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Conseguenze dell’obesità infantile

Parere degli esperti|timepubblicato il
Conseguenze dell’obesità infantile

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il peso corporeo deve essere sempre valutato in relazione alla lunghezza/statura e all’età del bambino; il sovrappeso infatti è quella condizione in cui un bambino pesa troppo rispetto alla sua altezza. Per valutare il grado di sovrappeso si utilizza il rapporto peso/altezza (BMI, indice di massa corporea o body mass index) riportato su tabelle di riferimento utilizzate da tutti i pediatri. L’obesità infantile, oltre a essere collegata a livelli non adeguati di attività fisico-motoria, è anche il risultato delle strategie di marketing dell’industria alimentare e di un maggiore accesso a cibi “lavorati” a livello industriale.

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Nel 2017, complessivamente nel mondo circa 38 milioni di bambini sotto i 5 anni risultavano in sovrappeso, 8 milioni in più rispetto ai 30 milioni del 2000. L’aumento della prevalenza dei bambini in sovrappeso riguarda quasi tutte le regioni del pianeta. In Italia la percentuale di bambini e adolescenti obesi è aumentata di quasi 3 volte rispetto al 1975. Gli ultimi dati ottenuti dalla sorveglianza “OKkio alla Salute” riferiscono che il 9,3% dei bambini è obeso e circa il 21% in sovrappeso.

Nel 90% dei casi l’obesità origina da un’eccessiva introduzione di calorie rispetto alla spesa energetica (obesità essenziale).Solo in un 10% dei casi essa può essere secondaria a malattie endocrine, principalmente disturbi del surrene (ipercortisolismo), della tiroide (ipotiroidismo) e deficit di ormone della crescita (GH, growth hormone); altre cause possono essere alcune malattie genetiche (sindrome di Prader-Willi, sindrome di Laurence Moon-Biedl ecc.), tumori ipotalamici o cause iatrogene (farmaci antiepilettici, corticosteroidi ecc.).

Le alterazioni associate all’obesità nell’infanzia sono numerose. Anche se la maggior parte di esse è prevenibile e può scomparire una volta che il bambino o l’adolescente raggiunge un peso corretto, alcune possono continuare ad avere conseguenze negative nel corso dell’età adulta.

Tali alterazioni comportano una serie di conseguenze cliniche che hanno un forte riflesso sulla salute fisica e psichica del bambino obeso.

Conseguenze cardiovascolari

L’obesità determina insulino-resistenza (IR), cioè una ridotta risposta dei tessuti all’azione dell’insulina; di conseguenza, per compensare tale situazione, si verifica un aumento del livello di insulina nel sangue (iperinsulinemia compensatoria). L’iperinsulinemia ha importanti conseguenze sul metabolismo degli zuccheri (metabolismo glucidico), la cui alterazione può determinare la comparsa della cosiddetta sindrome metabolica, una condizione caratterizzata da ipertensione arteriosa, dislipidemia e ridotta tolleranza glucidica, che è collegata a un aumentato rischio di diabete (diabete mellito tipo 2) e di malattia cardiovascolare. La sindrome metabolica è una patologia emergente e allarmante in età pediatrica; è stato calcolato che circa il 13% dei bambini prepuberi (<10 anni) affetti da obesità può sviluppare la sindrome metabolica. Pertanto, esiste una stretta relazione tra l’obesità dell’infanzia e il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari in età adulta, e circa il 20-30% dei bambini obesi tra 5-11 anni presenta valori aumentati di pressione arteriosa sistolica o diastolica, con aumento del rischio di sviluppare aterosclerosi.

Conseguenze sull’accrescimento e sullo sviluppo puberale

I bambini obesi sono più alti dei loro coetanei e presentano talvolta una pubertà anticipata, soprattutto nel sesso femminile; ciò è dovuto principalmente al fatto che l’ipernutrizione determina l’aumento dei livelli di insulina circolante (iperinsulinemia), condizione che innesca una serie di alterazioni endocrine e metaboliche responsabili dell’aumentata crescita e dello sviluppo precoce.

L’iperinsulinemia modifica la produzione e il metabolismo degli ormoni sessuali, del GH e dell’insulin-like growth factor-1 (IGF-1), che è il principale fattore di crescita controllato dal GH. L’iperinsulinemia inoltre riduce i livelli di sex hormone binding globulin (SHBG), proteina che, legando gli ormoni sessuali circolanti (testosterone, androstenedione, estrogeni), ne riduce l’attività biologica e ne inibisce la produzione a livello epatico; come conseguenza della riduzione di SHBG, aumentano le concentrazioni “libere” di questi ormoni e la loro attività biologica. Tale aumento contribuisce a spiegare alcune delle caratteristiche dei bambini obesi, quali la crescita accelerata e l’anticipo puberale.

Il menarca (prima mestruazione)è anticipato nelle bambine in sovrappeso rispetto alle coetanee di peso normale, probabilmente perché le bambine in sovrappeso raggiungono prima quella “massa corporea critica” indispensabile per il menarca.

Le adolescenti obese presentano spesso alterazioni mestruali (amenorrea, mancanza del ciclo, o oligomenorrea, ovvero distanza tra una mestruazione e l’altra superiore ai 35 giorni ma non ai 90).

L’insulina regola anche la sintesi ovarica degli ormoni androgeni; esiste una correlazione positiva tra il grado di iperinsulinemia e l’iperandrogenismo (aumento degli ormoni maschili) nella femmina obesa, che spesso infatti presenta un aumento della peluria (irsutismo), acne, irregolarità mestruali, la acanthosis nigricans (pelle ispessita, iperpigmentata a livello della nuca, ascelle, inguine) configurando il quadro clinico dell’ovaio policistico (PCOS, polycystic ovary syndrome).

È diffusa anche l’opinione che l’obesità nel bambino si associ a ipogenitalismo: in realtà nel bambino obeso il pene è nascosto, in modo più o meno accentuato, dal cuscinetto di tessuto adiposo sovrapubico, per cui le dimensioni possono apparire ridotte; nella maggior parte dei casi i bambini obesi presentano dimensioni peniene e testicolari nella norma.

Infine, in corso di obesità infantile risulta alterato anche il metabolismo del cortisolo. Il cortisolo è un ormone prodotto dal surrene che regola importanti funzioni dell’organismo. A livello del tessuto adiposo il cortisolo è trasformato in cortisone e, come conseguenza dell’aumento del tessuto adiposo, si ha un aumento della produzione di ormone adrenocorticotropo (ACTH) da parte dell’ipofisi chestimola la produzione di ormoni sessuali surrenalici. La conseguenza ultima di queste alterazioni è l’anticipo dell’adrenarca(comparsa della peluria pubica e ascellare), tipica dei bambini obesi.

Conseguenze sul sistema respiratorio

La parete toracica nel bambino obeso è meno estensibile in conseguenza dell’aumentato pannicolo adiposo; questa alterazione rende difficoltosi i movimenti respiratori e può determinare dispnea dopo esercizio fisico e una maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie. Nei bambini con grave eccesso ponderale si possono verificare anche apnee nel corso del sonno (sleep apnea). La riduzione del peso porta a una maggior tolleranza allo sforzo e a un miglioramento della respirazione.

L’obesità è inoltre associata ad aumento dell’incidenza dell’asma che, dopo i 10 anni d’età, risulta essere 6-7 volte maggiore nelle bambine che diventano obese rispetto a quelle che rimangono magre; questa relazione non esiste nel sesso maschile. Anche in questo caso, la perdita di peso determina un miglioramento dell’asma e della funzione polmonare in generale.

Conseguenze sul fegato

Circa il 40% dei bambini obesi è affetto da steatosi epatica, una patologia caratterizzata dall’accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato; questa condizione, per quanto reversibile, potrà esitare in alterazioni più gravi a carico del tessuto epatico. Alla steatosi di grado medio o elevato si può associare l’aumento nel sangue degli enzimi prodotti dal fegato (transaminasi); questa condizione si verifica quando le cellule del fegato, in conseguenza del danno al quale sono andate incontro, lasciano fuoriuscire alcuni degli enzimi in esse contenuti. Nelle adolescenti obese è presente anche una aumentata incidenza di calcolosi biliare (per l’aumentata escrezione biliare di colesterolo).

Conseguenze di carattere ortopedico

Dal momento che nei bambini le ossa sono ancora in crescita si possono verificare alterazioni scheletriche per il sovraccarico sulle cartilagini di accrescimento degli arti inferiori che non sono ancora saldate; queste alterazioni possono esitare in condizioni quali il ginocchio valgo e il piede piatto. Il cedimento dell’arco plantare può determinare lievi asimmetrie delle anche con atteggiamento scoliotico.

Conseguenze psicosociali

Spesso il fattore che spinge i genitori a richiedere il trattamento per il figlio obeso è la discriminazione da parte del gruppo dei coetanei: i bambini obesi sono frequentemente importunati ed esclusi dal gioco, subiscono un considerevole stress psicologico e sono in genere visti dalla società come goffi e brutti, spesso rifiutano il contatto sociale e sono più isolati rispetto ai network sociali (club scolastici, palestre). Questa emarginazione sociale, in una fase di sviluppo psico-fisico molto delicata, può ulteriormente aggravare le conseguenze socio-emotive dell’obesità.

L’obesità è stata definita come “una delle condizioni dell’età evolutiva più stigmatizzanti e meno accettabili socialmente.” Discriminazione verso gli obesi è stata rilevata addirittura in bambini di 2 anni di età. I ragazzi obesi sono spesso esclusi da attività di gruppo, soprattutto quelle competitive, perché è difficile per loro partecipare ad attività fisiche dato che tendono a essere più lenti dei loro coetanei. Questi problemi sociali negativi contribuiscono alla bassa autostima, bassa self-confidence e a una immagine corporea negativa. I ragazzi in sovrappeso tendono a proteggersi da commenti e attitudini negativi nei loro confronti ritirandosi in casa, un luogo sicuro dove possono trovare cibo come conforto, tendono ad avere meno amici dei ragazzi di peso normale e questo li conduce a una ridotta interazione sociale e a più tempo trascorso in attività sedentarie. L’obesità pediatrica sembra influenzare negativamente anche la performance scolastica: uno studio ha evidenziato che i ragazzi in sovrappeso e obesi riportano di avere problemi a scuola con una frequenza quattro volte maggiore rispetto ai coetanei di peso normale. Esiste anche una relazione tra obesità e bullismo. I ragazzi obesi tra gli 11 e i 16 anni sono più frequentemente vittime di bullismo (verbale e fisico). Nella fascia di età tra i 15 e i 16 anni, tuttavia, le parti si invertono e sono proprio i ragazzi obesi (sia maschi che femmine) a essere i principali agenti di aggressività e a mostrare episodi di bullismo tra i coetanei.

Il bambino obeso nel 50-60% dei casi è destinato a restare un adulto obeso.

Giovanna Municchi - UOC di Pediatria, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Siena

Bibliografia di riferimento

  • Kumar S, Kelly AS. Review of Childhood Obesity: From Epidemiology, Etiology, and Comorbidities to Clinical Assessment and Treatment. Mayo Clin Proc 2017;92(2):251-65.
  • Nogrady B. Childhood obesity: A growing concern. Nature 2017 Nov 23;551(7681).
  • Sahoo K, Sahoo B, Choudhury AK, et al. Childhood obesity: causes and consequences. Family Med Prim Care 2015;4(2):187-92.