Abitudini di vita e longevità: le più recenti evidenze

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Abitudini di vita e longevità: le più recenti evidenze

Sul sito del quotidiano Washington Post è stato pubblicato un articolo che ha ripreso una serie di recenti pubblicazioni scientifiche sulla longevità, considerando i fattori associati a una vita più lunga e l’eventuale limite che si potrebbe raggiungere.

Come spiega Matt Fuchs nel suo articolo, la durata della vita dipende da una combinazione di fattori “ambientali”, e soprattutto dalle abitudini di vita dell’individuo, e di fattori genetici. Per rallentare l’invecchiamento e prolungare la vita, si può lavorare su alimentazione e attività fisica o ricorrere alla terapia genetica. Quest’ultima, però, non dà ancora garanzie di sicurezza. Una realtà dalla quale si deve partire è che tutti gli individui della specie umana condividono il 99.9% dei geni e questo spiega perché anche quelli che raggiungono età più avanzate presentano solo piccole differenze genetiche, associate alla loro longevità, rispetto a chi vive meno.  Comunque, al momento, il limite della longevità sembrano essere i 110 anni di età. L’unica eccezione registrata finora è quella di una signora francese vissuta fino a 122 anni e 164 giorni. In molte specie animali si supera ampiamente questo limite e un esempio sono le tartarughe giganti, che arrivano a 170 anni. I ricercatori che lavorano in questo campo ritengono che, entro la fine di questo secolo, si stabiliranno nuovi record di longevità nella specie umana. Gli statistici hanno calcolato che c’è un “appiattimento” del rischio di decesso dopo una certa età. Infatti, il rischio aumenta progressivamente con il passare degli anni, ma dopo i 105 anni l’aumento si ferma. L’importante è arrivarci e, a fare ben sperare, è un’altra evidenza di tipo epidemiologico: dalla metà dell’ ‘800 a oggi l’aspettativa massima di vita per la specie umana è aumentata costantemente di tre mesi per ogni anno. Secondo Susan Alberts, dell’Università Duke, per un prolungamento generale della longevità sarebbe importante ridurre i decessi nelle prime fasi della vita, dall’infanzia alla mezza età. Questo aumenterebbe il numero degli individui che arrivano alla terza età e accrescerebbe la probabilità che quelli che vi arrivano e hanno la predisposizione alla longevità vivano particolarmente a lungo.

Nell’articolo si riportano anche i riscontri più recenti riguardo alle abitudini di vita che possono favorire la longevità. La nutrizione può giocare certamente un ruolo nel ridurre la probabilità di decesso. I nostri lontani antenati mangiavano carne rossa per avere più energia e potenziare prestazione fisica, ma questo cibo se lo procuravano cacciando. Se la caccia aveva successo mangiavano carne, ma quando falliva si cibavano di vegetali e ciò favoriva l’espressione di geni che promuovevano la longevità e la possono promuovere anche oggi. Secondo Valter Longo, un biochimico che dirige l’Istituto della longevità dell’Università della California del Sud, non è indispensabile probabilmente diventare vegetariani assoluti, ma per vivere più a lungo almeno il 50% delle proteine assunte dovrebbe derivare da alimenti di origine vegetale. Tale regime alimentare sembra incidere profondamente sulla longevità in quanto le evidenze della ricerca indicano che l’aumento dell’introito di questi alimenti ha un effetto diretto sui geni che la regolano. Secondo lo stesso ricercatore, sarebbe importante ridurre l’introduzione di carboidrati sotto forma di amidi perché chi eccede nella loro assunzione ha più probabilità di avere alterazioni delle funzioni cognitive. La sostituzione, almeno parziale, degli alimenti contenenti questi zuccheri con lenticchie o altri cibi vegetali, che hanno più fibre e minerali, offre rilevanti vantaggi. L’attività fisica ha anch’essa un effetto sulla longevità. Un articolo, pubblicato nell’agosto del 2022 dalla Clinica Mayo di Rochester nel Minnesota, ha riportato che persone che, a partire dagli anni 90, avevano fatto esercizio fisico per una durata compresa fra 2.6 e 4.5 ore per settimana, avevano un rischio di decesso ridotto del 40% rispetto a chi lo aveva praticato meno spesso. Anche a questo riguardo si trovano riscontri nella biologia cellulare. Infatti, l’allenamento cardiovascolare, se basato sull’attività fisica aerobica, prolunga la vita delle cellule, aumentando il numero dei mitocondri che delle cellule sono i “generatori di energia”. Anche le forme di allenamento che alternano l’attività aerobica con quella di resistenza, possono avere effetti positivi, fatta salva la capacità individuale di sostenerle, annullando alcune caratteristiche metaboliche che favoriscono l’invecchiamento. Che il mantenimento dell’equilibrio nello svolgere l’attività fisica sia l’ideale è confermato da un’altra evidenza raccolta dallo studio della Clinica Mayo: fare esercizio per più di 10 ore alla settimana riduce e non aumenta la longevità. D’altra parte, altre ricerche avevano dimostrato che spingere l’attività fisica oltre certi limiti danneggia la salute, ad esempio provocando un invecchiamento precoce del cuore. Sulla base di queste evidenze Sreekumaran Nair, endocrinologo della Clinica Mayo, ha suggerito di svolgere un esercizio che alterni l’attività aerobica con quella di resistenza per 35 minuti 2 giorni alla settimana, con 2 giorni non consecutivi nei quali l’attività di resistenza coinvolga i muscoli principali di gambe e braccia e camminando negli altri giorni per un numero di passi compreso tra 7000 e 10000. A questo ha aggiunto che, in linea ideale, durante il giorno ci si dovrebbe muovere per almeno 3 minuti per ogni ora trascorsa seduti.

Nell’articolo del Washington Post si segnala che alimentazione e attività fisica non sono gli unici fattori che favoriscono la longevità. Un altro decisivo è l’ottimismo. Uno studio, eseguito nel 2019 da una psicologa dell’Università di Boston, ha dimostrato che l’ottimismo è associato con una rilevante tendenza alla longevità, ma questo è un campo molto più complesso da esplorare. Un ultimo punto trattato nell’articolo è quello delle disparità sociali ed economiche che condizionano l’adesione alle abitudini di vita che favoriscono la longevità, in quanto i cibi sani e l’attività fisica ricreativa non sono alla portata dei ceti meno abbienti. L’interesse per questo articolo nasce dal fatto che esso fa il punto sull’argomento longevità, riferendosi ai risultati di importanti ricerche scientifiche. L’aspetto rilevante è che, circa le abitudini di vita che favoriscono la longevità, si chiarisce che quelle più efficaci sono ben bilanciate e mai estreme.                          

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