Dieta, orario dei pasti e calo di peso   

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Dieta, orario dei pasti e calo di peso   

Un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine ha riportato i risultati di uno studio che ha valutato l’effetto dei tempi di assunzione del cibo sul calo di peso indotto da una dieta. Tali risultati hanno dimostrato che ridurre i tempi di introduzione degli alimenti tra le 8 e le 16 non fornisce alcun vantaggio significativo.

La riduzione delle calorie introdotte giornalmente è una soluzione prioritaria per il calo di peso delle persone con sovrappeso e obesità, ma la maggior parte degli studi ha dimostrato che raramente, dopo un anno di dieta, si ottiene un calo superiore al 5% e che il mantenimento nel tempo delle riduzioni ottenute è molto difficile. L’approccio denominato in inglese Time-Restricted Eating, traducibile in “alimentazione in un tempo ristretto”, fa parte delle strategie del digiuno intermittente e consiste nel limitare l’assunzione del cibo nell’ambito di un periodo di tempo più breve, rispetto a quello nel quale normalmente sono distribuiti i pasti nella giornata. Il digiuno intermittente e, in particolare, l’alimentazione in un tempo ristretto, sono diventati molto popolari sia perché qualunque nuova dieta viene ampiamente ripresa dai mezzi di comunicazione e trova seguaci che contribuiscono a diffonderla, anche se le prove scientifiche a supporto non sono abbastanza robuste, sia perché è relativamente facile da seguire. Inoltre, alcuni studi osservazionali hanno associato l’introduzione di pasti a tarda ora all’aumento di peso e ricerche pilota avevano suggerito una possibile efficacia dell’alimentazione in un tempo ristretto. Per fare chiarezza sull’efficacia di questo approccio, Liu e colleghi hanno eseguito uno studio su 139 persone obese, alle quali è stata prescritta una dieta con riduzione delle calorie giornaliere, da seguire per 12 mesi. Alcune di esse hanno assunto gli alimenti previsti dalla dieta in un periodo ristretti della giornata, vale a dire dalle 8 alle 16, e altre hanno mantenuto gli orari abituali. Le calorie giornaliere previste dalla dieta sono state di 1500-1800 kcal al giorno per i maschi e 1200-1500 kcal al giorno per le femmine. La variabile principale considerata è stata la differenza della riduzione di peso, tra l’inizio e il 12° mese di dieta, in base all’applicazione o meno dell’alimentazione in un tempo ristretto. Variabili secondarie sono state le modificazioni della circonferenza della vita, dell’Indice di Massa Corporea, del contenuto di grasso dell’organismo e dei fattori di rischio metabolici. Dei 139 soggetti arruolati, 118 (84.9%) hanno completato la visita di controllo al 12° mese. La riduzione di peso nel periodo di osservazione è stata di – 8.0 kg (intervallo di confidenza al 95% da – 9.6 a – 6.4) nel gruppo con alimentazione in tempo ristretto e di – 6.3 kg (intervallo di confidenza al 95% da – 7.8 a – 4.7) nel gruppo con normale distribuzione dei pasti nella giornata. La differenza di riduzione di peso fra i due gruppi è stata di – 1.8 kg (intervallo di confidenza al 95% da – 4.0 a 0.4), ma tale differenza non ha avuto nessuna significatività statistica. I risultati relativi a circonferenza della vita, Indice di Massa Corporea, contenuto di grasso nell’organismo, massa magra, pressione arteriosa e fattori di rischio metabolici non hanno evidenziato, a loro volta, alcuna differenza di risultato fra i due gruppi. Lo stesso ha riguardato la comparsa di eventi avversi.                      

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, in persone con obesità, un approccio di alimentazione in tempo ristretto non ha prodotto benefici significativi, rispetto alla sola riduzione delle calorie introdotte, in termini di calo di peso, riduzione del grasso corporeo e fattori di rischio metabolici.

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