Consumo di bevande alcoliche in gravidanza: come valutarne la diffusione

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Consumo di bevande alcoliche in gravidanza: come valutarne la diffusione

Autori nordamericani hanno eseguito una revisione della letteratura per valutare i metodi di screening dell’uso dell’alcol in gravidanza. L’obiettivo è stato quello di definire le migliori strategie per prevenire i problemi per la madre, per il feto e per il neonato dovuti al consumo di alcol durante la gravidanza.

I dati sul consumo di alcol indicano che esso è aumentato nelle donne, in particolare in quelle in età riproduttiva, anche come conseguenza della diversa accettabilità sociale di tale abitudine. Inoltre, le modificazioni delle abitudini conseguenti all’epidemia da COVID-19 hanno ulteriormente aumentato il rischio di diffusione del cosiddetto “spettro dei disordini fetali da alcol”, in inglese Fetal Alcohol Spectrum Disorder (FASD), cioè l’insieme delle patologie che si presentano, nella madre e nel neonato, a causa dell’assunzione di alcol durante la gravidanza. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2020 si è registrato un aumento del 14% della frequenza di assunzione di bevande alcoliche, del 41% delle occasioni di introduzione di grandi quantità di alcol e del 39% di problemi per la salute dovuti all’alcol. A livello mondiale, in media, il 10% delle gravide consuma alcol e studi dedicati hanno dimostrato che tale frequenza è molto maggiore in alcuni Paesi: Irlanda 60%, Bielorussia 47%, Danimarca 46%, Gran Bretagna 41% e Russia 37%. Ci sono fattori che aumentano il rischio di consumo di alcol in gravidanza come l’uso abituale di sostanze che creano dipendenza, l’appartenenza a gruppi culturali emarginati e un basso livello socio-economico. Quest’ultimo fattore è stato associato, in Gran Bretagna, al binge drinking nelle donne gravide. I problemi che crea l’alcol assunto in gravidanza sono stati ben documentati. Essi vanno dagli aborti spontanei al parto di feti morti, dalla nascita pretermine al basso peso del neonato, dal ritardo della crescita in utero alla condizione di piccolo per età gestazionale. Gli autori hanno sottolineato che a provocare questi problemi possono essere anche assunzioni di modiche quantità di alcol. Inoltre, alle conseguenze del consumo di alcol in gravidanza si associano anche costi rilevanti che sono stati quantificati, a livello globale, in 22.810 dollari e 24.308 dollari per l’assistenza, rispettivamente, del bambino e della madre. La prevenzione del consumo di alcol in gravidanza richiede, innanzitutto, efficaci strategie di screening, per individuare le donne che hanno tale abitudine. Dozet e colleghi hanno quindi eseguito una revisione della letteratura mirata a individuare gli strumenti più efficaci per eseguire tale screening. Ne hanno individuato 5, in particolare, che hanno analizzato a fondo nell’articolo. Un’altra parte della pubblicazione è stata dedicata agli esami di laboratorio che forniscono conferme riguardo al consumo di alcol e possono ovviare alla tendenza di molte donne a non riferire questa abitudine per evitare le conseguenze sociali che ne possono derivare.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato i grandi vantaggi che può dare l’individuazione precoce del consumo di alcol in gravidanza e hanno raccomandato l’inclusione di uno screening specifico nelle valutazioni alle quali vengono sottoposte le donne dopo il concepimento.                     

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