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Come cambiano i sogni nei diversi stadi del sonno

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Come cambiano i sogni nei diversi stadi del sonno

Un gruppo internazionale di esperti ha eseguito uno studio per valutare la relazione fra la struttura dei sogni e le diverse fasi del sonno. I risultati hanno indicato che i sogni che si presentano nello stadio REM sono più connessi alla realtà e più “coinvolgenti”.

Durante una notte di sonno tipo, avvengono rilevanti cambiamenti nelle funzioni di tutti gli organi e apparati. Tali cambiamenti identificano gli stadi del sonno REM e non REM e, nell’ambito del sonno non REM, le fasi 1, 2 e 3. Anche i sogni si inseriscono in questa alternanza di stadi e fasi e, comunemente, la maggiore frequenza di sogni, circa l’80%, si associa al sonno REM, con rispetto al 10% dello stadio non REM. Tale distribuzione dei sogni è stata identificata in tempi relativamente recenti, in quanto in passato si riteneva che solo nel sonno REM ci fossero i sogni. Quello che non è stato ancora chiarito del tutto è se, al di là della frequenza, fra i sogni del sonno REM e quelli del sonno non-rem differiscano anche per durata e contenuti. Questo aspetto non è marginale perché è indicativo delle funzioni mentali che li generano. La valutazione dei sogni si può basare solo sui racconti delle persone che, al risveglio, li ricordano e varie ricerche hanno raccolto tali riscontri. Fra le informazioni più importanti che si sono ottenute ci sono quelle che definiscono i sogni dello stadio REM come più intensi, bizzarri, vividi, emozionanti e tali da far percepire movimenti fisici. Quelli del sonno non REM sono invece più assimilabili a pensieri e sono più brevi. Partendo dalle conoscenze già acquisite, Martin e colleghi hanno valutato la struttura e le caratteristiche di 133 sogni, riferiti da 22 soggetti adulti che erano stati sottoposti a polisonnografia per correlare i sogni con gli stati e le fasi del sonno. In particolare, la raccolta dei racconti sui sogni è avvenuta svegliando i soggetti dopo 5 o 10 minuti dall’individuazione di una fase specifica del sonno con la polisonnografia e chiedendo cosa avevano appena sognato. I risvegli erano intercalati da almeno 40 minuti di sonno ininterrotto. I contenuti dei sogni sono stati raccolti con un metodo standardizzato basato su precedenti ricerche scientifiche. I racconti registrati sono stati successivamente trascritti e poi trasformati in rappresentazioni grafiche, in modo da sintetizzarli e da confrontarli. I risultati dello studio hanno confermato che i sogni del sonno REM hanno una connessione con la vita reale più ampia di quelli della fase 2 del sonno non REM. Il metodo di trasposizione grafica dei racconti dei sogni ha permesso di definire la complessità e il grado di connessione o di casualità rispetto alla vita reale. Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che i risultati della loro ricerca hanno confermato che i sogni dello stadio REM del sonno sono maggiormente connessi alla realtà, rispetto a quelli della fase N2 del sonno non REM e che tale riscontro sembra correlato a differenze della complessità dei sogni. Hanno infine sottolineato che il metodo da loro impiegato per convertire i racconti dei sogni in rappresentazioni grafiche può fornire un rilevante contributo all’analisi dei sogni.                    

Tommaso Sacco

Fonte: Structural differences between REM and non-REM dream reports assessed by graph analysis; PLoS One, 2020, 15(7).

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