Cambiamenti dell’alimentazione durante l’epidemia da COVID-19

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Cambiamenti dell’alimentazione durante l’epidemia da COVID-19

Uno studio eseguito in Spagna ha valutato se l’isolamento, imposto durante la prima fase dell’epidemia da COVID-19, abbia modificato le abitudini alimentari. I risultati hanno indicato che, nel periodo di osservazione, la dieta è migliorata.

Rodriguez-Perez e colleghi hanno valutato l’alimentazione di un ampio gruppo di spagnoli adulti durante l’isolamento imposto in quel Paese nella prima fase dell’epidemia da COVID-19. In quel periodo venne ordinato di rimanere in casa, inizialmente per due settimane, e poi per altre due. Tale provvedimento era stato preso in Spagna, e in altri Paesi europei tra i quali l’Italia, per rallentare la diffusione dell’infezione. In quella situazione era permesso di uscire solo per acquistare beni di prima necessità nei mercati, nei supermercati e nelle farmacie, comunque mantenendo il distanziamento fra una persona e l’altra. In un primo tempo tale provvedimento spinse ad accaparrarsi alcuni prodotti alimentari, tanto da provocarne la carenza. In seguito le forniture furono adeguate e non si verificarono più mancanze rilevanti. In uno scenario di questo tipo ci si potevano aspettare cambiamenti più o meno profondi dell’alimentazione, anche a causa delle alterazioni dell’umore che l’isolamento poteva provocare. Rodriguez-Perez e colleghi hanno indagato questi aspetti impiegando un questionario, da compilare in rete, contenente 44 domande. Esse comprendevano quelle relative a variabili demografiche e ad aspetti sociali, quelle del MEDAS (Mediterranean Diet Adherence Screener, in italiano: valutatore dell’aderenza alla dieta mediterranea), mirato a definire quanto l’alimentazione fosse aderente ai dettami della dieta mediterranea, quelle sull’assunzione di cibi conservati e altre sulle scelte più frequenti relative agli alimenti e su eventuali aumenti di peso. Ha partecipato un totale di 7514 soggetti, dei quali il 37% aveva meno di 35 anni, il 70.6% era di sesso femminile e il 77.9% aveva un livello di istruzione universitario. I risultati hanno indicato che, durante l’isolamento, le abitudini alimentari sono migliorate rispetto al periodo precedente. Nel complesso, il punteggio del MEDAS, che va da 0 a 14, con i valori più alti indicativi di una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, è aumentato, durante l’isolamento, in maniera significativa da 6.53 ± 2.00 a 7.34 ± 1.93. Specifiche analisi statistiche, che hanno tenuto conto di età, sesso, Regione di residenza e altre variabili, hanno dimostrato una probabilità significativamente maggiore di cambiare le abitudini alimentari aderendo maggiormente ai principi della dieta mediterranea. Si è anche osservata una riduzione dell’introito di fritti, spuntini, carne rossa, dolciumi o bevande zuccherate e un aumento dell’assunzione di olio di oliva, verdura, frutta e legumi. Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, nella casistica da loro studiata, nel periodo di isolamento imposto per controllare la prima fase dell’epidemia da COVID-19, c’è stata una modificazione della dieta che ha indicato una maggiore aderenza ai dettami della dieta mediterranea. Tale cambio nell’alimentazione, se mantenuto a lungo termine, potrebbe avere un effetto positivo nel prevenire o nel migliorare molte malattie croniche.

Tommaso Sacco

Fonte: Changes in Dietary Behaviours during the COVID-19 Outbreak Confinement in the Spanish COVIDiet Study; Nutrients 2020, 12, 1730 .

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