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Cinque motivi per non assumere alimenti senza glutine, se non si ha la Malattia Celiaca

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Cinque motivi per non assumere alimenti senza glutine, se non si ha la Malattia Celiaca

Sul sito di informazione medica MedScape è stato pubblicato un articolo che spiega perché bisogna porre attenzione ad aderire ad una dieta aglutinata, se non vi si è obbligati dalla presenza della Malattia Celiaca.

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Nell’articolo si ricorda che, ormai da dieci anni, la dieta aglutinata è passata da essere un argomento trattato solo negli ambulatori medici nei quali si curava la Malattia Celiaca ai discorsi quotidiani e a una copertura sempre più ampia nei mezzi di comunicazione. Un aspetto positivo di questa moda, sostenuta anche da personaggi più o meno famosi, è che oggi le persone con Malattia Celiaca, che sono non più dell’1% della popolazione generale, non sono costrette a vagare da una farmacia all’altra in cerca di cibi aglutinati e non devono più evitare i ristoranti perché in qualsiasi esercizio trovano piatti aglutinati. Un esperto statunitense di Malattia Celiaca oltre a evidenziare tali aspetti spiega, nell’articolo, che l’ampia adesione alla dieta aglutinata di chi non ne ha alcuna necessità è l’espressione estrema del concetto “meno è più”. In pratica partendo dalla dieta “senza grassi” si è passati da quella “senza zuccheri” e da quella “senza sale”, per arrivare a quella senza glutine. Il filo conduttore, di questo modo di pensare di consumatori che quasi mai fanno queste scelte sulla base di indicazioni mediche personalizzate, è che togliendo qualcosa dall’alimentazione si diventa più sani. Un altro esperto ha commentato questo approccio ricordando che alcune indagini di mercato riportano che l’adozione di queste abitudini dietetiche. non richieste per curare o prevenire specifiche malattie, si associa, per il 63% delle persone, a una percezione di miglioramento della salute fisica o mentale. D’altra parte, lo stesso esperto aggiunge che tutto questo rappresenta un grande malinteso, sia per i cittadini che per chi lavora nel campo della sanità, perché qualsiasi intervento può essere pericoloso se non risponde a una necessità e non è indirizzato nel modo giusto.

Tutto questo è stato dimostrato in particolare per l’adesione per l’adesione alla dieta aglutinata in quanto da anni ne vengono studiati gli effetti nelle persone con Malattia Celiaca che la devono seguire per forza di cose. Nell’articolo si segnalano 5 problemi documentati per la dieta aglutinata che chi la segue deve conoscere.

  • Malattie cardiovascolari: una motivazione chiave che guida chi segue una dieta aglutinata è che il glutine possa favorire vari fenomeni di infiammazione, anche in chi non ha la Malattia Celiaca. Riguardo a cuore e vasi, questo significherebbe ridurre l’aterosclerosi e le sue conseguenze sul muscolo cardiaco. Un articolo pubblicato nel 2017 su una rivista molto prestigiosa riporta i risultati della valutazione di 100.000 persone, senza Malattia Celiaca, seguite per 25 anni. Misurando, per ciascuna di esse, la quantità di glutine introdotta con gli alimenti e confrontandola con i problemi di salute emersi, si è rilevato che chi assumeva meno glutine aveva un rischio più elevato di malattia coronarica di chi ne assumeva di più.
  • Carenze nutrizionali: i cibi aglutinati sono percepiti dal grande pubblico come più sani, ma una revisione della letteratura su tali prodotti pubblicata nel 2016 ha dimostrato che essi mancano, oltre al glutine, di altri componenti nutrizionali, rispetto ai loro corrispondenti non aglutinati. Le carenze che si possono sviluppare, di conseguenza, riguardano: vitamina D, vitamina B12, acido folico, calcio, ferro, zinco e magnesio. L’elevato rischio di carenze di tali elementi è talmente ben dimostrato che i medici che seguono i soggetti con Malattia Celiaca prescrivono abitualmente integratori per compensarle. Inoltre, seguendo una dieta aglutinata, si assumono meno fibre alimentari, che sono importanti per la prevenzione del cancro del colon-retto e delle malattie cardiovascolari.
  • Obesità e diabete: quello che molti consumatori di cibi aglutinati non considerano è che, come sempre succede per i prodotti alimentari, se viene tolto qualcosa, qualcos’altro viene aggiunto e, il più delle volte, le aggiunte consistono in: zuccheri, grassi e Calorie. Vari studi hanno confermato che seguire una dieta aglutinata aumenta il rischio di sviluppare obesità e che non si osservano riduzioni del rischio di Sindrome Metabolica.
  • Esposizione ad arsenico e metalli pesanti: una recente ricerca eseguita su un’ampia popolazione ha evidenziato che le persone che seguivano una dieta aglutinata (115 soggetti), rispetto ai controlli (11.239 soggetti), mostravano livelli nel sangue significativamente più elevati di: arsenico totale, mercurio, piombo e cadmio. La spiegazione ipotizzata dagli autori dello studio è che la maggiore assunzione di riso e pesce possa avere determinato tali aumenti. Se è vero che solo le concentrazioni di arsenico avevano raggiunto un livello considerato tossico, è altrettanto vero che non si sa quali effetti possano avere, a lungo termine, gli aumenti degli altri elementi.
  • Costo: un’indagine eseguita nel 2015 nei supermercati della Gran Bretagna ha rilevato che i cibi aglutinati costano quattro volte di più dei loro corrispondenti non aglutinati. Un’altra, fatta in Austria, ha dimostrato che gli alimenti da forno senza glutine comportano un aumento di spesa del 220%. Venendo all’Italia e prendendo in considerazione uno stesso formato di pasta di una nota marca si può vedere che 400 gr di quella aglutinata costano €1.49 mentre la stessa quantità di quella con glutine costa €0,48. E la pasta sicuramente non è il prodotto aglutinato più caro.

Tutte queste sono le informazioni che deve sapere chiunque, non avendo la Malattia Celiaca, segua o abbia intenzione di seguire una dieta aglutinata. Ciò non vuol dire che le persone che vi aderiscono non possano percepire dei benefici, ma solo che devono conoscere i “falsi miti” e gli effetti negativi di tale dieta.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape