Probiotici e altri interventi sul microbiota

Probiotici e altri interventi sul microbiota

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Fondazione Serono

Più di 10.000 anni fa, la specie umana cambiò il modo di procurarsi il cibo, passando dalla caccia e dalla raccolta dei frutti spontanei all’allevamento degli animali e all’elaborazione delle materie prime in forma di alimenti. A quest’epoca si può far risalire l’inizio della produzione, in particolare nelle aree mediorientali e nei Balcani, di cibi a base di latte fermentato che contenevano microrganismi vivi, cioè quelli che avevano determinato la fermentazione, e i prodotti della loro attività metabolica. Verosimilmente lo stesso succedeva in Estremo Oriente con alimenti a base di soia fermentata. E questo si può considerare come il primo intervento “organizzato” dell’uomo sul proprio microbiota intestinale, anche se, ovviamente, non era percepito come tale, ma solo come un modo di nutrirsi. Fino agli anni ’50 del secolo scorso l’uso di alimenti a base di latte fermentato e a contenuto più o meno elevato di bacilli vivi è rimasto confinato ad alcune aree geografiche, Balcani, Medio Oriente, India ed Europa Orientale, e nel frattempo era andata maturando l’impressione che la loro assunzione non avesse solo il valore di un nutrimento, ma anche quello di conservare la salute e prevenire le malattie. Da qui è nato l’interesse dei ricercatori, colpiti in particolare dalle elevate percentuali di ultracentenari, vale a dire di individui che vivevano più di cent’anni, in popolazioni che avevano un elevato consumo di yogurt e altri cibi derivati dalla fermentazione del latte. Analisi più approfondite e critiche avrebbero poi rivelato che la longevità in quei popoli dipendeva da vari fattori e non soltanto dal consumo di yogurt, ma l’associazione fra prodotti della fermentazione del latte e salute ha guadagnato grande popolarità, si è diffusa in tutto il mondo e tuttora raccoglie molti seguaci. In particolare, la vitalità dei microrganismi è un aspetto determinante, in quanto da essa dipende la loro capacità di localizzarsi nell’intestino, riproducendosi e diffondendosi, cioè colonizzandolo.

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