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Disassuefazione dal fumo: percezione dei medici e motivazione dei fumatori

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Disassuefazione dal fumo: percezione dei medici e motivazione dei fumatori

Due articoli pubblicati fra luglio e settembre del 2020 hanno trattato aspetti cruciali della disassuefazione dal fumo. Il primo ha valutato la percezione che hanno i medici delle problematiche relative alla disassuefazione e l’altro ha indagato gli aspetti psicologici e di comportamento che la condizionano.

Meijer e Chavannes hanno studiato le percezioni che hanno i medici e gli altri operatori della salute riguardo al perché si incontrano difficoltà quando si applicano approcci finalizzati a far cessare l’abitudine al fumo. Gli autori hanno eseguito uno studio coinvolgendo medici e altri operatori sanitari olandesi. I risultati hanno indicato che i professionisti che hanno fornito riscontri si possono dividere in due gruppi: uno, di gran lunga maggioritario (77%), che ha riportato che i fumatori stessi siano i responsabili del mantenimento di tale abitudine e del fallimento di approcci per la disassuefazione. L’altro gruppo, molto meno numeroso (23%), ha dichiarato che si continua a fumare a causa di fattori come la dipendenza dalla nicotina e che, il fatto che si cominci a fumare da giovani, non ha conseguenze particolari, in termini di probabilità di abbandonare in seguito l’abitudine. L’appartenenza all’uno o all’altro gruppo si è correlata all’età, all’esperienza di lavoro e all’abitudine al fumo degli stessi medici e degli operatori sanitari che hanno fornito i diversi riscontri. Inoltre, i professionisti del gruppo più ampio sono stati quelli che incontravano risultati peggiori con i percorsi di disassuefazione. Le conclusioni degli autori sono state che attribuire la responsabilità del fumo ai fumatori si associa a maggiori barriere nel conseguimento della disassuefazione da parte di medici e di altri operatori sanitari.

L’altro studio è stato eseguito da esperti italiani dell’Università di Milano e dell’Istituto Europeo di Oncologia. Essi sono partiti dalla considerazione che la motivazione del fumatore a smettere è riconosciuta come fattore cruciale nel predire il successo di tale approccio. D’altra parte, anche persone motivate possono fallire quando intraprendono tali percorsi. Lucchiari e colleghi hanno eseguito uno studio per identificare aspetti psicologici e abitudini di vita che si associavano a diversi livelli di motivazione ad abbandonare il fumo. Un altro obiettivo della ricerca è stato quello di confrontare le caratteristiche di persone che fumavano con quelle di soggetti che non avevano mai fumato o di chi era riuscito a smettere. La casistica raccolta è stata di 360 volontari, 179 femmine e 181 maschi con un’età media di 55 anni. Tutti i partecipanti hanno completato una serie di prove psicologiche e comportamentali e test mirati a misurare la motivazione e la disponibilità a smettere. I risultati hanno indicato che i comportamenti dei fumatori differivano profondamente riguardo a specifiche variabili psicologiche. Le persone che fumano sono state raggruppate, in base ai riscontri raccolti, in due categorie: una più attenta, in generale, alle abitudini di vita e interessata a mantenere energia e vigore fisici e l’altra con abitudini meno sane e un minor benessere psicologico. Gli autori, però, hanno rilevato che l’attenzione generale alle abitudini di vita non è correlata necessariamente a una maggiore motivazione a smettere e, di conseguenza, la disassuefazione ha fallito, nonostante, appunto, le persone avessero tale attenzione. Lucchiari e colleghi hanno concluso che i fumatori che, a parte il fumo, hanno abitudini di vita sane, sono avvantaggiati nell’ottenere la disassuefazione, rispetto a quelli che ne hanno di meno sane, ma solo se, a priori, sviluppano un a forte motivazione a raggiungere tale obiettivo.

Partendo dai risultati riportati nei due articoli si può concludere che: la motivazione del fumatore a smettere è decisiva per ottenere il successo, che l’attenzione alle abitudini di vita è un fattore favorente e che i medici e gli altri operatori sanitari raramente hanno la giusta percezione delle barriere che impediscono la disassuefazione dal fumo.

Tommaso Sacco

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