Aspetti epidemiologici dell’obesità

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Aspetti epidemiologici dell’obesità

L’obesità è un problema urgente di salute pubblica, sia come patologia che come rilevante fattore di rischio intermedio rispetto ad altre severe patologie non trasmissibili. Riduce l’aspettativa di vita di quasi tre anni e in età evolutiva favorisce l’insorgenza di numerose patologie croniche nell’età adulta oltre ad incrementare il rischio di problemi psico-sociali come scarsa autostima, bullismo a scuola, scarso rendimento scolastico, disordini alimentari e depressione, che ostacolano una crescita sana e serena.

La pandemia dovuta alla diffusione del virus di Sars-CoV-2, ha inoltre messo in evidenza come l’obesità, sia diventata una seria minaccia per la salute e la vita delle persone.

I dati epidemiologici presentati, elaborati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), Roma, forniscono una chiave di lettura puntuale della severità della patologia.

Popolazione adulta

In Italia, la prevalenze di obesità si attesta attorno all’11% significativamente inferiore a quella dei grandi Paesi europei dell’area mediterranea più simili al nostro, come Francia e Spagna, che registrano quote rispettivamente pari a 15,4% e 16,9% e a quella di Paesi occidentali nel mondo  (es USA), sebbene, in Italia e in molti altri paesi,  si evidenzi un incremento nel tempo.

La minor prevalenza di obesità in Italia non sembra dovuta al maggior dispendio energetico derivato dalla pratica di attività fisica, che al contrario, è piuttosto contenuta rispetto agli altri Paesi europei (solo il 20 % pratica attività fisica di intensità moderata o vigorosa nel tempo libero per almeno 150 minuti a settimana) quanto ai vantaggi della dieta mediterranea, con un consumo moderato di alcol assunto principalmente durante i pasti.

La distribuzione dell’obesità sul territorio nazionale tra gli adulti evidenzia il tendenziale e persistente gradiente Nord-Sud. Nel 2019, complessivamente nel Nord-ovest e nel Centro la prevalenza si attestava al 10%, nel Nord-est e nelle Isole il valore raggiungeva l’11,4%, mentre nel Sud il 12,4%. Nel confronto regionale, normalizzando per età, Molise, Basilicata e Puglia sono quelle con la più elevata prevalenza di obesità. Tuttavia, valori superiori alla media nazionale si rilevano anche in Sicilia, Abruzzo, Calabria, Campania e Emilia-Romagna.

Età, genere e livello sociale sono i fattori socio-anagrafici associati all’obesità più rilevanti.

  • Al crescere dell’età aumenta la quota di popolazione in sovrappeso e con obesità, a scapito della quota di popolazione normopeso. In particolare, tra i giovani di 18-24 anni si rilevano, la maggior prevalenza di persone normopeso (lo sono circa 3 persone su 4), e le minori prevalenze di sovrappeso (15,8%) ed obesità (3%). Intorno ai 50 anni almeno la metà della popolazione adulta risulta in eccesso di peso, e nella classe di età tra i 65-74 anni presentano eccesso ponderale il 60% dei soggetti, con la stima di obesità pari al 15,6%.
  • I maschi mostrano una maggiore prevalenza di obesità: la stima provvisoria per il 2020 attesta che su 10 uomini adulti, circa 6 sono in eccesso di peso, a fronte di 4 donne su 10. In entrambi i generiil picco di prevalenza si osserva tra i 65 e i 74 anni, dove raggiunge circa il 68% per gli uomini e il 53% per le donne. Lo svantaggio maschile tra gli adulti si registra già tra i giovani
  • I gruppi sociali più svantaggiati, hanno una probabilità doppia di diventare obesi. Nel 2019 tra gli adulti di 25-44 anni la prevalenza di eccesso ponderale in chi aveva conseguito la licenza di scuola media era del 46,8%, oltre 20 punti percentuali la quota che si registra tra i laureati.

Età evolutiva

Tra i 7 e gli 8 anni, i dati provenienti dal Sistema di sorveglianza europeo COSI, evidenziano che nei Paesi dell’Unione europea quasi un bambino su otto anni è obeso. Cipro, Italia, Grecia, Malta e Spagna mostrano i più alti tassi di obesità. La prevalenza in Italia è pari al 18% e sebbene in diminuzione, è ancora molto elevata. I più bassi tassi di obesità infantile si registrano nella RepubblicaCeca, in Danimarca, Francia, Irlanda e Lettonia.

Negli adolescenti, utilizzando i dati provenienti dalla sorveglianza HBSC, l’Italia si colloca nella fascia centrale della graduatoria dei Paesi dell’Unione europea, con un livello pari al 19%.

In Italia, come per gli adulti, tra i 3 e i 17 anni si osserva un forte gradiente territoriale

Nord-sud consolidato nel tempo, passando dal 34,1% al Sud al 20,0% del Nord-ovest, al 22,4 % del Nord-est, al 23,9% del Centro e al 28,4% delle Isole, con quote più elevate soprattutto in Campania (37,8%), Molise (33,5%), Basilicata (32,4%), Abruzzo e Puglia (31,2%)

Sedentarietà, famigliarità per obesità e basso status socio-economico si confermano rilevanti fattori di rischio.

In conclusione, i dati epidemiologici mostrano l’obesità come una pandemia “cronica” e “degenerativa”. Per contrastare la persistenza di tale diffusione è necessario sviluppare azioni positive di contrasto per la promozione efficace dell’incremento di attività fisica e dell’adozione del modello dietetico mediterraneo. Per i pazienti obesi è urgente sperimentare strategie terapeutiche multifattoriali che includano approcci riabilitativi dietetici, psico-comportamentali e innovativi, integrati con le più recenti terapie farmacologiche, chirurgiche e con le emergenti tecnologie di telemedicina, telemonitoraggio e teleriabilitazione.

Simona  Bertoli – Responsabile Centro Ambulatoriale Obesità, IRCCS Auxologico – Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente (DeFENS), Università degli Studi di Milano. 

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