Cosa fare se un malato di cancro è allergico al farmaco che deve assumere

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Cosa fare se un malato di cancro è allergico al farmaco che deve assumere

Le allergie ai farmaci sono relativamente frequenti nella popolazione generale e, quando possibile, si affrontano sostituendo il prodotto al quale il soggetto è allergico con un altro che abbia lo stesso effetto. Una revisione della letteratura ha fatto il punto sugli approcci applicabili quando il prodotto è un chemioterapico e non si dispone di soluzioni alternative.

Le manifestazioni allergiche provocate dai farmaci possono essere di gravità variabile, andando, dagli eritemi localizzati, alle gravi reazioni anafilattiche. Quando un prodotto provoca una reazione così grave, la raccomandazione degli esperti è quella di evitare di somministrare di nuovo la stessa molecola. Già negli anni ’40 però esistevano casi nei quali era indispensabile trattare con l’antibiotico penicillina persone che ne avevano assoluta necessità. Per questo si fece ricorso a un approccio denominato desensibilizzazione, che ha l’obiettivo di ridurre la reattività del sistema immunitario nei confronti di un farmaco che induce allergia. Tale approccio consiste nel far assumere al malato dosi iniziali ridotte, che vengono poi aumentate progressivamente. Il razionale è quello di “abituare” il sistema immunitario a tollerare la molecola. Di solito si impiegano anche in associazione e contribuiscono a controllare la reattività allergica. Anche i chemioterapici usati in oncologia possono provocare allergia. Ad esempio, alcune ricerche hanno dimostrato che una molecola denominata carboplatino può indurre reazioni allergiche nel 12% dei casi. Per desensibilizzare malati di cancro che avevano bisogno di questa cura, nei primi anni 2000, è stato escogitato un metodo che prevede la somministrazione di tre concentrazioni diverse di carboplatino in dodici occasioni successive. In seguito sono state pubblicate esperienze di desensibilizzazione su ampie casistiche e per altri prodotti come: paclitaxel, cisplatino, ocsaliplatino e docsurubicina. Nella revisione della letteratura si citano anche reazioni allergiche e anafilassi allo sviluppo delle quali non partecipano gli anticorpi IgE. Ad esempio, le preparazioni di paclitaxsel contengono una sostanza, chiamata olio di castoro polietossilato, che può indurre, in maniera diretta, il rilascio di istamina dai mastociti. Ciò è all’origine di una reazione anafilattica, che non coinvolge le IgE, che può comparire alla prima o alla seconda infusione del farmaco. Il paclitaxel può essere quindi causa, sia pure raramente, di due tipi di reazioni allergiche, quelle classiche e quelle che non comportano la produzione di IgE. Nel caso in cui sia indispensabile somministrare il paclitaxel, in persone con questo secondo tipo di allergia, si impiegano approcci diversi dalla classica desensibilizzazione per ridurne la reattività. David In-Chull Hong, il medico americano che ha pubblicato la revisione della letteratura, ha passato in rassegna tutti i maggiori tipi di allergia ai farmaci per la chemioterapia oncologica, spiegando che in alcuni casi essa è dovuta a una sensibilizzazione verso il principio attivo e altre volte è dovuta ad altre componenti aggiunte ai prodotti. Inoltre, nell’articolo si citano anche i problemi di allergia posti dai farmaci a bersaglio. Anche nei confronti di questi ultimi si può procedere a una desensibilizzazione, nel caso in cui il malato che ha un’allergia nei loro confronti debba comunque assumerli.

Nelle conclusioni l’autore ricorda che oggi chemioterapici e farmaci a bersaglio sono indispensabili nella cura di molte malattie tumorali e non. Nelle persone affette dal cancro, che non possono fare a meno di prodotti ai quali sono allergici, si possono impiegare diversi metodi per ridurre la reattività del sistema immunitario.

Tommaso Sacco

Fonte: Desensitization for Allergic Reactions to Chemotherapy.; Yonsei Medical Journal 2019 Feb;60(2):119-125.

 

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