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La dieta mediterranea è fra le più sane, ma in Italia è poco seguita

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La dieta mediterranea è fra le più sane, ma in Italia è poco seguita

Un gruppo di esperti italiani ha eseguito un’indagine mirata a verificare l’aderenza degli italiani adulti ai dettami della dieta mediterranea. I risultati hanno indicato che le abitudini alimentari e di vita degli intervistati sono distanti da tali dettami.

A partire dagli anni ’70, alcuni hanno dimostrato i benefici per la salute della dieta mediterranea in termini di riduzione del rischio di decesso da qualsiasi causa e del rischio cardiovascolare. Da allora si è assistito a una continua crescita della popolarità di questo schema alimentare, soprattutto in contrapposizione alle abitudini nutrizionali dei Paesi anglosassoni. Numerose ricerche hanno confermato i vantaggi della dieta mediterranea nel diminuire la comparsa del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e di alcune patologie neurodegenerative e neoplastiche. Lo schema classico della dieta mediterranea prevede un elevato introito di cibi di origine vegetale, cioè di verdura e di frutta, seguiti, in termini di quantità di apporto, da cereali, pane integrale, legumi, frutta secca e semi. La principale fonte di grassi è costituita dall’olio di oliva e ne fanno parte quantità moderate di formaggio, yogurt e pesce e ridotte di carne rossa. Una moderata assunzione di vino rosso ai pasti è considerata parte della dieta mediterranea. A un’alimentazione impostata in questo modo corrisponde un elevato apporto di betacarotene, vitamine C, E, B, acido folico, polifenoli e altri nutrienti di origine vegetale. Si è anche scritto estesamente della dieta mediterranea come sistema complessivo che arriva all’assunzione del cibo tramite l’applicazione di consolidate tradizioni di coltivazione, allevamento, pesca, produzione e conservazione dei cibi. I mezzi di comunicazione hanno alimentato la convinzione dei cittadini circa il fatto che, in quanto italiani, l’adesione alla dieta mediterranea era implicita e altrettanto impliciti erano i vantaggi per la salute che essa comporta. Parallelamente, ma in contrasto con tale informazione, i dati epidemiologici hanno mostrato aumenti progressivi e rilevanti dell’incidenza di obesità, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e di alcune neoplasie, cioè di quelle patologie che la dieta mediterranea sarebbe in grado di prevenire. Per questo alcuni ricercatori più illuminati si sono posti il problema di verificare se e quanto la dieta mediterranea venisse seguita in Italia.

Bracale e colleghi hanno pubblicato, negli ultimi mesi del 2019, i risultati di un’indagine eseguita in Italia per valutare l’adesione alla dieta mediterranea. Si è trattato di uno studio di popolazione, in persone di età superiore o uguale a 20 anni, basato sulla compilazione di un questionario articolato su 14 domande. I quesiti erano riferiti alla cosiddetta “piramide” della dieta mediterranea, lo schema che indica le quantità relative dei diversi alimenti che la compongono. Hanno partecipato all’indagine 27.540 persone, in prevalenza di sesso femminile (75.6%), per il 20.7% giovani e per il 33.1% con un livello di istruzione universitario. Il campione è stato definito, dagli autori, più indicativo dell’utenza della rete internet, che non della popolazione generale. D’altra parte, proprio le caratteristiche dei partecipanti fanno ipotizzare che essi fossero ancora più informati e attenti, della media della popolazione italiana, circa l’adozione di abitudini sane. I risultati sono stati poco confortanti: il 37.8% dei compilatori del questionario ha dichiarato di avere abitudini sedentarie e, dato sorprendente, era sedentario il 29.6% dei giovani, cioè dei soggetti di età compresa fra 20 e 29 anni. Riguardo all’alimentazione, è emerso che l’introito di tutti i cibi che compongono la dieta mediterranea era inferiore a quello raccomandato. Inoltre, si sono registrati eccessi di assunzione di dolci, insaccati e di carni rosse, tutti cibi che, assunti in quantità elevata, possono avere effetti negativi sulla salute. Ancora più sorprendente è stata un’aderenza particolarmente bassa, alle raccomandazioni della dieta mediterranea, da parte delle donne che, abitualmente, sono considerate più sensibili all’adozione di abitudini salutari, rispetto ai maschi. A conferma del fatto che le percezioni soggettive relative all’alimentazione sono sempre lontane dai rilievi oggettivi, l’indagine ha dimostrato che la propria assunzione regolare di frutta e di verdura era giudicata adeguata dall’81.8% dei partecipanti, ma lo era realmente in percentuali molto inferiori, comprese fra il 22.7 e il 32.8%. Nelle conclusioni, gli autori, dei quali faceva parte Michele Carruba decano della ricerca in ambito nutrizionale e Professore Ordinario dell’Università di Milano, hanno sottolineato che le abitudini alimentari degli italiani che hanno partecipato alla loro indagine sono risultati molto distanti dai principi fondamentali della dieta mediterranea. Hanno anche proposto una personalizzazione della piramide di tale dieta per sensibilizzare i cittadini circa l’adesione a tali indicazioni.              

Tommaso Sacco

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