuisce molteplici significati: l’atto nutritivo diviene, dunque, una metafora della relazione d’amore oppure può diventare teatro di una protesta.

Nel neonato l’alimentazione assume forti connotazioni comunicative e simboliche: la relazione madre-bambino, che si sviluppa nel momento dell’alimentazione, è centrale sia per la formazione del legame di attaccamento sia per la strutturazione dei rapporti di reciprocità, base del futuro sviluppo della comunicazione intenzionale e dell’articolarsi della conoscenza di sé e del mondo.

Fino ai 6 anni sarà normale una certa irregolarità alimentare del bambino, tra i 6 e i 10 anni il comportamento alimentare sarà notevolmente influenzato da quello dei genitori, i quali dovranno fornire modelli positivi di riferimento e pubblicità e scuola creeranno grossi condizionamenti. Tra i 12 e i 14 anni, periodo dell’adolescenza, l’individuo cresce ma l’adolescenza è solo il prolungamento dell’infanzia e da quest’ultima risulterà condizionata in larga misura.

I fattori ambientali, tuttavia, svolgono un ruolo importante in questo periodo di transizione in cui avverrà l’adattamento del bambino alla società degli adulti. Le difficoltà alimentari durante le varie tappe evolutive del bambino, quindi, devono essere considerate in un’ottica di sviluppo secondo cui il processo maturativo del bambino richiede l’integrazione di capacità biologiche, cognitive e affettive per il raggiungimento di un livello di adattamento e autonomia più complesso rispetto al precedente.

Molte modalità dei bambini, in alcune fasi del loro sviluppo, possono preoccupare i genitori anche se sono generalmente modalità normali. Per esempio, le manie alimentari e l’alimentazione restrittiva, l’iperalimentazione ecc. Normalmente queste modalità tendono a risolversi col tempo, ma spesso i genitori si preoccupano e le loro paure sono notate dal bambino e, in molti casi, contribuiscono a mantenere le difficoltà e il comportamento problematico che invece, se non venisse rinforzato dall’atteggiamento dei genitori, potrebbe essere di breve durata e di scarsa importanza.

I comportamenti alimentari che spesso preoccupano i genitori e sono comuni durante il processo di sviluppo del bambino sono tantissimi, ma quando si può davvero parlare di disturbi del comportamento alimentare?

Quando una difficoltà alimentare diventa un vero e proprio disturbo alimentare?

Una difficoltà alimentare diviene un disturbo se essa inizia a inficiare le normali attività di vita quotidiana e se si presentano sintomi tali da diagnosticare un disturbo del comportamento alimentare.

Quali sono i disturbi del comportamento alimentare che possono manifestarsi già in età evolutiva?

Secondo il DSM-5, Manuale diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, i disturbi del comportamento alimentare sono i seguenti:

  • Anoressia nervosa. L’anoressia nervosa è il più noto tra i disturbi alimentari ed è caratterizzato dal rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per l’età e la statura, dall’intensa paura di acquistare peso, da una distorsione percettiva circa il proprio peso o la forma del corpo e, nelle femmine dopo il menarca, amenorrea (cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi). Questi soggetti hanno tendenze perfezionistiche e si prefiggono obiettivi altamente elevati che vogliono a tutti i costi raggiungere. Inoltre sono caratterizzate da una forte impulsività. L’anoressia nervosa si sviluppa di solito in ragazze o giovani donne di età compresa tra i 15 e i 25 anni.
  • Bulimia nervosa. Caratteristica principale della bulimia nervosa sono le abbuffate compulsive: cioè “mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili”. Durante questi episodi i soggetti hanno la sensazione di perdere il controllo e possono mangiare strane combinazioni di cibo o enormi quantità dello stesso cibo, poi si sentono fortemente in colpa e provano disgusto verso se stessi, così finiscono con l’indursi il vomito. A volte possono utilizzare lassativi, diuretici o pillole dimagranti nel tentativo di controllare l’aumento di peso. Questi soggetti, come le persone con anoressia nervosa, sono profondamente insoddisfatti di se stessi, sono preoccupati per il peso e la forma del corpo e giudicano il loro valore in base al loro aspetto.
  • Binge-eating. La caratteristica principale del disturbo da binge-eating sono i ricorrenti episodi di abbuffata con perdita di controllo, che devono verificarsi almeno una volta alla settimana per 3 mesi. Questo disturbo è associato spesso al sovrappeso e all’obesità e si distingue dall’obesità perché i soggetti obesi non si abbandonano ad abbuffate. Nei bambini si verificano sia le abbuffate sia episodi di alimentazione incontrollata senza un eccessivo consumo di cibo. L’abbuffarsi è comune negli adolescenti e in soggetti in età universitaria. Il disturbo da binge-eating è associato a una serie di conseguenze funzionali, compresi problemi di adattamento al ruolo sociale, compromissione della qualità di vita e della soddisfazione di vita.
  • Disturbo evitante dell’assunzione di cibo. La caratteristica diagnostica principale è l’evitamento e la restrizione del cibo associata alla mancanza di interesse nei confronti del cibo stesso. I bambini sono irritabili e difficili da confortare durante la nutrizione o possono apparire apatici e chiusi in se stessi. L’interazione genitore-bambino può contribuire ai problemi di nutrizione del bambino. L’evitamento o la restrizione dell’assunzione di cibo associati ad assunzione insufficiente oppure a mancanza di interesse per l’alimentazione si sviluppano nella prima infanzia e possono persistere in età adulta.
  • La caratteristica principale del disturbo da ruminazione è il ripetuto rigurgito del cibo dopo la nutrizione. Sebbene il bambino abbia apparentemente fame e ingerisca notevoli quantità di cibo, nei casi più gravi, quando il rigurgito segue immediatamente la nutrizione e il cibo è espulso, può manifestarsi malnutrizione. Il disturbo va spesso incontro a remissione spontanea ma può protrarsi ed esitare in emergenze mediche per la malnutrizione. Adolescenti e adulti eviteranno di mangiare in pubblico in quanto riconoscono l’indesiderabilità sociale di tale comportamento.
  • La caratteristica fondamentale della pica è la persistente ingestione di una o più sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili per un periodo di almeno un mese. Tra i fattori di rischio riscontriamo fattori ambientali quali l’abbandono, la mancanza di controllo e il ritardo dello sviluppo che possono aumentare il rischio di questa condizione. L’esordio si verifica in età infantile, negli adulti, invece, può verificarsi con maggiore probabilità in un contesto di disabilità intellettiva.

Quali sono le cause dei disturbi del comportamento alimentare?

Non esistono cause specifiche, ma possiamo riscontrare dei fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento. A livello relazionale le problematiche di comunicazione in famiglia o i problemi nel raggiungimento della propria autonomia possono condurre una persona ad ammalarsi di un disturbo del comportamento alimentare. I falsi miti e i modelli trasmessi dai mass media e dalla società in cui viviamo, inoltre, creano terreno fertile per l’instaurarsi di un disturbo. È anche importante valutare l’esistenza di comorbilità con altri disturbi psichiatrici o se ci sono stati in famiglia casi di abuso o maltrattamento.

I fattori predisponenti sono tutti quei fattori che costituiscono precondizioni necessarie per l’insorgenza di un particolare disturbo. Sono elementi già presenti nella persona o nell’ambiente prima che il disturbo alimentare emerga: la genetica, la personalità e i fattori socio-culturali. I fattori precipitanti o attivanti sono quei fattori che sembrano dare inizio al disturbo alimentare. Essi, però, possono agire solo in presenza delle necessarie “precondizioni” e sono quelli che porteranno un ragazzo, già vulnerabile, a un disturbo alimentare o ad altri comportamenti di controllo dell’alimentazione.

Tra i fattori precipitanti annoveriamo accadimenti importanti che possono modificare l’equilibrio psico-fisico di una persona (attesa per gli esami, scarse relazioni con il gruppo dei pari, difficoltà scolastiche, cambio di casa ecc.).

I fattori di mantenimento, invece, sono quei fattori (dieta ferrea, sensazione di sentirsi grassi, comportamenti di body-checking o food-checking ecc.) che mantengono sempre attivo il disturbo alimentare.

Come possiamo aiutare un bambino che sviluppa un disturbo del comportamento alimentare?

È importante partire da un presupposto: un disagio è sempre "un campanello d'allarme da ascoltare”. Il bambino o l’adolescente sta cercando di dire qualcosa a modo suo. Un messaggio che spesso non riguarda solo la sua sfera alimentare.

È fondamentale, dunque, innanzitutto ascoltare il proprio figlio: “che cosa sta cercando di dirmi?” Perché spesso un disturbo alimentare non è associato al cibo in sé ma è legato alla sfera emotiva del bambino; per esempio è importante interrogarsi per valutare se qualcosa è cambiato nella sua vita o nella propria famiglia (la nascita di un fratellino, disagio a scuola). I comportamenti alimentari costituiscono quindi una sorta di comunicazione e anche una modalità̀ che il bambino sceglie per esprimere il proprio disagio interiore a cui è importante offrire ascolto. È fondamentale pertanto contattare il proprio medico di riferimento per comprendere le condizioni fisiche del proprio figlio e se sono presenti cause organiche che possano aver originato il disturbo del comportamento alimentare. A seconda poi dell’età del bambino, è bene attuare comportamenti che non generino stress: se il bambino rifiuta il cibo non insistere o se mangia troppo cercare di attirare la sua attenzione con attività che lo impegnino.

Se il disagio persiste sarà necessario contattare uno psicologo che farà chiarezza sulla situazione e deciderà, se necessario, di iniziare un percorso psicoterapeutico sia individuale, se l’età del bambino lo consentirà, sia familiare per comprendere le cause che hanno portato alla sintomatologia del soggetto e curarle.

Dott. Maria Teresa Laura Abbruzzese - Psicologa Psicoterapeuta

Bibliografia di riferimento

  • American Psychiatric Association. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. DSM-5 Edizione Italiana a cura di Massimo Biondi. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.
  • OnnisIl tempo sospeso. Anoressia e bulimia tra individuo, famiglia e società. Franco Angeli, Milano, 2004.
  • Recalcati M, Zuccardi Merli U. Anoressia, bulimia e obesità. Bollati Boringhieri, Torino, 2006.

 

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