Abitudini di vita e rischio di decesso in Italia

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Abitudini di vita e rischio di decesso in Italia

La casistica italiana di uno studio internazionale, durato 60 anni, ha valutato l’effetto delle abitudini di vita sul rischio di decesso. I risultati hanno dimostrato che alimentazione, attività fisica e fumo condizionano in maniera decisiva la sopravvivenza.

Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 fu avviata una ricerca denominata “Studio delle Sette Nazioni”. L’obiettivo era quello di seguire soggetti di sesso maschile, che all’epoca avevano un’età compresa fra 40 e 59 anni, per sessant’anni, in maniera da coprire un periodo corrispondente a tutta la durata della loro vita. Menotti e colleghi, nell’aprile 2021, hanno pubblicato i risultati di un’analisi eseguita su una delle dieci casistiche dello Studio delle Sette Nazioni, quella raccolta in Italia. Tale analisi si è riferita a una coorte di 1712 maschi, valutati e arruolati nel 1960 quando avevano un’età compresa nell’intervallo sopra riportato. Tali soggetti sono stati seguiti fino al 2020. In base ad abitudini di vita come fumo, attività fisica sul lavoro e alimentazione, sono stati divisi in tre categorie e, con specifici metodi statistici, si sono valutate le relazioni fra l’appartenenza alle diverse categorie, conseguente alle abitudini di vita, e l’età che ciascun individuo aveva al momento del decesso. La categoria “fumo” comprendeva chi non aveva mai fumato e chi fumava all’arruolamento, quella sull’alimentazione l’adesione o meno a una dieta mediterranea e la categoria “attività fisica” contrapponeva un esercizio vigoroso quotidiano alla sedentarietà

Durante i 60 anni di osservazione, il 99.7% dei soggetti arruolati è deceduto, 5 su 1712 erano ancora vivi nel 2020 e con 2 di essi si è perso il contatto dopo che erano stati seguiti per 50 anni. Due delle tre categorie definite in base alle abitudini di vita sono risultate protettive, vale a dire tali da ridurre il rischio di un decesso precoce, in maniera statisticamente significativa rispetto alla terza classe. In base al rapporto di rischio, calcolato secondo il metodo statistico Cox, la probabilità di decesso di chi non ha mai fumato, rispetto ai fumatori, è stata più bassa del 29% (rapporto di rischio 0.71; intervallo di confidenza al 95% 0.63-0.69), quella di coloro che hanno svolto un’attività fisica vigorosa, rispetto ai sedentari, è stata più bassa del 25% (rapporto di rischio 0.75; intervallo di confidenza al 95% 0.64-0.89) e quella di chi ha avuto un’alimentazione di tipo mediterraneo, rispetto a chi non l’ha avuta, si è ridotta del 26% (rapporto di rischio 0.74; intervallo di confidenza al 95% 0.66-0.84). Considerando invece gli anni di vita guadagnati, il fattore che ha determinato l’aumento maggiore della sopravvivenza è stata la dieta mediterranea, rispetto all’alimentazione non-mediterranea, con 3.67 anni (2.32-5.02), il secondo fattore, in termini di efficacia, è stata l’attività fisica vigorosa, rispetto alla sedentarietà, con 5.53 anni (1.68-5.37) e il terzo il non aver mai fumato rispetto ai fumatori: 3.32 anni (2.05-4.54). Coerentemente con l’effetto di ciascun fattore, i soggetti che avevano tutti e tre i fattori associati singolarmente a una maggiore sopravvivenza sono vissuti dieci anni di più.

Nelle conclusioni, gli autori hanno evidenziato come alcuni fattori in particolare abbiano mostrato un effetto rilevante nel prolungare la vita.

I risultati di questa ricerca sono molto importanti per diversi motivi. Il primo motivo è che si riferiscono a una casistica italiana numerosa. Il secondo motivo è che sono stati prodotti grazie a un’osservazione molto prolungata, di 60 anni, evenienza rara per studi di questo tipo eseguiti nel nostro Paese. Il terzo motivo è che stabilisce una gerarchia di importanza delle abitudini di vita che valorizza molto il ruolo dell’attività fisica. Infatti, se fumare e avere un’alimentazione inadatta sono più spesso presentati come fattori di rischio di malattia e di decesso, meno di frequente si evidenzia che la sedentarietà, cioè l’insufficiente attività fisica, è almeno altrettanto dannosa per la salute. Il fatto che in questa ricerca eseguita in Italia si sia dimostrato che fare un’attività fisica vigorosa determina un guadagno, in termini di anni di vita in più, anche superiore al non aver mai fumato, fornisce una chiara indicazione circa l’importanza dell’esercizio fisico regolare.               

Tommaso Sacco

Fonte: Lifestyle as determinant of all-cause mortality and age at death. A middle-aged male population followed-up 60 years until the survivors were aged 100 years; Aging Clinical and Experimental Research 2021 Apr 9. 

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