Dieta chetogenica e Sindrome dell’Ovaio Policistico

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Dieta chetogenica e Sindrome dell’Ovaio Policistico

In occasione del Simposio “Nuove Frontiere della Ricerca Scientifica” si è discusso del ruolo della dieta chetogenica a contenuto molto ridotto di calorie nelle malattie metaboliche. Uno degli studi presentati ha dimostrato un effetto positivo di tale dieta nelle persone con Sindrome dell’Ovaio Policistico.

Alessandra Gambineri, Professore Associato del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, ha presentato i risultati di una ricerca che ha valutato l’effetto di una dieta chetogenica con contenuto molto ridotto di calorie sulla Sindrome dell’ovaio policistico, una malattia che si osserva circa nel 10% delle donne in età fertile e che si manifesta con vari quadri clinici. La fisiopatologia della Sindrome è caratterizzata dall’interazione di tre fattori: eccessiva secrezione di ormoni androgeni, disfunzione del tessuto adiposo e insulino-resistenza. In particolare, ha un ruolo decisivo l’alterata funzione del tessuto adiposo, che aumenta la produzione di acidi grassi liberi, citochine che promuovono l’infiammazione e altre molecole che favoriscono l’instaurarsi dell’insulino-resistenza e dello stress ossidativo. Gli ipotetici vantaggi di una dieta chetogenica a contenuto molto ridotto di calorie nella Sindrome dell’ovaio policistico sono: la riduzione del peso, la diminuzione del grasso immagazzinato nell’addome, la riduzione delle alterazioni metaboliche presenti nel tessuto adiposo e miglioramenti dell’infiammazione, dell’iperinsulinemia e dell’insulino-resistenza. La dieta chetogenica prevede una marcata riduzione dell’assunzione di carboidrati, a fronte di un incremento, in proporzione, dell’introito di proteine e di grassi. In termini metabolici, essa dovrebbe fare in modo che l’organismo utilizzi prevalentemente i grassi per produrre energia, invece degli zuccheri. In genere la dieta chetogenica è proposta per periodi brevi, può dare luogo almeno inizialmente a effetti collaterali come nausea, stipsi, astenia e difficoltà respiratorie e determina un aumento di lavoro per i reni che si trovano a smaltire i metaboliti che essa fa produrre all’organismo. Non ci sono dimostrazioni di vantaggi della dieta chetogenica rispetto a una dieta bilanciata sul lungo periodo. La ricerca eseguita a Bologna ha arruolato 30 femmine obese con Sindrome dell’Ovaio Policistico e insulino-resistenza. Questi soggetti sono stati divisi in due gruppi, dei quali uno ha seguito una dieta chetogenica a contenuto molto ridotto di calorie per otto settimane e, per altre otto, una normale dieta ipocalorica e all’altro è stata assegnata una normale dieta ipocalorica per sedici settimane. L’Indice di Massa Corporea è diminuito in ambedue i gruppi, ma la riduzione è stata più marcata in quello della dieta chetogenica. Questo regime alimentare ha offerto vantaggi anche in termini di riduzione di: peso (12.4 kg rispetto a 4.7 kg), circonferenza della vita (- 8.1% rispetto a – 2.2%), massa grassa (- 15.1% rispetto a – 8.5%) e concentrazione nel sangue di testosterone libero (- 30.3% rispetto a 10.6%). Inoltre, prima di essere arruolate nello studio, solo il 38.5% delle donne che ha poi seguito la dieta chetogenica e il 14.3% del gruppo di controllo, avevano normali cicli di ovulazione. Al termine della ricerca, una normale ovulazione era presente nell’84.6% del primo gruppo e nel 35.7% del secondo.

A commento dei risultati ottenuti, Alessandra Gambineri ha evidenziato che la dieta chetogenica a contenuto molto ridotto di calorie è stata efficace nel ridurre la massa grassa, nel migliorare rapidamente l’iperandrogenismo e nel ristabilire l’ovulazione in donne obese con Sindrome dell’ovaio policistico. I dati raccolti in questa ridotta casistica andranno confermati su popolazioni più ampie e resta da definire la reale utilità di un approccio come questo, applicabile solo per tempi limitati, per affrontare una malattia, come la Sindrome dell’Ovaio Policistico, che è cronica o può durare molti anni.    

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