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Dimostrata l’efficacia di un nuovo trattamento nell’asma non controllato da altre terapie

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Dimostrata l’efficacia di un nuovo trattamento nell’asma non controllato da altre terapie

Sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine (Giornale Medico del New England) è stato pubblicato un articolo che riporta l’efficacia del farmaco tezepelumab nelle persone con forme di asma che non si riescono a controllare con i trattamenti comunemente usati in questa indicazione.

In alcuni casi di asma moderato o grave può essere difficile ottenere un controllo completo dei sintomi. Spesso si tratta di forme nelle quali il meccanismo dell’infiammazione non coinvolge i granulociti eosinofili. Il tezepelumab è un anticorpo monoclonale che si lega specificamente a una citochina, denominata linfopoietina stromale timica (in inglese Thymic Stromal Lymphopoietin: TSLP). Esso deriva dalle cellule dell’epitelio ed è stato proposto come cura per i soggetti con asma che non sia controllato da farmaci denominati beta-agonisti a effetto prolungato associati a corticosteroidi assunti per via inalatoria a dosi medie o alte. Corren e colleghi hanno eseguito uno studio di fase 2, quindi preliminare, con un protocollo in doppio cieco e che prevedeva un confronto con il placebo, per valutare l’effetto di tre dosi di tezepelumab somministrato per via sottocutanea per 52 settimane. Il principale criterio di valutazione dell’efficacia è stato la frequenza delle recidive dell’asma espressa come episodi per soggetto per anno. Il tezepelumab è stato somministrato alle seguenti dosi: 70 mg ogni 4 settimane, 210 mg ogni 4 settimane e 280 mg ogni 2 settimane. La dose più bassa è stata somministrata a 145 persone, quella intermedia allo stesso numero di soggetti e la più alta a 146. La frequenza annuale di recidive, dopo 52 settimane di trattamento con tezepelumab, è stata, rispettivamente per le tre dosi, di 0.26, 0.19 e 0.22. Nel gruppo di 148 malati che ha ricevuto il placebo, la frequenza delle recidive è stata dello 0.67. Confrontando l’effetto del farmaco attivo con quello del placebo, si sono rilevate riduzioni delle frequenze delle recidive del 61%, del 71% e del 66% con le dosi bassa, media e alta di tezepelumab. Per tutti i confronti si è avuta una riduzione statisticamente significativa: p<0.001. L’efficacia del trattamento non è stata condizionata dal coinvolgimento o meno dei granulociti eosinofili nell’infiammazione. Per valutare la funzione respiratoria è stato misurato il volume emesso in maniera forzata con la respirazione in un secondo, confrontando le evidenze ottenute alla 52° settimana, rispetto a quelle precedenti alla cura. Nei soggetti trattati con tezepelumab, rispetto al placebo, il volume è aumentato di 0.12 litri con la dose bassa (p=0.01), 0.11 litri con la dose media (p=0.02) e 0.15 litri con la dose alta (p=0.002). La terapia è stata interrotta, a causa di eventi avversi, in due soggetti che avevano ricevuto la dose media, in tre trattati con quella alta e in uno de gruppo placebo.

Gli autori hanno concluso che, a parità di trattamento con beta-agonisti a effetto prolungato e corticosteroidi a dosi medio/alte, l’aggiunta di tezepelumab ha indotto una significativa riduzione della frequenza delle crisi acute di asma, indipendentemente dal meccanismo dell’infiammazione.

Tommaso Sacco

Fonte: Tezepelumab in Adults with Uncontrolled Asthma; New England Journal of Medicine, 2017 Sep 7;377(10):936-946.

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